mercoledì 13 agosto 2014

immersi in un mistero

Il destino dell’universo non è determinato da atomi e molecole: essi sono solo una piccola percentuale della sua composizione.
Negli ultimi decenni si è scoperto infatti che siamo immersi in un mistero:
esiste (ma non sappiamo che cos’è) una materia oscura, che tende a far restringere il cosmo per effetto della gravità.
E c’è anche un’altrettanto misteriosa energia oscura, che tende a farlo espandere sempre più rapidamente.
Materia ed energia oscura occupano insieme più del 90% dell'universo, ma non possono essere misurati direttamente: eppure la loro influenza è determinante per lo sviluppo del cosmo.
La "materia oscura" è il nome che gli scienziati danno alle particelle che esistono nell'universo ma che non possiamo vedere direttamente: un tempo veniva chiamata "massa mancante", poiché gli astronomi non riuscivano a trovarla in nessuna parte dello spettro elettromagnetico.
Questa materia sembra possedere una massa (e quindi generare attrazione gravitazionale), ma non sembra assorbire o emettere alcun tipo di radiazione elettromagnetica.
Poiché non possono inviarci segnali luminosi, grazie ai quali abbiamo appreso la maggior parte di quello che sappiamo sul cosmo, è molto difficile scoprire qualcosa sulla natura di queste misteriose particelle.
In realtà gli astronomi sospettano che la maggior parte della materia oscura non sia formata dall'ordinaria composizione di protoni e neutroni, ma da qualche forma di materia sconosciuta.
Anche il tentativo del razionalismo scientista di risolvere il mistero dell'essere pare dunque fallito.
La realtà è dunque ben più complessa di quanto tentano di farci credere i razionalisti e, per uno strano gioco del destino, sembra quasi che ad ogni scoperta riguardante l'universo si spalanchi un mistero più insondabile e meraviglioso.
Passano i secoli, le ideologie si alternano, ma sembra sempre più plausibile la dolorosa ammissione di Eliot: "Tutto il nostro sapere non fa che aumentare la nostra ignoranza".










venerdì 1 agosto 2014

miracoli necessari

Caro Solovine,
                   come sempre, mi ha fatto un gran piacere ricevere Sue notizie.
Per quanto riguarda le modifiche che mi ha proposto, sono pienamente d'accordo.Quanto a Carl Seelig, è persona dabbene. Ma, ahimé, prende un po' troppo sul serio il compito che si è assunto e in questo modo dà semplicemente fastidio a tutti.
Giudichi Lei ciò che è bene dirgli e passi pure sotto silenzio il resto (è sconveniente essere esibiti, dinanzi a un pubblico che si suppone neutrale, nella propria nudità). Prenda le Sue decisioni e me le comunichi. Non voglio infatti neanche direttamente immischiarmi in questa storia. Ad ogni modo in merito ad alcune richieste concrete gli ho già dato risposta.
E veniamo al punto interessante.
Lei trova strano che io consideri la comprensibilità della natura (per quanto siamo autorizzati a parlare di comprensibilità), come un miracolo o un eterno mistero.
Ebbene, ciò che ci dovremmo aspettare, a priori, è proprio un mondo caotico del tutto inaccessibile al pensiero.
Ci si potrebbe (di più, ci si dovrebbe) aspettare che il mondo sia governato da leggi soltanto nella misura in cui interveniamo con la nostra intelligenza ordinatrice: sarebbe un ordine simile a quello alfabetico, del dizionario, laddove il tipo d’ordine creato ad esempio dalla teoria della gravitazione di Newton ha tutt’altro carattere.
Anche se gli assiomi della teoria sono  imposti dall'uomo, il successo di una tale costruzione presuppone un alto grado  d’ordine del mondo oggettivo, e cioè un qualcosa che, a priori, non si è per nulla autorizzati ad attendersi.
È  questo il “miracolo” che vieppiù si rafforza con lo sviluppo delle nostre conoscenze.
È qui che si trova il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, felici solo perché hanno la coscienza di avere, con pieno successo, spogliato il mondo non solo da Dio, ma anche dei miracoli. 
Il fatto curioso è che noi dobbiamo accontentarci di riconoscere "il miracolo" senza che ci sia una via legittima per andare oltre.
Dico questo perché Lei non creda che io – fiaccato dall'età – sia ormai facile preda dei preti.
Noi qui, tutti bene: anche Margot che, grazie all'operazione, ha ripreso vigore. Ho trovato, nella derivazione della teoria del campo non simmetrico, un complemento importante che determina a priori le equazioni generali del campo nello stesso modo in cui il semplice principio di relatività determinava le equazioni della gravitazione.
Cari saluti a tutti voi,
Suo
A. Einstein
p.s. Non vado più in Europa, per non essere inutilmente al centro di pagliacciate. E poi, siamo talmente pressati da ogni parte, oggi, che non vi è proprio la necessità di rincorrere gli eventi.
Lettera di Einstein a Maurice Solovine (1952)

venerdì 25 luglio 2014

quanto costa la libertà?

Per costruire un’opera d’arte con materiale fragile ci vuole tempo, intelligenza e abilità.
Per mandarla in frantumi basta un secondo. E provare a rimettere assieme i cocci dopo che il danno è stato fatto è difficilissimo.
Le scienze sociali e la teoria economica più recente ci insegnano che i 'beni relazionali' sono ciò che contribuisce di più alla felicità e alla fioritura di vita delle persone. E, soprattutto, che il loro fallimento produce infelicità e danni economici rilevanti.

Proprio come nell’esempio dell’opera d’arte, i beni relazionali sono fragili e richiedono una particolare sapienza per poter essere edificati.
Le relazioni non sono come un gelato dove disponibilità economica e volontà individuale sono condizioni sufficienti per poterne godere.
Il terzo e il quarto ingrediente fondamentale di cui c’è bisogno per la creazione delle relazioni sono la volontà della persona con cui il bene relazionale si vuole costruire e l’investimento di tempo e fatica di entrambi.
Guardando la foto del mio matrimonio e le facce sorridenti di quel giorno ho pensato, qualche giorno fa, che nessuno avrebbe potuto dire allora se quell’avventura sarebbe stata un successo o un fallimento.

Nelle relazioni umane non esiste nessun destino e il loro fallimento non può mai essere colpa di terzi.
La storia di ogni relazione è una pagina bianca su cui scrivono i protagonisti.
Il risultato finale è incerto perché la buona volontà di soltanto uno dei due non basta, ma è necessario un investimento congiunto.
Io sono stato felice e fortunato sino ad oggi perché il mio 'investimento' è stato corrisposto, ma proprio per questo non posso vantarmi di nulla né mancare di delicatezza e comprensione per chi ha puntato su una relazione che, per limiti personali o del partner, non ha avuto lo stesso esito.
È arrivato il tempo di capire che la straordinaria 'conquista di civiltà' della nostra libertà di fare qualunque cosa ci passa per la testa rapidamente, senza costi e facendo finta che essa non abbia alcun effetto su terze persone, va riconciliata con la sapienza del costruire relazioni, sapienza che purtroppo abbiamo smarrito.

La schizofrenia di una sensibilità ecologica spiccata per ogni specie animale e vegetale che si accompagna a una crescente sciatteria nell’ecologia delle relazioni umane, è una delle caratteristiche più comiche e allo stesso tempo tragiche dei nostri tempi.
Più che una riduzione dei tempi e dei costi di transazione nel fallimento delle relazioni che rischia di alimentare una nuova bolla speculativa di infelicità sentimentale, vorrei vedere una cultura e una politica che investono e creano le condizioni per una rinnovata sapienza e civiltà delle relazioni.


Leonardo Becchetti: il tragico inganno del divorzio breve, su Avvenire del 15 luglio 2014

sabato 12 luglio 2014

circoli virtuosi

Spesso neanche immaginiamo tutte le innumerevoli conseguenze di un solo atto di buona volontà.


martedì 24 giugno 2014

La malattia dei tempi moderni

Non è forse vero che l'uomo propriamente ed originariamente desidera essere felice?
L'uomo, però, deve anche desiderare di essere degno della sua felicità.
L'uomo in fondo non vuole la felicità per se stessa, ma cerca un motivo per essere felice.
Infatti, appena si ha un motivo per essere felice, ecco che la felicità ne viene di conseguenza e con essa il piacere.
L'abbandono di un motivo per essere felice, perciò, impedisce il raggiungimento della felicità.
Ma come avviene tale abbandono?
Attraverso un orientamento forzato verso la felicità e il piacere.
La porta della felicità si apre solo verso l'esterno: chi tenta di forzarla in senso contrario finisce col chiuderla ancora di più.
L'uomo cioè è orientato costantemente alla ricerca e alla realizzazione di un significato, ma anche all'incontro con un altro essere umano: un "tu" da amare.
Quello che accade sempre più frequentemente nell'epoca moderna è il dirottamento di tale tensione primaria verso la ricerca diretta della felicità e del piacere.
Invece di rimanere ciò che deve essere, ossia un effetto (un senso realizzato e un essere umano incontrato), il piacere diviene l'oggetto di un'intenzione forzata: unico contenuto di attenzione.
Ma nella misura in cui ci si preoccupa solo del piacere, si perde di vista il motivo del piacere: in tal modo l'effetto "piacere" non può più sopraggiungere e si è sopraffatti dalla noia, vera malattia dei tempi moderni.
La mancanza di significato della propria esistenza diventa così la prima causa di malessere dell'uomo contemporaneo.
Ai nostri giorni l'uomo non soffre tanto di essere meno capace di un altro, ma piuttosto del fatto che la propria esistenza non ha alcun senso: non riesce a trovare nulla che possa permettergli di riempire il suo vuoto esistenziale.
Nel sottofondo della stessa frustrazione sessuale vi è di fatto un bisogno di significato:
solo in un vuoto esistenziale può lussureggiare la libido sessuale.
Questa noia allora può essere davvero mortale per l'uomo moderno, che si trova improvvisamente senza più un compito da svolgere.
Viviamo in un epoca in cui non si sa più che fare del tempo libero, diventato soltanto un tempo libero da qualcosa e non più un tempo libero per qualcosa.
Ma l'unico modo per sopportare la vita è di avere sempre un compito da svolgere.
E' urgente, perciò, ritrovare il senso perduto e per riuscire in questa impresa occorre non solamente mettere in moto la volontà di significato, ma anche, se essa è stata sepolta, risvegliarla.

Viktor Frankl, La sofferenza di una vita senza senso

giovedì 12 giugno 2014

dialogo minimo con un amico


Ho sempre apprezzato la tua lucidità di pensiero e la genialità della tua filosofia, Søren, tuttavia non si è mai allontanata dalla mia testa l’idea che tu fossi un po’ pazzo!!!

Se un uomo fosse tanto furbo da poter nascondere di essere pazzo potrebbe far impazzire tutto il mondo”.

Hai ragione amico mio, la tua pazzia è stata una di quelle pazzie contagiose, che conducono a rinunciare a tutto pur di conquistare l’unica cosa importante: aiutare l’essere umano a ritornare a casa;

ogni uomo è una sintesi di corpo e anima, destinata a esser spirito, cioè ad abitare nella casa; ma l'uomo preferisce stare in cantina, cioè nella determinazione della sensualità. E non solo preferisce stare in cantina, ma l'ama a tal punto da arrabbiarsi se qualcuno gli propone di occupare il piano di sopra che è vuoto e a sua disposizione perché la casa in cui abita è sua”.

E’ vero, non posso ignorare il fatto che l’umanità diventa sempre più come una nave senza condottiero;

la nave è ormai in preda al cuoco di bordo e ciò che trasmette al microfono del comandante non è più la rotta, ma ciò che mangeremo domani”.

Immagine molto arguta, davvero!!! L’unica consolazione sembra essere stata la tua amata Regine:

io ho desiderato, fino alla disperazione, di poter essere tutto per lei, fino al giorno in cui ho appreso, nel dolore, che è infinitamente più nobile non essere, per lei, assolutamente niente”.

Anche in quest’impresa, però, sei stato geniale, bisogna riconoscerlo:

penetrare con lo spirito nell'essere di una fanciulla è un'arte, ma saperne uscire è un capolavoro”.


    Dialogo minimo con Søren Kierkegaard 
             (Verona, 12 giugno 2014)

giovedì 5 giugno 2014

per l'emancipazione della poesia

Avete mai sentito parlare del movimento per l'emancipazione della poesia?    No?
Neanch'io!
L'ho scoperto ieri attraversando la zona universitaria di Padova: ho notato dei fogli attacati ai muri che racavano versi, per lo più brevi, di poesie spontanee e anonime. 
Sono tante le poesie disseminate per la città e chiunque può leggerle, copiarle, farne ciò che vuole.
Non sono scritte sui muri: sono stampate su fogli A4, e su quella carta ci si possono scrivere altre parole o commentare i versi appena letti.
Poesie in movimento, per non dimenticare sentimenti ed emozioni, per dare un valore nuovo al vissuto di ognuno, per riconoscersi, per infuriarsi, per innamorarsi ancora… delle parole.
Il Movimento per l’Emancipazione della Poesia, nasce a Firenze nel 2010, sul link http://www.movimentoemancipazionepoesia.tk troviamo la motivazione che ha spinto questi ragazzi a crearlo: “Il MeP si propone di restituire alla poesia il ruolo egemone che le compete sulle altre arti e al contempo di non lasciarla esclusivo appannaggio di una ristretta élite, ma di riportarla alle persone, per le strade e nelle piazze”.
Poesia per chiunque e dove non te l'aspetti.
Gli autori sono anonimi affinché siano le poesie ad essere messe in primo piano e non i singoli poeti.
Gli artisti del MeP ribadiscono che il loro: “E’ un movimento artistico che persegue lo scopo di infondere nuovamente nelle persone interesse e rispetto per la poesia intesa nelle sue differenti forme”.
Indipendentemente dal valore intrinseco dei versi, credo si tratti di una iniziativa da promuovere, non vi pare???