martedì 10 dicembre 2013

chi siamo veramente

Da tempo, voi lo sapete, mi stavo chiedendo chi sono veramente, dal momento che quello che sono stato lo so già; quello che sarò posso soltanto immaginarlo e continuare a costruirlo, ma quello che sono era per me ancora un mistero.
Come tutti voi, infatti, anch'io sono stato qualcuno in qualcosa e sono stato qualcosa per qualcuno, ma questo non mi bastava: il mio cuore era ancora insoddisfatto.
Si smette presto, infatti, di essere qualcuno in qualcosa: si impiega più o meno tempo ma alla fine si diventa vecchi per tutto.
Si smette anche di essere qualcosa per qualcuno: la nostra capacità di amare è limitata ed il nostro cuore fa molta fatica ad essere fedele.
Preso dallo sconforto, ho cominciato a cercare dentro e fuori di me la risposta agli aneliti più profondi del mio cuore e, quando ormai già temevo di aver perso ogni speranza, ecco che ho letto qualcosa che mi ha sconvolto: "Ogni creatura spirituale è voluta come termine immediato dell'amore creatore; è stata voluta e amata da Dio per sé stessa. Per questo l'individuo di natura razionale riceve un nome specifico, quello di persona, che ne esprime la dignità.
La creatura spirituale è partecipe dell'essere divino in modo più elevato delle altre: ha come tutte l'essere da Dio, ma lo ha perennemente, e non solo in funzione del resto del creato, bensì per sé stessa".
Ogni uomo è solo ma nessun uomo è inutile.
Nessuno viene all'esistenza per caso; questa verità illumina un'esperienza fondamentale per ogni uomo: la coscienza della propria dignità, il suo essere per tutta l'eternità come qualcuno davanti a Dio e per sempre e la necessità di essere amato per sé stesso, altrimenti si considera sventurato.
Essere per tutta l'eternità qualcuno davanti a Dio e per sempre: ma vi rendete conto di cosa significhi questo???
Adesso che ci penso mi accorgo che, sin da piccolo, ho sempre provato questa sensazione; sono sempre stato consapevole del fatto che "lassù qualcuno mi ama". Ho sempre percepito che Egli mi ama con amore esclusivo: come se esistessi soltanto io sulla terra; come sia possibile questo è un mistero ma io lo sento. Adesso so finalmente chi sono
Ho scoperto di essere ancora qualcuno
Qualcuno davanti a Lui e per sempre
Essere unico ed irripetibile ai Suoi occhi
Unico ed irripetibile per sempre
Il mio essere unico ed irripetibile è eterno
E questo sì che appaga il mio cuore
Adesso so finalmente chi sono
Non uno qualsiasi ma qualcuno e per sempre, per sempre, per sempre
Solo una grande certezza come questa mi consente di alzarmi dal letto la mattina.

sabato 30 novembre 2013

La salvezza del mondo

Se il mondo sapesse chiamare “Maria” sarebbe salvo.
A chi ancora crede, nel mondo, Io dico: La salvezza del mondo è in Maria.
Unico ponte che ricongiunge il cielo alla terra.
Maria è come la luna rispetto al sole.
Ne è illuminata e riflette su voi la luce che l’ha illuminata, ma addolcendola di quei mistici vapori che la rendono sopportabile alla limitata vostra natura.
Il demonio ha ancora più ribrezzo del nome di Maria che del mio Nome e della mia Croce;
l’eco soltanto del nome di Maria lo mette in fuga.
Se il mondo sapesse chiamare Maria, sarebbe salvo.
Quel nome è scudo e difesa contro tutte le insidie, quel nome è musica di Cielo, quel nome fa trasalire di gioia la Trinità.
Nessun mortale, per santo che sia, può comprendere cosa sia per tutto il Cielo Maria.
E’ la radice e l’Albero dei Viventi: il Padre l’ha creata, l’Amore l’ha fecondata, e dal suo midollo è venuta la linfa di Grazia che v'ha dato il Frutto che è la Grazia stessa.
Vero Albero di Vita, Ella tende i suoi rami, carichi del Frutto del suo Seno, perché voi ne mangiate.
Ella Genitrice universale, versa il suo latte di grazia sui suoi poveri figli peccatori, deboli, malati, paurosi, stanchi.
Giardino colmo di fiori e api d’oro!
Orto chiuso e fonte soave!
Se il Pane vero è Gesù, è ancor Maria Colei che ha della Parola fatto un Uomo per darlo agli uomini a redenzione e nutrimento.

Sapienza, Vita, Forza è questo Pane, ma è ancor Purezza, Grazia, Umiltà.
Perché se questo Pane è Gesù, questo pane è ancor Maria che ha fatto Gesù col fiore del suo corpo e col miele del suo Cuore. 
Pane che ricorda la Passione divina, Pane che ricorda il vero Corpo e il vero Sangue di Gesù Cristo.
S'è fatta fior di farina per vostro amore, per amor degli uomini, s'è immolata, s'è ridotta in polvere fra le mole dell’ubbidienza e del dolore, e l’amore l’ha consegnata alla macina in cui la Corredentrice è divenuta, da spiga, fior di frumento.
Vergine bella, umile, casta, paziente, amorosa, per volere di Dio Immacolata, per volere suo fedele alla Grazia, Dio decretò:  “Tu non morrai, non può morire Colei che ha dato alla terra la Vita”, ma anzi per aver dato il Frutto del tuo seno, per averlo dato onde fosse colto, preso, mangiato e spremuto, Pane, Vino, Sangue, Redentore, si apriranno i tuoi occhi e sarai come Dio avendo la conoscenza del Bene e del Male, per amare e insegnare ad amare, mirabile Maestra, il primo, e per combattere con le tue armi il secondo.
Se non fosse per le cure di Maria, per le preghiere di Maria, la razza umana non sarebbe più.
L’avrei cancellata perché veramente il vostro vivere ha toccato il profondo del Male e la Giustizia è ferita, e la Pazienza è colmata, e la punizione è pronta; ma c’è Maria che vi ripara con il suo manto, e se io posso, con un volger di sguardo, far prostrare il Paradiso e tremare gli astri, non posso nulla contro mia Madre.
Sono il suo Dio, ma sono sempre il suo Bambino.

Su quel Cuore mi sono riposato nel primo sonno d’infante e nell’ultimo della morte, e di quel Cuore so tutti i segreti.
So, dunque, che punirvi sarebbe dare un trafiggente dolore alla Madre del genere umano, alla Madre vera, che sempre spera potervi condurre al Figlio suo.
Sono il suo Dio ma Ella è mia Madre ed Io perfetto in tutto, vi sono Maestro anche in questo: nell’amore per la Madre.
A chi ancora crede, nel mondo, Io dico: “La salvezza del mondo è in Maria”.

Maria Valtorta, Diari

sabato 23 novembre 2013

Segni dei tempi

"Gli uomini sono segnati dal peccato originale.
La vita è il tempo che abbiamo (solo quello!) per la nostra conversione, e per gli sposati il luogo della conversione è esattamente il loro rapporto.
Uomini e donne sono diversi, come è osservabile a occhio nudo.
Noi donne abbiamo un enorme potere: quello di indirizzare l’uomo, verso il bene, come Maria, o verso il male, come Eva.
“Dio affida l’umanità alla donna”, scrive Giovanni Paolo II nella Mulieris dignitatem. Questo talento educativo, che Dio ci ha dato per prenderci cura dell’essere umano, a volte tendiamo a usarlo per controllare, manipolare, formattare l’uomo.
Lui da parte sua tende a essere egoista o sfuggente, a tenersi sempre qualcosa per sé senza dare tutto, e per imporsi a volte usa la prepotenza, in certi casi estremi la violenza.
Se la donna lavora su di sé, la sua dolcezza e l’umiltà riescono a non mettere in moto il mister Hyde che spesso dorme nei maschi, e che è etologico, perfino zoologico.
La bontà della donna, in alcuni casi, tira fuori il meglio dell’uomo.
Se la cosa riesce è un salto di civiltà".

Ricordate Costanza Miriano ed il suo libro "Sposati e sii sottomessa"?
Ne avevamo parlato anche in questo blog, sottolineando il tentativo da parte dell'autrice di promuovere un nuovo femminismo.
Ebbene, con il titolo "Casate y sé sumisa" il libro è uscito recentemente anche in Spagna e quella parola contenuta nel titolo ha fatto andare su tutte le furie le donne spagnole, tanto che addirittura tre partiti politici, PP, PSOE e IU, cioè Izquierda Unida, ne hanno chiesto il ritiro dal mercato, e contro il libro sta dilagando una petizione che avrebbe superato rapidamente le sessantamila firme; come se non bastasse, il consiglio comunale di Granada avrebbe chiesto alla Procura di intervenire per vietarne la vendita, imputando all'autrice il reato di istigazione alla violenza sulle donne. Istigazione che ovviamente nel libro non è neppure vagamente adombrata.
Il capo di imputazione, l’unico, sarebbe l’uso della parola sottomessa, peraltro copiata da san Paolo.
L'autrice ha replicato sul suo blog, con vari post, e l'ultimo, di cui ho riportato uno stralcio all'inizio, lo trovate qua;
Il titolo è emblematico: "lassù qualcuno ci ama".

sabato 16 novembre 2013

venerdì 8 novembre 2013

Torneremo nelle catacombe

Un po' di tempo fa, in questo post, mettevo in guardia contro il rischio di perdere di vista il necessario legame che deve sempre intercorrere tra libertà e verità, con particolare riferimento all'orientamento sessuale degli esseri umani.
Mi sembrava essenziale chiarire un concetto fondamentale in questo campo:
o la natura umana (e la conseguente dignità) ha un preciso contenuto oggettivo, o tutto diventa lecito, senza nessun punto di riferimento che ci possa più indicare cosa è bene e cosa è male.


Quello che sta accadendo in questi mesi sembra purtroppo confermare le mie più fosche preoccupazioni. Ne cito solo qualcuna. Nel nuovo continente l'Associazione degli psichiatri americani ha declassificato la pedofilia come forma di "orientamento" sessuale e non come malattia o devianza. Che a notificarlo sia l'Associazione degli psichiatri americani conferisce un timbro di ufficialità scientifica e culturale difficilmente opinabile. Con risvolti pratici che vanno al di là del lettino di un camice bianco.

Non una sola voce contraria, ma un coro unanime. Certezza assoluta.

Se per caso vi fosse uno psichiatra negazionista su tale materia, potrebbe essere radiato dalla professione per ignoranza e comportamento anti-scientifico.

In Europa avviene anche di peggio.

Recentemente è balzata agli onori della cronaca la bozza di risoluzione dell’europarlamentare Edite Estrela dal titolo “Salute e diritti sessuali e riproduttivi”; ebbene, questa bozza (trasmessa dal Parlamento europeo alla Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere) recepisce il documento “Standards for Sexuality Education in Europe” elaborato nel 2010 da 19 esperti – 16 donne e 3 uomini – e poi firmato dal Centro Federale per l’Educazione alla Salute, un organismo del governo tedesco, e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sezione europea (Oms).

Si tratta di alcune linee guida utili ai “politici, alle autorità educative e sanitarie e agli specialisti” del settore per impartire, come Europa comanda, l’educazione sessuale ai minori di 53 paesi dell’area europea e zone limitrofe.

Cosa dice questo documento?

Afferma che per i bimbi dagli 0 ai 4 anni sono tra l’altro previste informazioni sulla “masturbazione infantile precoce” e gli educatori devono anche metterli in grado di esprimere i propri bisogni e desideri, ad esempio nel “gioco del dottore”»;

dai quattro ai sei anni si deve anche scoprire «l’amore verso persone dello stesso sesso»; a quelli tra sei e nove anni dovranno essere fornite informazioni sui «cambiamenti del corpo, mestruazioni ed eiaculazione», facendo conoscere loro «i diversi metodi contraccettivi»; a quelli tra nove e dodici anni dovranno essere comunicati i «rischi e le  conseguenze delle esperienze sessuali non protette»; agli adolescenti tra i dodici ed i quindici anni dovranno, invece, essere rivelati concetti quali «pianificazione familiare», «impatto della maternità in giovane età», «presa di decisioni», «gravidanze anche in relazioni omosessuali», «prostituzione e pornografia», e soprattutto si dovrà avvertirli di stare in guardia «dall’influenza della religione sulle decisioni riguardanti la sessualità».

E in Italia cosa succede?

Succede, per esempio, che colpito dagli strali dell’ideologia gender, l’Istituto Faà di Bruno, scuola cattolica di Torino, ha dovuto piegarsi all’intimazione delle associazioni gay ed a quelle di tre consiglieri comunali, che hanno minacciato di interrompere la convenzione stipulata con il Comune se non fosse stata annullata la conferenza “sulla bellezza della famiglia tradizionale”, subendo un atto di vera e propria censura preventiva da parte delle lobby gay; ed a sostenere tale opinione non è un esponente del mondo cattolico, più o meno tradizionalista, che timidamente ha difeso la legittimità dell’istituzione scolastica di assicurare la libertà d’espressione, ma Silvio Viale, presidente dei Radicali italiani: “Al posto della Faà di Bruno non avrei ceduto ed ha ragione l’Arcidiocesi a parlare di censura”, scrive.


  Siete pronti a ritornare nelle catacombe???

domenica 3 novembre 2013

Non è più tempo

Certi giorni sappiamo essere felici inconsciamente, quasi ingenuamente verrebbe da dire; ma noi non siamo di quelli che si aspettano il successo dagli avvenimenti, come una ricetta, e non si tratta di grande sacrificio, perché sappiamo bene che il successo non basta a rendere felici.
Bisognerà, un giorno o l'altro, desiderare la conversione che dobbiamo vivere più fortemente di ogni altro; o la decisione di distaccarci, di liberarci dal peso di noi stessi, da questa esigenza sempre frustrata che cerca ovunque un appiglio vano, e desiderare di essere felici di ogni invenzione della vita per quanto riguarda la nostra esistenza, fino alle pesanti fecondità della sofferenza.
La vita soprannaturale fiorirà  se l'accetteremo per se stessa: la disperazione è il peccato più grave perché è il rifiuto di trarre profitto dalle apparenti infecondità dell'insuccesso.
Scopriremo poco a poco le sfere più riposte dell'amore.
Non si tratta soltanto della giovinezza ritrovata in una nuova infanzia, quell'atmosfera così distante dagli adulti e dalle loro cattive abitudini.
C'è la ferita della solitudine.
E' necessario che ci siano dei giorni in cui gioiremo e sorrideremo con tutta la freschezza intatta della nostra giovinezza.
E poi, ce ne saranno altri di più mesti, nei quali ci sentiremo molto avanti nella vita.
E allora non sarà più tempo di giocare ai ragazzi.
L'amore umano insegna molte cose riguardo alle vie dell'amore divino.
 
Emmanuel Mounier, lettere del 1931/34

lunedì 28 ottobre 2013

il senso del pudore

Qualche settimana fa ha debuttato il colossal teatrale e musicale «Romeo & Giulietta: Ama e cambia il mondo», prodotto da David Zard (il massimo produttore musicale italiano) con esordio all’Arena di Verona e poi in giro per i maggiori teatri.
L'evento ha avuto grande rilievo pubblicitario nei maggiori media nazionali: giornali, telegiornali e radio.
Maria Luce Gamboni è la bella cantante diciottenne che aveva avuto la fortuna di essere scelta per la parte di Giulietta
Avrebbe avuto una carriera assicurata, una visibilità a tutto campo, soldi, forse Sanremo e chissà cos’altro, ma, a pochi giorni dal debutto, la ragazza ha salutato tutti e se ne è tornata a casa, a Pesaro, dove frequenta l’ultimo anno di liceo e il conservatorio.
Come mai il gran rifiuto all’ultimo momento?
Intervistata sul «Resto del Carlino» del 23 ottobre, ha spiegato che cantare è una cosa, fare lo strip un’altra.
Infatti, nella scena d’amore con Romeo avrebbe dovuto indossare solo una camicia da notte trasparente. Così trasparente che si sarebbe dovuto vedere bene che sotto non portava niente.
La protagonista mancata ha chiesto alla regia di potere almeno mettersi le mutande e il reggiseno. Ma la risposta è stata perentoria: o nuda o chiamiamo qualcun altro.
E lei ha detto: chiamate qualcun altro, «perché al denaro e al mio sogno ho preferito il mio pudore».
Maria Luce fa volontariato all’ospedale pesarese e frequenta da sempre la parrocchia. Ha detto chiaro e tondo che «accettare quel costume di scena voleva dire negare i princìpi in cui credo, fortemente radicati nella mia coscienza di cattolica e di donna. In generale poi non condivido la consuetudine ormai diffusa ovunque e comunque della donna assimilata ad un corpo nudo».
In effetti, a ben pensarci, se uno deve cantare, perché deve farlo chiappe al vento? Per esigenze di spettacolo? Ma non era un musical? O per esigenze del regista? Del pubblico non crediamo, dal momento che il pubblico può trovare di più e di meglio su internet. E poi, quelli delle ultime file, devono armarsi di binocolo infrarosso a scansione elettronica?
Ed ecco la grande lezione che la diciottenne Maria Luce dà alle sue coetanee: «Ritengo importante aver verificato che non scendere a compromessi è possibile e dà una grande soddisfazione. Non bisogna avere paura di far prevalere le proprie idee, di ragionare sempre con la propria testa e mai farsi trascinare. Insomma di saper rinunciare a delle opportunità, se si capisce che una esperienza non è adatta, giusta per se stessi».

fonte: la nuova bussola quotidiana