domenica 25 ottobre 2026

le parole nuove dell'amore

Nel IX canto del Paradiso, al verso 81, Dante Alighieri scrive: “S’io m’intuassi, come tu t’inmii”.

Solo l’immaginazione può arrivare a comprendere due parole che Dante ha inventato.

Intuarsi e inmiarsi non esistevano, almeno non nella forma in cui il poeta le ha consegnate alla storia della nostra lingua.

Dante prende due pronomi, «tu» e «mi», e li trasforma in verbi.

Come a dire che entrare davvero nell’altro, comprenderne i pensieri, condividere qualcosa della sua interiorità, è un verbo, un’azione, un movimento verso qualcuno e qualcosa, così come un’esperienza talmente grande da non trovare spazio nelle parole già esistenti.

E allora bisogna crearne di nuove. Ieri come oggi. Per non banalizzare l’amore, per non smettere di parlare d’amore, per far nascere l’amore.

Anche quando tutto, intorno, sembra imporre il contrario.

Guglielmo Gallone su l'Osservatore Romano

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