martedì 12 maggio 2026

La lezione di Davide

"Mi chiamo Davide Simone Cavallo, ho 22 anni e sono il ragazzo che è stato rapinato, aggredito e accoltellato la notta del 12 ottobre a Milano. Ci ho messo un po’ a decidere di aprirmi ma, avvicinandosi la causa legale (20 maggio), sento sia arrivato il momento".

Inizia così la bellissima lettera scritta da questo ragazzo ridotto in fin di vita per una banconota da 50 euro da un gruppo di cinque teppisti giovanissimi, di cui tre minorenni. 

Ragazzo sano e sportivo, quella notte ha riportato lesioni permanenti e ha perso l'uso delle gambe; ora sta affrontando un lungo e doloroso processo di riabilitazione. Insieme con gli atti del processo ha depositato questa lettera, in cui descrive ciò che ha provato quella notte, al risveglio in ospedale e nei mesi successivi, ed esprime parole straordinarie di compassione e perdono per i suoi aggressori.

"Quando ho saputo della loro età, a parte l’incredulità, mi si è fatto pesante il cuore: mi dispiace per ogni giorno che passano in galera, mi dispiace davvero. Sono troppo giovani per non vivere il mondo.

Tuttavia, provo a capire. Conosco la rabbia di un’età, la frustrazione del vivere in un mondo troppo grande per noi, quel dolore immotivato frutto del non capire e non capirsi, e inevitabilmente, non essere capiti.

Non odio. Dovrei farlo, credo, sarebbe logico, ma non mi riesce. L’odio non è logico, e manco io. A volte penso che il mio cuore ha già perdonato un po’ quello che mi è stato fatto, perché so come si sentono i responsabili, o almeno mi piace pensarlo, quanto probabilmente ne soffrano, quanto è facile fare cazzate immense quando ci si perde. Se sei veramente in grado di metterti nei panni di chi dovresti odiare, forse, sei in grado anche di perdonare. E qualche parte dentro di me, che non voleva finisse così, lo ha fatto. Ho compassione per loro e li abbraccio.

D’altronde, la cosa che meno sopporto è la stessa per cui più devo ringraziare: sono stato costretto ad essere grato delle cose più piccole. Un passo, un movimento che fino a ieri era normale finalmente riacquisito dopo mesi di lavoro, una notte senza svegliarmi, un po’ di sole. Fa un po’ strano a volte, sentirmi particolarmente allegro per una doccia, ma non è male. Il cuore perdona, il corpo invece, ancora, aspetta. Sta fermo e non capisco se ha paura o soffre. Non so quando e se riuscirò a perdonare fisicamente, a lasciare andare il ricordo di quella sensazione. Spero di sì un giorno". 

Vi consiglio di leggerla integralmente, la trovate qui, perchè ne vale veramente la pena.