giovedì 21 maggio 2026

La lezione di Davide 2

Ieri si è tenuta l'udienza del processo contro gli aggressori di Davide Cavallo.

Il protagonista principale dell'agguato e dell'accoltellamento ha preso 20 anni di carcere.

Davide ha giudicato la condanna eccessiva per un ragazzo così giovane ed ha abbracciato, si avete letto bene, ha abbracciato i suoi assalitori che gli hanno chiesto scusa per il male arrecatogli.

Sembra una storia d'altri tempi ma è accaduta oggi e ci interpella fortemente.

Cos'è che spinge un ragazzo di 22 anni, vittima di un'aggressione assurda e senza senso che gli ha lasciato lesioni permanenti alla spina dorsale, a perdonare prima e ad abbracciare poi in udienza i suoi assalitori?

C'è un unica risposta: la grazia.

Quello che sembra un concetto astruso ai più è l'unico fattore che ci fa compiere atti che superano i limiti delle capacità umane.

La grazia ci consente di superare i nostri limiti fino al punto di compiere atti soprannaturali.

La grazia però non è unilaterale né gratuita: ha bisogno della corrispondenza umana per agire; richiede quella cosa così semplice ma decisiva nella vita di una persona che si chiama buona volontà.

"Pace in terra agli uomini di buona volontà", ha detto qualcuno.

Davide era già una persona buona: il dolore non l'ha cambiato, non ha instillato nel suo carattere il rancore e la rabbia verso i suoi aggressori anzi, gli ha consentito di entrare in compassione con loro, riuscendo a mettersi nei loro panni, nonostante tutto.

Perciò davanti all'abbraccio avvenuto ieri in udienza dovremo tutti inginocchiarci perché ci ha dimostrato ancora una volta come il dolore e la rabbia possano essere trasformati in occasione di salvezza, con un poco di buona volontà e tanta grazia di Dio.



martedì 12 maggio 2026

La lezione di Davide

"Mi chiamo Davide Simone Cavallo, ho 22 anni e sono il ragazzo che è stato rapinato, aggredito e accoltellato la notta del 12 ottobre a Milano. Ci ho messo un po’ a decidere di aprirmi ma, avvicinandosi la causa legale (20 maggio), sento sia arrivato il momento".

Inizia così la bellissima lettera scritta da questo ragazzo ridotto in fin di vita per una banconota da 50 euro da un gruppo di cinque teppisti giovanissimi, di cui tre minorenni. 

Ragazzo sano e sportivo, quella notte ha riportato lesioni permanenti e ha perso l'uso delle gambe; ora sta affrontando un lungo e doloroso processo di riabilitazione. Insieme con gli atti del processo ha depositato questa lettera, in cui descrive ciò che ha provato quella notte, al risveglio in ospedale e nei mesi successivi, ed esprime parole straordinarie di compassione e perdono per i suoi aggressori.

"Quando ho saputo della loro età, a parte l’incredulità, mi si è fatto pesante il cuore: mi dispiace per ogni giorno che passano in galera, mi dispiace davvero. Sono troppo giovani per non vivere il mondo.

Tuttavia, provo a capire. Conosco la rabbia di un’età, la frustrazione del vivere in un mondo troppo grande per noi, quel dolore immotivato frutto del non capire e non capirsi, e inevitabilmente, non essere capiti.

Non odio. Dovrei farlo, credo, sarebbe logico, ma non mi riesce. L’odio non è logico, e manco io. A volte penso che il mio cuore ha già perdonato un po’ quello che mi è stato fatto, perché so come si sentono i responsabili, o almeno mi piace pensarlo, quanto probabilmente ne soffrano, quanto è facile fare cazzate immense quando ci si perde. Se sei veramente in grado di metterti nei panni di chi dovresti odiare, forse, sei in grado anche di perdonare. E qualche parte dentro di me, che non voleva finisse così, lo ha fatto. Ho compassione per loro e li abbraccio.

D’altronde, la cosa che meno sopporto è la stessa per cui più devo ringraziare: sono stato costretto ad essere grato delle cose più piccole. Un passo, un movimento che fino a ieri era normale finalmente riacquisito dopo mesi di lavoro, una notte senza svegliarmi, un po’ di sole. Fa un po’ strano a volte, sentirmi particolarmente allegro per una doccia, ma non è male. Il cuore perdona, il corpo invece, ancora, aspetta. Sta fermo e non capisco se ha paura o soffre. Non so quando e se riuscirò a perdonare fisicamente, a lasciare andare il ricordo di quella sensazione. Spero di sì un giorno". 

Vi consiglio di leggerla integralmente, la trovate qui, perchè ne vale veramente la pena.