Due sono le necessità dell'uomo:
l'amore e il dolore.
L'amore che impedisce di commettere il male.
Il dolore che ripara il male commesso.
Questa è la scienza da apprendere:
saper amare e saper soffrire.
venerdì 14 febbraio 2020
venerdì 31 gennaio 2020
scintille
Qual'è il momento esatto in cui si accende la scintilla capace di illuminare il cuore?
Credo che ciò avvenga quando incontriamo qualcuno che ci svela la nostra vera identità.
E' tipico dell'innamoramento rivelare alla persona amata, anche solo con uno sguardo, quel nucleo intimo ed assolutamente originale che ogni anima possiede, sconosciuto anche a sé stessa.
Gli occhi innamorati sono capaci di svelare tutto quanto c'è di speciale nell'essere amato.
Per questo il soggetto del nostro amore diventa un essere unico ed insostituibile: "per me esisti solo tu al mondo" è la frase più appropriata per descrivere un tale sentimento.
Se questo è vero per l'amore umano, è ancor più vero per l'amore divino.
In definitiva, chi meglio dell'Amante eterno è capace di farci scoprire chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo.
L'esperienza dell'amore di Dio è capace di svelare il valore infinito di ogni anima.
Solo l'Amore incarnato può rivelare l'uomo all'uomo ed indicargli la strada.
Sentirsi amati da Dio diventa allora l'esperienza più sorprendente e misteriosa che l'anima possa provare: ci si sente improvvisamente collocati al centro dell'universo e tutta la creazione sembra chinarsi dolcemente su di essa e sussurrare: "sei la cosa più preziosa che esiste al mondo".
venerdì 13 dicembre 2019
giovedì 14 novembre 2019
vietato morire
Se tornassi alla fonte
al luogo della partenza
ai piedi della montagna
al porto dell'imbarco
al capo del filo
alla prima luce del mattino
al primo rintocco
all'inizio del sentiero
in fondo alla scala
al grido prima dell'eco
alla corda tesa dell'arco
alla prima nota del canto
al primo battito del cuore
allo sparo di partenza
al di là del ponte
all'inizio del solco
alla valigia da fare
alla vigilia della festa
non porterei nulla con me
solo questa piccola luce
che sta nascendo proprio adesso
Andrea Chimenti
venerdì 1 novembre 2019
cardiopoiesis
Mi si è spezzato il cuore.
Lo stavo sfilando dal petto
– come ogni giorno –
per appoggiarlo sul cristallo
tra inutili ninnoli
– che non so buttare –
e fiocchi di polvere
regalo dei giorni.
È caduto di testa
– ha davvero una testa il cuore? –
con un tonfo crudele e
si è aperta una crepa sottile.
– guscio d’uovo cascato dal nido –
Ne goccia fuori un rivolo
– non albume nè sangue –
di parole trasparenti
tutte le ho perdute, tutte.
– sono state mai davvero mie? –
Ho sparso segatura a manciate
– quanto aiuta il giusto emostatico –
ed ora la pira collosa
– parole coagulate in fretta –
inzacchera il pavimento.
Ogni sinonimo è fuso al suo contrario
– non è possibile rimediare –
soltanto una parola si è salvata
– la mia preferita –
impigliata all’orlo della ferita.
Vischiosa, lucente e orfana
– goccia di miele su fico maturo –
è restata appesa un istante
– un battito, una sistole –
prima di tuffarsi sul cumulo
delle sorelle perdute.
L’ho guardata liquefarsi
in una chiazza opaca
– sacrificio senza rimpianti –
di lei non riverbera che il ritmo del silenzio.
– e ora? –
I cocci del cuore sono nell’umido
– sembrano bucce di mela –
il pavimento non conserva
memorie appiccicate
– tracce invisibili al luminol –
il buco in petto è colmo di ovatta.
– passa ancora vento freddo –
Allo sterno ho appeso l’orologio del nonno
– l’ho caricato con l’osso della fortuna –
la cassa ammaccata scandisce
il silenzio – fragoroso – delle ore
e la musica – muta – dei giorni.
– È ora? –
dal blog https://lamelasbacata.wordpress.com/2019/10/30/cardiopoiesis/
palpiti di pura e delicata poesia: erano anni che non mi emozionavo leggendo riflessioni liriche contemporanee.
Spero con tutto il cuore che la straordinaria capacità che possiede questa donna di tradurre la sua anima in espressioni poetiche così tenere e profonde possa arrivare a quanti più cuori è possibile!!!
Sinceramente grato
venerdì 11 ottobre 2019
i 40 giorni del Mussa Dugh
Nella notte del 24 aprile del 1915 ha inizio il primo genocidio del xx secolo.
In pochi mesi, dalla primavera all'estate dello stesso anno, un milione e mezzo di Armeni trovano la morte per mano dei Turchi in quella che sarà riconosciuta come una vera e propria operazione di pulizia etnica.
Quindici anni dopo, nei primi mesi del 1929, uno scrittore viennese visita a Damasco la più grande fabbrica di tappeti della città: la visione di corpi di ragazzi scheletrici che vi lavorano lo colpisce profondamente; sono orfani armeni scampati al grande massacro.
Lo scrittore aveva sentito parlare del genocidio, ma quella strage era rimasta per lui, come per tutta l'opinione pubblica occidentale, un crimine dai contorni indefiniti e spesso negati.
Improvvisamente l'orrore diventò reale e l'immagine del genocidio armeno non l'abbandonerà più.
Tornato a Vienna si procura, grazie a un diplomatico francese, i rapporti archiviati al Ministero della guerra a Parigi, nei quali trova numerose testimonianze del crimine avvenuto 15 anni prima.
Nasce così uno dei più grandi romanzi storici del 900: "i 40 giorni del Mussa Dugh".
L'autore stesso, Franz Werfel, così descrive la genesi del capolavoro: "la pietosa visione di fanciulli profughi, mutilati ed affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno".
Il romanzo racconta l'incredibile storia, realmente avvenuta, dell'eroica resistenza contro i Turchi di alcuni villaggi armeni della costa dell'Anatolia.
Per evitare la deportazione e la sicura morte nel deserto siriano, circa cinquemila armeni, comprese donne e bambini, si rifugiarono nell'estate del 1915 sul Mussa Dugh, la "Montagna di Mosè", e da lì respinsero per ben tre volte gli assalti dei soldati turchi.
Sulla montagna di Mosè gli armeni resistettero per 40 giorni e quando ormai il cibo era già esaurito e cominciavano a morire di fame, avvenne il miracolo tanto sperato: vengono avvistati da alcune navi da guerra francesi che si dirigono in loro aiuto, riuscendo a salvare i superstiti caricandoli sull'imbarcazione "Jeanne d'Arc".
Io l'ho finito di leggere qualche giorno fa e ritengo che sia una lettura imperdibile, perché fa luce su uno dei più atroci genocidi moderni, di cui ancora oggi si nega l'esistenza da parte dei Turchi che, peraltro, proprio in queste ore stanno attaccando un altro popolo scomodo per i loro disegni politici criminali.
E' un grande affresco sulla storia martoriata di un popolo e, senza ombra di dubbio, uno dei capolavori del romanzo storico moderno.
venerdì 4 ottobre 2019
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