martedì 15 aprile 2014

macigni che rotolano

Pasqua è la festa dei macigni rotolati, pari a quello che le donne giunte nell'orto, quel mattino, videro rimosso dal sepolcro.
Ognuno di noi ha il suo macigno... che l'opprime in una morsa; che blocca ogni raggio di luce, che impedisce la comunicazione con l'altro.
È il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell'odio, della disperazione, del peccato.

Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno, l'inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi. 

Tonino Bello


martedì 8 aprile 2014

Amore malato


"Qualsiasi cosa lei facesse era l'esatto contrario di quello che mi aspettavo. È stata una storia d'amore devastante, di cui non ho mai parlato, un'ossessione. E io ho sofferto tanto, a lungo. Non riuscivo a lavorare, non uscivo più. Finché, dagli occhi di mia madre, ho capito che il mio equilibrio era in pericolo.
In quei mesi non piangevo. Seguivo con la mente il feretro della passione più devastante della mia vita. Me ne stavo annichilito, malato nell'anima, la rabbia che montava dentro e non riusciva a diventare lacrime. Lei era l'essenza del piacere e il mio veleno, era la mia ossessione. Basta, dovevo dire basta: perché a volte bisogna uccidere un amore per non soccombere. E allora ti strappi il cuore, lo guardi, attonito, gocciolare.
L'avevo conosciuta per caso, un giorno come un altro. Non sarò mai in grado di spiegare perché proprio lei. Mi aveva sorpreso, autonomo era partito il sogno: "Forse è l'anima gemella". Se mi avessero chiesto, allora come ora, com'è la mia donna ideale, avrei buttato giù un elenco di aggettivi. Ma quella volta non c'era un parametro che corrispondesse, la testa era partita per una persona completamente diversa dal mio bigliettino mentale. No, peggio: ci legava come una sensibilità particolare, un filo invisibile che mi sembrava ci rendesse affascinati dalle stesse cose. Un inganno.
Era bella, era colta, amava l'arte come me, la passione era alle stelle. E lì il delirio, la follia. Un momento l'essenza della felicità e un momento dopo un incubo. Non che fosse peggiore di me, non voglio dire questo. Però la sua etica era inconciliabile con la mia, intendo il comportamento che tutti noi abbiamo nei confronti del bene e del male.
Volevo stare con lei e non ci riuscivo: come fai a vivere con qualcuno, quando qualsiasi cosa dica o faccia è l'esatto contrario di quello che pensi tu? Eppure c'era questo afflato che trascende la lucidità razionale, sempre. Ci ho provato, non mi sono arreso. Con il classico istinto da crocerossino che hanno i protagonisti degli amori contrastati: "Io la salverò, vedrai che cambierà, poi sarà bellissimo". Invece no, era nero, era solo lo stesso baratro in cui sprofondavo mese dopo mese. E intanto davo il peggio di me. Io che non ero mai stato il gelosone, il tipo che pedina, che controlla il cellulare, mi ritrovavo a impersonare Otello, e non sulle scene. Non le credevo mai. Era come se questo non riuscire a possederla in pieno mi gettasse nel terrore che il mondo me la rubasse, che un altro se la portasse via. Lavorare? Non ne parliamo. La negatività mi avvolgeva, la tensione era così alta che il mio personaggio lo facevo malissimo. Senza di lei ero infelice, con lei ero infelice. Eppure dipendevo da una sua parola, da una sua telefonata, da un appuntamento al bar.
Gli amici preoccupati: "Perché non esci più?" Ricordo il viavai di amici da casa mia: "Alessio, come va? Perché non esci più? Che fai rinchiuso?". Si fermavano ore, fino a notte fonda, ad ascoltarmi, a cercare di aiutarmi. Venivano anche i miei carissimi colleghi di set nella Meglio gioventù, Luigi Lo Cascio e Fabrizio Gifuni. Andavo a dormire determinato: "Non la vedrò più". La mattina ci cascavo ancora, abbandonarsi era ancora più dolce dopo il dolore del pensiero di troncare.
A un certo punto quella telefonata di mio fratello Andrea, che è sacerdote: "Cosa c'è?". E tu non puoi mentire, racconti tutto. Lui è migliore di tutti gli analisti, una manna dal cielo. È uno che si sa donare. Io parlavo e nelle sue sospensioni, nei suoi mmmh, nei suoi silenzi prolungati trovavo le risposte. "Quella passione è pericolosa", mi dicevo. "Alessio, rischi di perdere il tuo equilibrio". E a un tratto ci furono gli occhi di mia madre, uno sguardo ancestrale, intimo, che sembrava arrivare dalla notte dei tempi. Era preoccupatissima. E allora mi preoccupai anch'io.
Fine. Basta. Stop. Dopo cinque, sei mesi di passione violenta ce la facevo. Radunavo le forze e allontanavo la memoria: dovevo cancellare lei, bisognava sopravvivere. Non chiamarla, lasciare i suoi appelli inascoltati, dimenticare il suo odore, scacciare la sua immagine.
Ho sofferto tanto, a lungo. Certo, c'è chi rimane invischiato anni in relazioni di questo genere, mentre io ho scansato in tempo l'ossessione, quella che, dai e dai, prosciuga le energie vitali. È stato un periodo oscuro. Però, se tornassi indietro, sceglierei di attraversarlo ancora. Sì, in fondo a quella donna di cui non pronuncerò il nome devo dire grazie, perché è per merito suo se in pochi mesi sono cresciuto, da ragazzo sono diventato un uomo. La vita, poi, è andata avanti. Altre storie e, finalmente, nel 2003, Bianca. Era una sera d'estate, in un giardino idilliaco. Non è stato colpo di fulmine, ma un interesse caldo come un nido che è aumentato ogni giorno. Stare con lei è bello, solare, rassicurante. Mi dà la carica per una giornata di lavoro, mi consola nelle giornate no. Di lei mi piace la curiosità intellettuale, la sua pudicizia, la sua riservatezza. Mi ha chiesto di non diventare un personaggio pubblico, di non trascinarla agli eventi, di non farla finire paparazzata sui giornali. La rispetto. Credo che questo sia l'amore. Non farsi risucchiare in un gorgo di emozioni, ma condividere la vita. Serenamente». 
Alessio Boni  (testo raccolto da Eliana Liotta per OK  salute di novembre 2007)

martedì 1 aprile 2014

il bambino flagellato

Pensate a un bambino di pochi anni, ancora incapace di ogni malizia.
Guardate i suoi occhi limpidi dai quali risplende uno sguardo innocente, pieno di purezza e stupore. Immaginate che questo bambino riceva improvvisamente uno schiaffo senza un motivo preciso e prima di scoppiare in lacrime alzi gli occhi per guardare chi è che lo percuote, cercando di dare una ragione a tanta violenza. 
Ebbene, in tale preciso momento lo sguardo di questo bambino diventa insostenibile per un essere umano che abbia un minimo di compassione. 
Provate adesso ad immaginare lo stesso bambino flagellato da crudeli carnefici davanti ai vostri occhi impotenti: sono sicuro che già ai primi colpi sentireste il desiderio di correre ad implorare gli aguzzini di interrompere questa insensata tortura, e chiedereste mille volte di offrire il vostro corpo ai flagellatori pur di non vedere più quel bambino innocente soffrire tale crudeltà, ed impazzireste dal dolore se vi impedissero di farlo, costringendovi ad assistere fino in fondo al terribile strazio. 
E pensate se al vostro fianco ci fosse la madre di quel bambino torturato, anch'essa innocente quanto il figlio e costretta ad assistere impotente alla tragedia. 
Ecco, adesso conoscete soltanto una infinitesima parte di ciò che è stata la passione di Cristo, dell'uomo che nell'innocenza, nella purezza e nell'amore è sempre stato bambino
"Come agnello condotto al macello" ce lo descrivono le scritture. 
Riuscireste a sopportare la stessa tortura se al posto del Dio bambino ci fosse stato un agnellino? 
Non credo proprio. 
E allora perchè non proviamo qualche volta a metterci nei suoi panni, o, se questo ci riesce troppo difficile, in quelli della Madre? 
Qualcuno ha ancora voglia di giudicare un Dio così?

mercoledì 19 marzo 2014

tutto sua madre

Accolto da recensioni entusiastiche all’ultimo Festival di Cannes, trascinato da incassi pazzeschi in patria, con oltre 7 milioni di euro incassati in 2 settimane di programmazione, il film autobiografico Les Garcons et Guillaume, a table! di Guillaume Gallienne è finalmente uscito anche in Italia, con il titolo "Tutto sua Madre".
Quelle che seguono sono tre recensioni che dovrebbero invogliarvi ad andarlo a vedere.

"L'equilibrio tra l'ironia e la profonda riflessione sui danni di una presenza materna ingombrante, nonchè il condizionamento familiare violento quanto inconsapevole, fanno di questo film un piccolo miracolo di scrittura e recitazione: troppo facile, visto il tema delicato che affronta, sarebbe stato scivolare nel macchiettistico, nel superficiale o nello scontato"; Alessandro Antinori.

"Sottile e raffinato eppure sfrontato e senza peli sulla lingua, il film procede in un crescendo di situazioni comiche e talvolta esilaranti. Una pellicola diversa e originale, che riesce a toccare il delicato tema dell'identità sessuale con una grazia incomparabile"; Elena Bertoni.

"Un film sovversivo almeno per tre ragioni:
la prima è che la storia racconta di un ragazzo che ha dovuto assumersi il carico di riaffermare la propria eterosessualità, in una società e in una famiglia che aveva decretato la sua omosessualità. Sono più o meno queste le parole che il protagonista, interprete contemporaneamente di sé stesso e di sua madre, pronuncia in una delle scene finali del film (ma tradotte diversamente nel libro edito da Frassinelli).
E’ una storia in cui, con le dovute eccezioni, tutti i ragazzi che sono stati “bambini diversi” si possono riconoscere: il bullismo, la negazione per lo sport, in particolare per il calcio, i travestimenti femminili, la confidenza con la madre e il desiderio di non tradirla, la distanza emotiva dal padre, la debolezza per il proprio migliore amico.
Non manca una descrizione piuttosto cruda di un certo modo di “fare conoscenza” nel mondo omosessuale.
Film sovversivo perché comico. Guillaume Gallienne non è un pivello. E’ membro della Comédie Française e uno degli attori francesi più amati. L’attore racconta la sua epopea con autoironia ed umorismo, impossibile trattenere le risate. Anche nei momenti più drammatici, Guillaume (oltretutto regista e sceneggiatore del film) porta fino alla commozione, ma subito ne smorza la tensione, con uno scherzo, un’irriverenza, una gag.
La vera rivoluzione del film però, sta nel “non detto”, così evidente da non passare inosservato.
La testimonianza di una vita è così schiacciante! Qualunque omosessuale ci si potrebbe riconoscere.
Certo conosciamo tante testimonianze di omosessuali che sono diventati etero, ma qui non c’è nessuna professione di fede, nessuna egodistonia, nessun trauma che porta a cercare un’altra identità. E’ soltanto una presa di coscienza, non il rifiuto di una condizione, non il “pentimento di un finocchio”, come lo accusa sua madre, ma l’amore per una donna, Amandine che lo porta ad uscire dalla sua identità fittizia e scoprirsi eterosessuale"; Eliseo del deserto.

Miracoli che solo il cinema sa fare...

martedì 11 marzo 2014

come polvere che il vento disperde

Non è facile per niente digerire l'idea che siamo soltanto poveri granelli di polvere nella vigna di Dio.
Essere disposti ad accettare che il nostro nome venga dimenticato da tutti affinchè almeno uno possa ricordarlo per sempre.
E' necessario morire per rinascere.
Rinunciare a se stessi per ritrovarsi.
Questo è il terribile paradosso su cui si fonda la nostra vita.
Perchè solo il digiuno sazia veramente e solo il silenzio può riempire di armonie misteriose una intera esistenza: le realtà più profonde e nascoste possiamo scoprirle soltanto ad occhi chiusi.
Scegliendo di morire ogni giorno per rinascere nuovamente ogni giorno.
Non riusciremo mai a camminare sulle acque se non siamo disposti a correre il rischio di affogare.
La realtà è che siamo polvere; polvere nelle mani del grande fattore.
Tutto è grazia.
Non siamo in grado di costruire la felicità con le nostre mani.
La felicità può essere soltanto un dono, e solo chi si preoccupa di donarla agli altri scopre inprovvisamente di possederla già.
E' inutile perciò sprecare interminabili energie per cercare di apparire quello che non siamo: basta accontentarsi di essere un granello di polvere.
E nel momento esatto in cui lo facciamo davvero, pronti a perdere tutto pur di conquistare l'unica cosa essenziale, ecco che ogni granellino di polvere di cui siamo fatti comincia a brillare, illuminandosi di straordinaria luce riflessa, capace poco a poco di riempire di bellezza l'intero universo.


giovedì 6 marzo 2014

comunicato stampa

Mi chiamo Linda e questo comunicato che leggete è per rendervi partecipi del mio cambiamento di vita. Da domani inizierò un percorso psichico e biologico per diventare una mela.

Non mi sono mai sentita donna. Appena sono nata, i miei genitori naturali mi hanno abbandonata. Mi misero in una cassetta di legno e mi lasciarono sotto un albero vicino ad una casa in campagna.


La mia mamma adottiva vendeva frutta e verdura. Mi portava sempre con sé al lavoro. Mi metteva tra le cassette di mele e diceva a tutti: “Guardate che bella la mia bambina?! L’ho trovata sotto un albero! E’ rotonda come una mela!”. Le signore più entusiaste mi mordevano ghiottamente le guanciotte rosate facendomi piangere, ma per loro non erano lacrime, bensì rugiada.


Non sono andata a scuola, ma appena ho imparato a leggere, ho scoperto che nelle storie, le mele sono sempre importanti.


Una volta mi innamorai di un ragazzino. Entrava ogni mattina in negozio e comprava una mela per fare merenda. Un giorno mentre gli porgevo il frutto lo prese dalla mie mani, lo baciò e me lo restituì. Scappò via! Non l’ho più rivisto. 


Forse da allora ho voluto cambiare.


Non sarà facile diventare una mela, anche se sono bassina e rotondetta. Il percorso sarà lungo: dovrò bere molto. Inoltre mi inseriranno una valvoletta nel fianco per soffiarmi dentro del gas. Mi gonfieranno come un palloncino, ma piano piano, per non smagliare la buccia. Con un ciclo di dialisi mi sostituiranno il sangue con del succo di mela dolcissimo; mi nutrirò esclusivamente con barbabietole e cheratina così da diventare tutta rossa e con la scorza dura.


A coloro che sono contrari alla mia scelta dico: lasciatemi libera di essere me stessa! Non importa se sono nata donna, ciò che conta veramente è quello che mi sento di essere. A chi dice che non sarò mai una mela perché non avrò mai i semini neri e nemmeno un torsolo, beh io dico: siete dei razzisti!


Scrivo ai giornalisti: non dovranno dire che ero donna e mi chiamavo Linda, ma soltanto che sono una mela! Questo comunicato è per loro, perché rispettino la mia decisione e non mi feriscano con le loro parole affilate come coltelli. Sono ancora acerba per essere sbucciata ed affettata, ma spero arrivi presto anche per me, il momento di essere finalmente desiderata e gustata.


Con il mio esempio spero di dare coraggio a tutti coloro che desiderano essere una mela, una banana, una fico, una pesca, un’albicocca, una pera, un mirtillo o una fragola. Sono con voi. Viva la frutta e abbasso le mele marce!


Con tanta dolcezza!                                
Linda

(tratto da//eliseodeldeserto.blogspot.it/2013/12/comunicato-stampa-di-linda-lamela.html)

domenica 16 febbraio 2014

hold me close...

Stay tonight
We’ll watch the full moon rising
Hold on tight
The sky is breaking
I don’t ever want to be alone
With all my darkest dreaming
Hold me close
The sky is breaking
I don’t ever want to be alone
With all my darkest dreaming
Hold me close
The sky is breaking