sabato 21 settembre 2013
martedì 10 settembre 2013
Siamo nati e non moriremo più
«Il Signore ha sempre qualcosa di diverso per noi. Non tutto va come noi pensiamo. Avevo visto con la dottoressa, attraverso l'ecografia, che la scatola cranica della nostra bambina non si era formata. Anche se lei si muoveva perfettamente, per lei non c'erano possibilità. Io non me la sentivo proprio di andare contro di lei, mi sentivo di sostenerla come potevo, e non di sostituirmi alla sua vita. Ora non sapevo come dirlo a mio marito. Ho passato una notte terribile, e ho detto: «Signore, mi vuoi donare questa cosa, ma perché non me lo hai fatto scoprire insieme a mio marito? Perché mi chiedi di dirglielo?». E ancora: «A quel punto ho pensato alla Madonna, che anche a lei il Signore aveva donato un figlio e gli aveva chiesto di annunciarlo a suo marito. Anche a lei il Signore aveva donato un figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vedere morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito, e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere. Ma già avviene il primo miracolo: il momento in cui lo dico a Enrico è stato un momento indimenticabile. Mi ha abbracciato e mi ha detto: «E' nostra figlia e la terremo così com'è». Nonostante tutto è stata una gravidanza stupenda, in cui abbiamo potuto apprezzare ogni singolo giorno, ogni piccolo calcio di Maria è stato un dono. Il figlio dona la vita alla madre... Il parto è stato naturale, veloce e indolore. Il momento in cui l'ho vista è un momento che non dimenticherò mai. Ho capito che eravamo legati per la vita. L'abbiamo battezzata, ed è stato il dono più grande che il Signore potesse farci».

“Siamo nati e non moriremo mai più” è il libro, edito da Porziuncola, che racconta la storia di Chiara Corbella Petrillo.
Una storia davvero incredibile che nell’arco di poche settimane ha conquistato migliaia di lettori.
Davanti alla fede gigantesca di questa giovane coppia la mia mi è apparsa improvvisamente minuscola.
Chiara si sposa con Enrico nel 2008 e rimane subito incinta di Maria; alla bimba però viene diagnosticata un’anencefalia.
Senza alcun tentennamento il papà e la mamma l’hanno accolta e accompagnata prima nella nascita terrena e poi, dopo 30 minuti, alla nascita al cielo.
Qualche mese dopo, ecco un’altra gravidanza, ma anche in questo caso l’ecografia non è per niente rassicurante. Il bimbo, questa volta un maschietto, appare privo di gambe. Senza paura e con il sorriso sulle labbra la giovane coppia sceglie di portare a termine la gravidanza.
Purtroppo, però, verso il settimo mese, l’ecografia evidenzia delle ulteriori malformazioni viscerali incompatibili con la vita.
Anche in questo caso i due coniugi hanno voluto accompagnare il piccolo Davide fino al giorno della sua nascita in cielo avvenuta (anche in questo caso) poco dopo la nascita terrena.
Dopo queste due croci ecco finalmente arrivare un bambino sano: Francesco.
Molti avrebbero, comprensibilmente, desistito dal riprovarci, ma Chiara ed Enrico anche questa volta non tentennano neanche un po’.
Mentre le ecografie confermano la salute del bimbo, però, al quinto mese ecco apparire improvvisa ed inaspettata una nuova croce:
a Chiara viene diagnosticata una brutta lesione alla lingua e, fatto un primo intervento, i medici le dicono che si tratta di un carcinoma.
Nonostante questo, Chiara decide di difendere questa vita a tutti i costi, portando avanti la gravidanza e, solo dopo il parto, sottoporsi ad interventi di chemioterapia.
Affronta anche questa prova con il sorriso sulle labbra, unito ad un sereno ed umanamente incomprensibile affidamento alla Provvidenza, accettando la volontà di Colui che non fa nulla per caso.
Chiara è volata in cielo il 13 giugno 2012, aveva 28 anni.
Ebbene, davanti ad una storia del genere a me umanamente verrebbe di incazzarmi di brutto con il Padreterno e loro invece che fanno?
Cantano!
Durante il funerale tutti, Enrico compreso, cantano rendendo lode al Signore!
Perché, come diceva spesso Chiara, “Siamo nati e non moriremo mai più”.
venerdì 6 settembre 2013
Nuovi giorni
Ed anche il trasloco della casa è finito.
E' stato impegnativo, molto impegnativo; ma ormai è fatto, a parte i libri negli scatoloni che devono essere ancora tirati fuori.
Nuova casa, nuova vita, diceva qualcuno.
Io con ogni probabilità continuerò a fare più o meno le stesse cose di prima, affacciandomi però da finestre diverse e contemplando panorami diversi.
In fondo la vita è un po' questo: continuare a fare più o meno sempre le stesse cose mentre il mondo attorno a te cambia senza che neanche ce ne rendiamo conto.
Che altro dire di questa estate?
Ci sono stati tanti arrivederci e qualche addio.
Sono diventato più responsabile (stento a crederlo anch'io) e quasi più docile e paziente con me stesso, tanto da riuscire a pubblicare anche una foto che mi ritrae "al naturale" mentre cerco di raggiungere il Rosa dalla val Sesia (è l'unica foto appena sopportabile).
Siate indulgenti perciò e non infierite troppo: io non me la prenderò in ogni caso, ricordando la pazienza che avete sempre avuto con me, sopportando i miei silenzi e ancor più le mie parole, spesso insopportabili.
Ho cercato una canzone che si adattasse a questo post: pensavo a "Nuovi giorni" di Fortis, che mi è sempre piaciuta molto, ma non ne ho trovato una versione decente. Ho scelto allora questa, che centra forse di più perchè la nuova casa si trova accanto al duomo e quando ci ho messo piede per la prima volta venivo proprio da Milano.
Buon ascolto e bentrovati
E' stato impegnativo, molto impegnativo; ma ormai è fatto, a parte i libri negli scatoloni che devono essere ancora tirati fuori.
Nuova casa, nuova vita, diceva qualcuno.
Io con ogni probabilità continuerò a fare più o meno le stesse cose di prima, affacciandomi però da finestre diverse e contemplando panorami diversi.
In fondo la vita è un po' questo: continuare a fare più o meno sempre le stesse cose mentre il mondo attorno a te cambia senza che neanche ce ne rendiamo conto.
Che altro dire di questa estate?
Ci sono stati tanti arrivederci e qualche addio.
Sono diventato più responsabile (stento a crederlo anch'io) e quasi più docile e paziente con me stesso, tanto da riuscire a pubblicare anche una foto che mi ritrae "al naturale" mentre cerco di raggiungere il Rosa dalla val Sesia (è l'unica foto appena sopportabile).
Siate indulgenti perciò e non infierite troppo: io non me la prenderò in ogni caso, ricordando la pazienza che avete sempre avuto con me, sopportando i miei silenzi e ancor più le mie parole, spesso insopportabili.
Ho cercato una canzone che si adattasse a questo post: pensavo a "Nuovi giorni" di Fortis, che mi è sempre piaciuta molto, ma non ne ho trovato una versione decente. Ho scelto allora questa, che centra forse di più perchè la nuova casa si trova accanto al duomo e quando ci ho messo piede per la prima volta venivo proprio da Milano.
Buon ascolto e bentrovati
domenica 28 luglio 2013
se ne vanno sempre i migliori
Come vi ho già raccontato, la passione per la musica è cominciata molto presto nella mia vita.
Ero ancora un ragazzo quando un amico mi registrò un pezzo di J.J. Cale: si trattava di Mississipi river.
Da quel giorno è nato un feeling molto speciale tra me e J.J., forse per via del suo stile inconfondibile, così diverso dalle rockstar americane che sembravano voler incendiare il mondo.
Il suo modo di fare musica era discreto ed appena sussurrato, e si basava sull'attenzione ai dettagli più che al volume della chitarra.
Personaggio schivo e non amante dei riflettori, proveniva dalla provincia americana, fatta di vaste distese di campi e buona birra ghiacciata; forse anche per questo mi è piaciuto subito: eravamo entrambi uomini di provincia, e di campagna.
Adesso che se n'è andato gli esperti dicono che "è stato uno dei piu` influenti musicisti degli anni '70, ed anche uno dei meno noti: conio` uno stile "laid back" con una serie di soffici ballate d'atmosfera, cantate in un sussurro ipnotico, e accompagnate in modo pigro e languido dalla chitarra, suonata con un picking a meta` strada fra country, blues e rock and roll, con occasionali accenni di funk e jazz.
Quello stile divenne la quintessenza del "mainstream" degli anni '70 (per esempio, Eric Clapton e i Dire Straits)".
Io che non sono un esperto, dico che ho perso un compagno di viaggio che da circa 30 anni mi accompagnava sulle strade del mondo, e spero tanto di poter ascoltare ancora qualche nota della sua inconfondibile chitarra sulla strada sconosciuta e misteriosa che ancora mi aspetta.
Ero ancora un ragazzo quando un amico mi registrò un pezzo di J.J. Cale: si trattava di Mississipi river.
Da quel giorno è nato un feeling molto speciale tra me e J.J., forse per via del suo stile inconfondibile, così diverso dalle rockstar americane che sembravano voler incendiare il mondo.
Il suo modo di fare musica era discreto ed appena sussurrato, e si basava sull'attenzione ai dettagli più che al volume della chitarra.
Personaggio schivo e non amante dei riflettori, proveniva dalla provincia americana, fatta di vaste distese di campi e buona birra ghiacciata; forse anche per questo mi è piaciuto subito: eravamo entrambi uomini di provincia, e di campagna.
Adesso che se n'è andato gli esperti dicono che "è stato uno dei piu` influenti musicisti degli anni '70, ed anche uno dei meno noti: conio` uno stile "laid back" con una serie di soffici ballate d'atmosfera, cantate in un sussurro ipnotico, e accompagnate in modo pigro e languido dalla chitarra, suonata con un picking a meta` strada fra country, blues e rock and roll, con occasionali accenni di funk e jazz.
Quello stile divenne la quintessenza del "mainstream" degli anni '70 (per esempio, Eric Clapton e i Dire Straits)".
Io che non sono un esperto, dico che ho perso un compagno di viaggio che da circa 30 anni mi accompagnava sulle strade del mondo, e spero tanto di poter ascoltare ancora qualche nota della sua inconfondibile chitarra sulla strada sconosciuta e misteriosa che ancora mi aspetta.
domenica 21 luglio 2013
Conchiglie sulle montagne
In un freddo giorno di marzo del 1659, un giovanotto magro con la faccia pallida e gli occhi scuri uscì di casa e guardò il cielo.
Aveva sempre impressionato i suoi contemporanei con la sua grande capacità di osservazione, e quel giorno cominciò a guardare i primi fiocchi di neve che scendevano dal cielo.
Rimase ad osservarli mentre ondeggiavano sospinti dal vento, esaminando ogni minuscolo cristallo che si posava sulla manica della sua giacca.
Estrasse un pezzo di carta dalla tasca e cominciò a disegnare la loro forma.
"Belle sono le cose che si vedono, ancor più belle quelle che si conoscono, bellissime quelle che si ignorano", sarebbe stata una delle sue celebri frasi.
Da illustre anatomista, aveva già sbalordito la comunità scientifica dimostrando che il cuore è un muscolo e non la fonte del calore, ma il successo più significativo lo ottenne scrivendo un libricino di settantotto pagine nel quale tracciò i principi fondanti la ricerca geologica.
Risolse un enigma che aveva attanagliato gli uomini per secoli: perché si trovano conchiglie sulle montagne? Dimostrò che la terra ha una storia, raccontata dalle rocce. Considerato tra i maggiori scienziati degli ultimi secoli, al pari di Galileo, Keplero, Pascal e Newton, a lui è attribuita la nascita della paleontologia, della stratigrafia e della cristallografia.
Morì in Germania il 25 novembre del 1686, povero e quasi dimenticato, dopo essersi convertito al cattolicesimo ed essere diventato sacerdote.
Nato e cresciuto in una famiglia luterana, raccontò agli amici che la sua conversione fu stimolata da un evento casuale, mentre percorreva una strada di Firenze il giorno di Ognissanti del 1667: "ascoltai una donna che mi chiamava dalla finestra dicendomi 'Signore, non procedete oltre su quel lato, andate sull'altro'; mi stava indicando la casa di un amico sul lato opposto della strada. Ma quella voce mi colpì, perché in quel momento stavo meditando proprio sulla mia conversione".
Oggi i suoi resti mortali sono deposti nella chiesa di San Lorenzo a Firenze: i pellegrini lo venerano come un santo, ma la maggioranza dei turisti che affollano la città non l'ha mai sentito nominare.
Quel giovanotto che in una fredda giornata di marzo osservava i cristalli di neve era uno studente dell'Università di Copenaghen: si chiamava Niels Stensen, anche se la tradizione accademica aveva latinizzato il suo nome in Nicolai Stenonis.
Aveva sempre impressionato i suoi contemporanei con la sua grande capacità di osservazione, e quel giorno cominciò a guardare i primi fiocchi di neve che scendevano dal cielo.
Rimase ad osservarli mentre ondeggiavano sospinti dal vento, esaminando ogni minuscolo cristallo che si posava sulla manica della sua giacca.
Estrasse un pezzo di carta dalla tasca e cominciò a disegnare la loro forma.
"Belle sono le cose che si vedono, ancor più belle quelle che si conoscono, bellissime quelle che si ignorano", sarebbe stata una delle sue celebri frasi.
Da illustre anatomista, aveva già sbalordito la comunità scientifica dimostrando che il cuore è un muscolo e non la fonte del calore, ma il successo più significativo lo ottenne scrivendo un libricino di settantotto pagine nel quale tracciò i principi fondanti la ricerca geologica.
Risolse un enigma che aveva attanagliato gli uomini per secoli: perché si trovano conchiglie sulle montagne? Dimostrò che la terra ha una storia, raccontata dalle rocce. Considerato tra i maggiori scienziati degli ultimi secoli, al pari di Galileo, Keplero, Pascal e Newton, a lui è attribuita la nascita della paleontologia, della stratigrafia e della cristallografia.
Morì in Germania il 25 novembre del 1686, povero e quasi dimenticato, dopo essersi convertito al cattolicesimo ed essere diventato sacerdote.
Nato e cresciuto in una famiglia luterana, raccontò agli amici che la sua conversione fu stimolata da un evento casuale, mentre percorreva una strada di Firenze il giorno di Ognissanti del 1667: "ascoltai una donna che mi chiamava dalla finestra dicendomi 'Signore, non procedete oltre su quel lato, andate sull'altro'; mi stava indicando la casa di un amico sul lato opposto della strada. Ma quella voce mi colpì, perché in quel momento stavo meditando proprio sulla mia conversione".
Oggi i suoi resti mortali sono deposti nella chiesa di San Lorenzo a Firenze: i pellegrini lo venerano come un santo, ma la maggioranza dei turisti che affollano la città non l'ha mai sentito nominare.
Quel giovanotto che in una fredda giornata di marzo osservava i cristalli di neve era uno studente dell'Università di Copenaghen: si chiamava Niels Stensen, anche se la tradizione accademica aveva latinizzato il suo nome in Nicolai Stenonis.
venerdì 12 luglio 2013
come gli aquiloni
I figli sono come gli aquiloni,
passi la vita a cercare di farli alzare da terra.
Corri e corri con loro
fino a restare tutti e due senza fiato…
Come gli aquiloni, essi finiscono a terra…
e tu rappezzi e conforti, aggiusti e insegni.
Li vedi sollevarsi nel vento e li rassicuri
che presto impareranno a volare.
Infine sono in aria:
gli ci vuole più spago e tu seguiti a darne.
E a ogni metro di corda
che sfugge dalla tua mano
il cuore ti si riempie di gioia
e di tristezza insieme.
Giorno dopo giorno
l’aquilone si allontana sempre più
e tu senti che non passerà molto tempo
prima che quella bella creatura
spezzi il filo che vi unisce e si innalzi,
come è giusto che sia, libera e sola.
Allora soltanto saprai
di avere assolto il tuo compito.
Erma Bombeck
(dal blog: lasignorainrosso.blogspot.it)
Erma Bombeck
(dal blog: lasignorainrosso.blogspot.it)
venerdì 5 luglio 2013
voce di un altro mondo
Qualche giorno fa, mentre tornavo a casa da lavoro, la mia attenzione è stata catturata da un cartellone pubblicitario relativo ad un concerto che si terrà il prossimo 2 settembre all'Arena di Verona.
Da quanto ho capito, nel concerto si esibiranno insieme, ma anche singolarmente presumo, un noto cantautore italiano, Franco Battiato, ed il gruppo americano Antony and the johnsons.
Mi sono domandato allora chi diavolo fossero questi Antony and the johnsons e, dopo una breve indagine, ho scoperto che avevano partecipato addirittura all'ultimo festival di Sanremo in qualità di ospiti stranieri.
Prima o poi dovrò ascoltare qualcosa di questo gruppo, ho detto a me stesso, appena riavutomi dallo shock che mi causa sempre scoprire una falla nella mia cultura musicale (sentivo già qualcuno rimproverarmi: "proprio tu non sai chi sono gli Antony and the johnsons?).
Alla prima occasione, perciò, ho dovuto tappare la falla, prima che diventasse una voragine...
E quale meraviglia ho provato ascoltando la voce di quest'uomo che risponde al nome di Antony Hegarty, l'anima del gruppo.
Antony è un artista unico, come la sua voce struggente e
malinconica, espressione di una personalità
musicale profondissima e indefinibile, capace di far entrare l’ascoltatore
nella sua sfera più intima e umana, con una naturalezza commovente, che
va ben al di la del mero timbro vocale, per quanto
eccezionale.
Quest'omone di quasi due metri, dalla corporatura abbondante e generosa, possiede la grazia e lo sguardo di un bambino che si affaccia per la prima volta nel mondo.
La sua voce profonda e fragile spalanca orizzonti che non appartengono a questa terra e chissà da dove arrivano.
Per me è stata una autentica folgorazione e ci tenevo a farvi ascoltare uno dei suoi brani più belli: "cut the word", che insieme all'indimenticabile cover "crazy in love", mi ha più affascinato.
Buon ascolto
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