Non avrei mai immaginato che potesse accadere una cosa del genere.
E invece sta proprio accadendo.
Atteniamoci ai fatti.
Questa notte, poco prima dell'una, c'è stata una scossa di terremoto abbastanza forte.
Mi sono svegliato ed ho aspettato che i battiti del cuore si calmassero per rimettermi a dormire.
Ormai non dico che ci sono abituato ma conosco già queste dinamiche (cfr. serve una scossa).
Stamattina mi reco come di consueto in studio e cerco di completare gli ultimi adempimenti per la notifica di due atti giudiziari: sulle cartoline di notifica metto nella data di spedizione il giorno 25.1.2012.
Mentre sto completando questo lavoro (sono due settimane che sto dietro a questi atti) arriva in stanza (ore 11,30) una collega di studio e mi dice che stanno facendo evacuare il palazzo, perchè, a quanto pare, è attesa una nuova scossa per le 12.
Stai scherzando vero?, le dico pittosto divertito.
No, replica lei, e abbandona lo studio.
Non mi faccio spaventare più di tanto e continuo a fare quello che stavo facendo.
Alle 11,50 prendo il malloppo e mi avvio verso l'ufficio postale.
Appena esco fuori, però, vedo un sacco di gente per strada: si tratta di intere famiglie, comprese persone anziane su sedia a rotelle, che attendono la nuova scossa in arrivo.
Mi dico: non è possibile; non può essere vero quello che sto vedendo.
Continuo a camminare ed arrivo in piazza Bra, dove la gente si moltiplica per dieci e per cento: scopro che tutti gli uffici pubblici, le scuole, i palazzi, i negozi, sono stati fatti evacuare da qualche buontempone che ha diffuso un allarme del tutto ingiustificato.
Non si può essere così deficienti, mi dico; forse sto sognando e sono ancora le 4 del mattino: mi sono appena addormentato dopo la scossa dell'una e sto avendo un incubo.
Nel frattempo realizzo che anche l'ufficio postale sia stato fatto evacuare: ed infatti appena vi giungo vedo gli impiegati in strada ed una scritta sulla porta: "chiuso per terremoto".
Guardate che si tratta di una notizia senza alcun fondamento, dico, alle impiegate: vi prego, fatemi notificare questi benedetti atti!!!
Niente da fare: i miei sforzi si rivelano del tutto sterili: ormai la psicosi è al colmo.
Adesso sono a casa e mentre scrivo questo post la gente è ancora tutta in strada.
La cosa più incredibile, però, devo ancora raccontarla.
Da qualche anno mi diletto a scrivere romanzi che non saranno mai pubblicati.
Nell'ultimo che ho scritto, ipotizzo una vicenda simile a quella descritta nella Bibbia dal profeta Giona, vissuta da un uomo dei nostri tempi.
Ad un certo punto quest'uomo cerca di convincere le autorità di un paese che di li a poco un terremoto colpirà la città, chiedendo a costoro di evacuare alcuni edifici, e ciò a causa di una profezia di cui è venuto a conoscenza.
Ebbene, il ragionamento a suo tempo da me immaginato per i suoi interlocutori è esattamente lo stesso che mi sono trovato a fare io alle impiegate delle poste: cercando di convincerle che è impossibile prevedere l'ora esatta di un terremoto!!!
Cioè, non so se vi rendete conto: oggi mi sono trovato ad interpretare nella realtà un copione che avevo già scritto in un romanzo l'anno scorso!!!
Non vi sembra tutto incredibile???
mercoledì 25 gennaio 2012
venerdì 20 gennaio 2012
Joyeux noel
E' una storia vera ma sembra una favola.
Ne è stato tratto un film: "Joyeux noel", uscito nel 2005, che ha avuto diversi riconoscimenti.
24 dicembre 1914. La Grande Guerra infuria nonostante sia la vigilia di Natale; in Francia, sul fronte della battaglia, tra le trincee francese, tedesca e scozzese, viene decisa una tregua, rimasta poi famosa come la “tregua di Natale”.
La tregua prende avvio grazie alla musica: gli scozzesi hanno rimediato delle cornamuse, e cominciano a suonare "I’m dreaming of home".
Nella trincea tedesca c’è un famoso tenore che sta cantando canzoni natalizie
per i commilitoni, quando sente le cornamuse scozzesi che intonano con lui
"Silent Night" si commuove profondamente.
Cominciano a spuntare poco a poco dalle trincee alberelli addobbati a festa e corone di alloro, fino a che un soldato prende il coraggio a due mani ed esce allo scoperto invitando i nemici a festeggiare il Natale.
Sembra incredibile ma nessun nemico ha il coraggio di sparargli e lentamente tutti i soldati escono allo scoperto.
I comandanti dei tre schieramenti, allora, si ritrovano in terreno neutrale per stabilire una tregua, almeno per il giorno di Natale.
E così i soldati dei tre schieramenti si ritrovano tutti insieme in quella che solitamente è la terra di nessuno, scambiandosi vino, cioccolato, foto di mogli e fidanzate, e venendo a scoprire che il nemico, alla fin fine, non solo non è diverso da te, ma alle volte ti somiglia proprio tanto.
E siccome il Natale è una festa religiosa, non si fanno mancare una messa, celebrata ovviamente in latino, in modo che tutti i soldati possano seguirla in una lingua probabilmente conosciuta e familiare.
Ma la tregua continua anche il giorno dopo, quando il tenente tedesco si affaccia timidamente sulla trincea francese per avvisare il pari grado “nemico” che l'artiglieria tedesca sta per colpirli, e li invita quindi a rifugiarsi nella loro trincea, insieme ovviamente agli scozzesi, cosa che puntualmente avviene.
Dopo l’attacco è prevista una controffensiva, quindi il favore viene ricambiato dai francesi, e i tedeschi sono messi in salvo nelle trincee nemiche.
Il film è bellissimo, commuovente e pieno di speranza, nonostante il finale un po’ triste: le ultime scene del film ci mostrano i soldati tedeschi in un vagone militare pronti ad essere trasferiti sul fronte orientale che, dopo essersi presi una bella ramanzina dal loro superiore, intonano a bocca chiusa la melodia della canzone imparata dai nemici.
Talvolta la realtà è più bella di una favola.
Ne è stato tratto un film: "Joyeux noel", uscito nel 2005, che ha avuto diversi riconoscimenti.
24 dicembre 1914. La Grande Guerra infuria nonostante sia la vigilia di Natale; in Francia, sul fronte della battaglia, tra le trincee francese, tedesca e scozzese, viene decisa una tregua, rimasta poi famosa come la “tregua di Natale”.
La tregua prende avvio grazie alla musica: gli scozzesi hanno rimediato delle cornamuse, e cominciano a suonare "I’m dreaming of home".
Nella trincea tedesca c’è un famoso tenore che sta cantando canzoni natalizie
per i commilitoni, quando sente le cornamuse scozzesi che intonano con lui
"Silent Night" si commuove profondamente.
Cominciano a spuntare poco a poco dalle trincee alberelli addobbati a festa e corone di alloro, fino a che un soldato prende il coraggio a due mani ed esce allo scoperto invitando i nemici a festeggiare il Natale.
Sembra incredibile ma nessun nemico ha il coraggio di sparargli e lentamente tutti i soldati escono allo scoperto.
I comandanti dei tre schieramenti, allora, si ritrovano in terreno neutrale per stabilire una tregua, almeno per il giorno di Natale.
E così i soldati dei tre schieramenti si ritrovano tutti insieme in quella che solitamente è la terra di nessuno, scambiandosi vino, cioccolato, foto di mogli e fidanzate, e venendo a scoprire che il nemico, alla fin fine, non solo non è diverso da te, ma alle volte ti somiglia proprio tanto.
E siccome il Natale è una festa religiosa, non si fanno mancare una messa, celebrata ovviamente in latino, in modo che tutti i soldati possano seguirla in una lingua probabilmente conosciuta e familiare.
Ma la tregua continua anche il giorno dopo, quando il tenente tedesco si affaccia timidamente sulla trincea francese per avvisare il pari grado “nemico” che l'artiglieria tedesca sta per colpirli, e li invita quindi a rifugiarsi nella loro trincea, insieme ovviamente agli scozzesi, cosa che puntualmente avviene.
Dopo l’attacco è prevista una controffensiva, quindi il favore viene ricambiato dai francesi, e i tedeschi sono messi in salvo nelle trincee nemiche.
Il film è bellissimo, commuovente e pieno di speranza, nonostante il finale un po’ triste: le ultime scene del film ci mostrano i soldati tedeschi in un vagone militare pronti ad essere trasferiti sul fronte orientale che, dopo essersi presi una bella ramanzina dal loro superiore, intonano a bocca chiusa la melodia della canzone imparata dai nemici.
Talvolta la realtà è più bella di una favola.
lunedì 16 gennaio 2012
gennaio fa brutti scherzi
Hai gambe e braccia fiacche? Il lavoro ti deprime? Quando hai abbandonato le calde coperte del tuo letto ti è sembrato di morire? Il caffè sapeva di bruciato? Non ti sopporti perché tutti quei buoni propositi di inizio anno sono andati in fumo? Hai litigato con mille persone nel traffico?
Non disperare la situazione non è così tragica è solamente il mese di gennaio: il più deprimente dell’anno. Questo è quanto si afferma all’Università di Cardiff, nel Galles, i cui ricercatori hanno definito una formula matematica che tiene conto delle condizioni climatiche, del tenore di vita e della lontananza dalle vacanze:
«Anche se le giornate iniziano ad allungarsi dal 21 dicembre, è a gennaio che il tempo lascia le sue tracce peggiori», precisa il dottore Cliff Arnall, l’inventore del teorema, «sempre a gennaio accade una cosa molto strana: nei primi 6 - 7 giorni facciamo grossi programmi per migliorare la nostra salute (dieta, smettere di fumare, ritornare in forma) e bastano 3 – 4 settimane per comprometterli e abbandonarli. Inoltre ogni benefico residuo delle vacanze tende a scomparire ed ecco che si arriva a gennaio nelle condizioni peggiori».
Generalizzazioni a parte, per onor di cronaca va precisato che questo teorema è stato commissionato da tour operator inglesi per pianificare al meglio le loro campagne promozionali.
«Le persone vogliono andare in paradiso quando si sentono in inferno», ha dichiarato alla BBC Alex Kennedy un esperto di relazioni pubbliche della City. «prenotare un viaggio, magari anche per l’inverno successivo ridona voglia di fare, ottimismo e vitalità».
Purchè non sia una crociera...
Non disperare la situazione non è così tragica è solamente il mese di gennaio: il più deprimente dell’anno. Questo è quanto si afferma all’Università di Cardiff, nel Galles, i cui ricercatori hanno definito una formula matematica che tiene conto delle condizioni climatiche, del tenore di vita e della lontananza dalle vacanze:
| [W + (D-d)] * TQ M * NA | ||
| W | = | condizioni climatiche |
| D | = | debito |
| d | = | salario |
| T | = | distanza dal Natale |
| Q | = | tempo trascorso dal fallimento dei buoni propositi |
| M | = | stato emotivo |
| NA | = | necessità di fare qualcosa |
«Anche se le giornate iniziano ad allungarsi dal 21 dicembre, è a gennaio che il tempo lascia le sue tracce peggiori», precisa il dottore Cliff Arnall, l’inventore del teorema, «sempre a gennaio accade una cosa molto strana: nei primi 6 - 7 giorni facciamo grossi programmi per migliorare la nostra salute (dieta, smettere di fumare, ritornare in forma) e bastano 3 – 4 settimane per comprometterli e abbandonarli. Inoltre ogni benefico residuo delle vacanze tende a scomparire ed ecco che si arriva a gennaio nelle condizioni peggiori».
Generalizzazioni a parte, per onor di cronaca va precisato che questo teorema è stato commissionato da tour operator inglesi per pianificare al meglio le loro campagne promozionali.
«Le persone vogliono andare in paradiso quando si sentono in inferno», ha dichiarato alla BBC Alex Kennedy un esperto di relazioni pubbliche della City. «prenotare un viaggio, magari anche per l’inverno successivo ridona voglia di fare, ottimismo e vitalità».
Purchè non sia una crociera...
lunedì 9 gennaio 2012
Lausdomini
Sono stati giorni di riflessione quelli appena trascorsi.
Quando "scendo" al mio paesello ritrovo sempre una parte di me che pensavo sopita sotto l'incedere calmo e sicuro del tempo.
Non può sopravvivere un albero senza radici: le mie hanno tratto linfa feconda dalla terra baciata dal sole che gli antichi chiamavano "Campania felix" e perciò ogni volta che ci ritorno i miei rami si nutrono di luci e sapori che rigenerano tutta la pianta di cui sono fatto.
Il mio paese si chiama Lausdomini ma non chiedetemi perchè.
Chiedetemi piuttosto se potrà mai venire qualcosa di buono da questo posto, perchè guardandolo sembrerebbe proprio di no.
Tutto è rimasto com'era vent'anni fa e già allora quello che c'era non è che fosse un granchè.
Un pugno di case, una chiesa, qualche bar e terra da coltivare.
Il tempo sembra si sia fermato da queste parti.
Cos'è allora che nutre ancora la mia pianta?
Quando "scendo" al mio paesello ritrovo sempre una parte di me che pensavo sopita sotto l'incedere calmo e sicuro del tempo.
Non può sopravvivere un albero senza radici: le mie hanno tratto linfa feconda dalla terra baciata dal sole che gli antichi chiamavano "Campania felix" e perciò ogni volta che ci ritorno i miei rami si nutrono di luci e sapori che rigenerano tutta la pianta di cui sono fatto.
Il mio paese si chiama Lausdomini ma non chiedetemi perchè.
Chiedetemi piuttosto se potrà mai venire qualcosa di buono da questo posto, perchè guardandolo sembrerebbe proprio di no.
Tutto è rimasto com'era vent'anni fa e già allora quello che c'era non è che fosse un granchè.
Un pugno di case, una chiesa, qualche bar e terra da coltivare.
Il tempo sembra si sia fermato da queste parti.
Cos'è allora che nutre ancora la mia pianta?
lunedì 19 dicembre 2011
destinato a vincere
Da un po' di tempo mi capita una cosa molto strana.
Più di una volta e da più persone vengo chiamato con un nome diverso dal mio.
Sempre lo stesso.
Vincenzo.
All'inizio non ci facevo caso: poi le coincidenze si sono fatte inquietanti.
Mi sono chiesto allora se non ci sia Qualcuno che sta cercando di dirmi qualcosa.
Sono andato quindi a cercarne il significato.
Ho scoperto che all'origine del nome Vincenzo c'è il soprannome latino Vincentius, letteralmente "vincente", che divenne nome personale con valore augurale in ambienti cristiani con il significato di "destinato a vincere il male".
Mi è venuta subito in mente l'ossessione per la vittoria che avevo da ragazzo, descritta nel post "l'arte di saper perdere", e la cosa mi ha sorpreso tanto.
Sarà perchè è un periodo che aspetto risposte che non arrivano; sarà perchè in fondo al cuore sono convinto che il nuovo anno sarà pieno di novità per il mio futuro; sarà perchè tra qualche giorno è Natale e tutti gli uomini della terra riceveranno almeno un regalo; sarà che ultimamente sono stato ad una mostra di presepi e contemplando quel Bambino avvolto in fasce sempre più mi convinco che è Lui l'unico vincente della storia.
Spero tanto che quest'ultimo scorcio d'anno possa portare a ciascuno di voi il regalo più bello...
Buon Natale a tutti
Più di una volta e da più persone vengo chiamato con un nome diverso dal mio.
Sempre lo stesso.
Vincenzo.
All'inizio non ci facevo caso: poi le coincidenze si sono fatte inquietanti.
Mi sono chiesto allora se non ci sia Qualcuno che sta cercando di dirmi qualcosa.
Sono andato quindi a cercarne il significato.
Ho scoperto che all'origine del nome Vincenzo c'è il soprannome latino Vincentius, letteralmente "vincente", che divenne nome personale con valore augurale in ambienti cristiani con il significato di "destinato a vincere il male".
Mi è venuta subito in mente l'ossessione per la vittoria che avevo da ragazzo, descritta nel post "l'arte di saper perdere", e la cosa mi ha sorpreso tanto.
Sarà perchè è un periodo che aspetto risposte che non arrivano; sarà perchè in fondo al cuore sono convinto che il nuovo anno sarà pieno di novità per il mio futuro; sarà perchè tra qualche giorno è Natale e tutti gli uomini della terra riceveranno almeno un regalo; sarà che ultimamente sono stato ad una mostra di presepi e contemplando quel Bambino avvolto in fasce sempre più mi convinco che è Lui l'unico vincente della storia.
Spero tanto che quest'ultimo scorcio d'anno possa portare a ciascuno di voi il regalo più bello...
Buon Natale a tutti
lunedì 12 dicembre 2011
come un fuoco che divora
C'è nell'uomo uno spaventoso bisogno di felicità. E' necessario che esso abbia il suo alimento, altrimenti divorerà tutto come un fuoco.
Mi sono imbattuto ieri in questa riflessione di Paul Claudel che mi ha fatto ripensare al post nostalgia che avevo inserito un po' di tempo fa.
Anche se molte persone possono aiutarci a percorrere la strada che abbiamo imboccato, il viaggio della vita dobbiamo compierlo da soli: la solitudine è una compagna di viaggio inseparabile e, forse, imprescindibile.
Chi non ha mai sperimentato questo sentimento, o ha cercato in tutti i modi di fuggirlo riempiendo la sua esistenza di “cose da fare”, probabilmente non riuscirà mai a trovare il senso della propria vita, dal momento che, per inevitabile legge naturale, ogni uomo è solo.
E' proprio vero, allora, che tutta l'infelicità degli uomini deriva da una cosa sola: dal non sapersene stare da soli in una stanza (Pascal).
Mi sono imbattuto ieri in questa riflessione di Paul Claudel che mi ha fatto ripensare al post nostalgia che avevo inserito un po' di tempo fa.
Anche se molte persone possono aiutarci a percorrere la strada che abbiamo imboccato, il viaggio della vita dobbiamo compierlo da soli: la solitudine è una compagna di viaggio inseparabile e, forse, imprescindibile.
Chi non ha mai sperimentato questo sentimento, o ha cercato in tutti i modi di fuggirlo riempiendo la sua esistenza di “cose da fare”, probabilmente non riuscirà mai a trovare il senso della propria vita, dal momento che, per inevitabile legge naturale, ogni uomo è solo.
E' proprio vero, allora, che tutta l'infelicità degli uomini deriva da una cosa sola: dal non sapersene stare da soli in una stanza (Pascal).
lunedì 5 dicembre 2011
dance little sister
L'altro giorno ho visto una ragazza che ballava alla fermata dell'autobus, mossa da chissà quale musica che le arrivava attraverso gli auricolari.
Era una danza lenta e armoniosa, che trasmetteva gioia di vivere e pace dell'anima.
Le persone che attendevano la corriera la guardavano incuriosite e sorprese, quasi perplesse sulla sua salute psichica.
Io l'ho invidiata molto.
Da un pò di tempo mi capita di provare un desiderio forte di spezzare il cerchio di normalità ipocrita nel quale sono confinato ed esplodere in piccole follie nelle situazioni più comuni, e restare ad osservare la gente che mi guarda attonita e imbarazzata davanti a questo lato del mio carattere di cui neanche sospettava l'esistenza.
Forse ho solo voglia di ballare un pò in mezzo alla gente fregandomene una buona volta dei rispetti umani, delle convenzioni e di quello che le persone si aspettano da me.
Era una danza lenta e armoniosa, che trasmetteva gioia di vivere e pace dell'anima.
Le persone che attendevano la corriera la guardavano incuriosite e sorprese, quasi perplesse sulla sua salute psichica.
Io l'ho invidiata molto.
Da un pò di tempo mi capita di provare un desiderio forte di spezzare il cerchio di normalità ipocrita nel quale sono confinato ed esplodere in piccole follie nelle situazioni più comuni, e restare ad osservare la gente che mi guarda attonita e imbarazzata davanti a questo lato del mio carattere di cui neanche sospettava l'esistenza.
Forse ho solo voglia di ballare un pò in mezzo alla gente fregandomene una buona volta dei rispetti umani, delle convenzioni e di quello che le persone si aspettano da me.
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