venerdì 24 marzo 2023

Non tenere per se il dono

C'è un termine che non gode di molta simpatia nella mentalità contemporanea: per molti versi è la parola più rifiutata dalla sensibilità moderna.

La parola è sacrificio.

La repulsione dell'uomo moderno verso il concetto di sacrificio nasce da una errata interpretazione del termine stesso, che viene letto sempre come sinonimo di rinuncia, privazione, perdita.

L'interpretazione corretta, invece, è molto più semplice e rassicurante: offerta di un dono a qualcuno.

Me lo ha chiarito ieri un amico molto caro, con queste splendide parole:

"Sacrificare vuol dire non tenere il dono per sè.

Tutto è dono di Dio, gratuito, dato per la nostra gioia e la sua gloria.

Nulla ci è dovuto.

Lo scopo, la funzione di questo dono è imparare a imitare Dio nel donare: la gioia sta nel donare.

Sacrificare non è rinunciare ma donare, donare gratuitamente il dono.

Restituire e non tenere per sè il dono, non soffrire per la sua mancanza.

Se saremo fedeli a questo sacrificio, il Signore ci promette la sua gioia qui sulla terra e per la vita eterna.

Donare infatti è dare vita, essere fecondo.

Tenere per sè è diventare sterili, disperdere il dono.

Come da una fonte il nostro calice è stato riempito a metà: più riverseremo nei calici degli altri, più il nostro si riempie fino a traboccare; più ce lo teniamo e più si prosciugherà".

Grazie Alvise

lunedì 6 febbraio 2023

pescatori (inadeguati) di uomini

 

Mi incoraggia molto considerare la vocazione dei primi dodici.

Quei primi apostoli, per i quali ho grande devozione e affetto, se li giudichiamo secondo i criteri umani erano ben poca cosa.

Non erano colti, e neppure molto intelligenti, almeno per ciò che si riferisce alla comprensione delle realtà soprannaturali. Perfino gli esempi e i paragoni più semplici risultavano loro incomprensibili e dovevano ricorrere al Maestro:  Signore, spiegaci la parabola. Quando Gesù con una metafora allude al lievito dei farisei, credono che li stia rimproverando per non aver comprato del pane.

Sono poveri e ignoranti. Tuttavia non sono né semplici né schietti. Pur nella loro ristrettezza di vedute, sono ambiziosi. Li troviamo più volte a discutere su chi sarà il maggiore quando Gesù — secondo la loro mentalità — avrà instaurato sulla terra il regno definitivo di Israele. Discutono e si accalorano nel momento sublime in cui Gesù sta per immolarsi per l'umanità: nel raccoglimento del cenacolo.

Di fede ne hanno poca. Gesù stesso lo afferma. Eppure lo hanno visto risuscitare i morti, guarire ogni genere di malattia, moltiplicare il pane e i pesci, placare le tempeste, scacciare i demoni.

Questi uomini di poca fede eccellevano forse nell'amare Gesù? Lo amavano, senza dubbio, almeno a parole. Però nel momento della prova fuggono tutti, tranne Giovanni che amava veramente, con le opere.

Erano questi i discepoli scelti dal Signore: tali apparivano prima che, ripieni di Spirito Santo, diventassero colonne della Chiesa.

Sono uomini comuni, con i loro difetti, le loro debolezze, la parola più lunga delle opere. 

E tuttavia Gesù li chiama per farne dei pescatori di uomini.


San Josemaria Escrivà, E’ Gesù che passa: la vocazione cristiana

mercoledì 14 dicembre 2022

io sono Giuda

Come molti di voi sanno, una delle opere più citate in questo blog è l'Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta, di cui parlo diffusamente qua.

Tra le altre cose scrivevo come nel libro mi avesse particolarmente colpito di Gesù "la pazienza incredibile che impiega nel cercare di fare tutto il possibile per convertire il cuore traviato di Giuda".

Qualche giorno fa ho scoperto, peraltro, che quest'opera ha conquistato anche Andrea Bocelli, come egli stesso racconta qua a dei sorpresi intervistatori. 

Immaginate la mia gioia quando ho saputo che una casa di produzione cinematografica, la Dominus production, ha iniziato a realizzare dei film tratti dal testo della Valtorta.

Guarda caso il primo film, appena uscito, Io sono Giuda riguarda proprio il discepolo traditore e racconta il travagliato rapporto tra Gesù e Giuda, e si apre con queste parole rivolte agli altri discepoli:

"dovete amarlo più di ogni altro: facile è amare un giusto; difficile amare un peccatore quando il male è in lui. Ma non è tutto malvagio in lui: se voi lo amate forse si correggerà. Il Padre mi ha affidato quell'uomo: mi chiederà conto della sua anima e io chiedo a voi di aiutarmi. Imparate più attraverso Giuda che attraverso ogni altra persona. Molti Giuda troverete nel mondo e pochi santi. Egli con i suoi difetti vi mostra l'uomo com'è e io vi mostro l'uomo come può essere. Voi, conoscendo l'uno e l'altro, dovete cambiare il primo nel secondo".

Il film è disponibile gratuitamente qua ed è realizzato da interpreti straordinari che, in quanto attori di teatro, sanno dare particolare profondità ai personaggi.

Vi consiglio vivamente di guardarlo appeno avete un po di tempo: non sarà una visone rilassante ma sicuramente vi darà molti spunti di riflessione.

martedì 8 novembre 2022

la donna che parla alle aquile

Sono le sei del mattino del 16 luglio 2016. Lo scenario è quello delle Dolomiti.

A 2500 metri d'altezza, mentre l'alba spunta tra le montagne incantate, un gruppo di musicisti si prepara a suonare davanti ad uno sparuto gruppo di pubblico eroico.

C'è anche una donna che si accinge a cantare: non è italiana; proviene dalle lontane terre del nord.

Il suo nome è Mari Boine: è norvegese di etnia Sami, comunità lappone che vive in una regione isolata dal mondo civilizzato.

Il brano che segue si chiama "Brother Eagle" ed ascoltandolo vi accorgerete che chiamare cantante questa donna è molto riduttivo perché i suoni che sbocciano dalla sua bocca vanno al di là della musica come siamo abituati ad ascoltarla: la sua voce sembra abbracciare l'intero universo ed è capace di trasportarci in spazi del tutto inesplorati.

Non ve la perdete


martedì 4 ottobre 2022

la speranza del mondo

Se non fosse per le cure di Maria, per le preghiere di Maria, la razza umana non sarebbe più.

L’avrei cancellata perché veramente il vostro vivere ha toccato il profondo del Male e la Giustizia è ferita, e la Pazienza è colmata, e la punizione è pronta; ma c’è Maria che vi ripara con il suo manto, e se io posso, con un volger di sguardo, far prostrare il Paradiso e tremare gli astri, non posso nulla contro mia Madre.

Sono il suo Dio, ma sono sempre il suo Bambino.
Su quel Cuore mi sono riposato nel primo sonno d’infante e nell’ultimo della morte, e di quel Cuore so tutti i segreti.
So, dunque, che punirvi sarebbe dare un trafiggente dolore alla Madre del genere umano, alla Madre vera, che sempre spera potervi condurre al Figlio suo.
Sono il suo Dio ma Ella è mia Madre ed Io perfetto in tutto, vi sono Maestro anche in questo: nell’amore per la Madre.
A chi ancora crede, nel mondo, Io dico: “La salvezza del mondo è in Maria”.

rivelazione a Maria Valtorta, Diari

giovedì 15 settembre 2022

il mistero della luce

Non posso negare, e il titolo di questo blog ne è la conferma, che esiste un fenomeno naturale da cui sono profondamente attratto ed incuriosito: quello della luce.

E' stato per me sorprendente scoprire che gli stessi esperti sul tema "brancolano nel buio più fitto", tanto da giungere alla conclusione che la natura della luce è uno dei misteri più impenetrabili della storia della scienza.

Alcuni scienziati hanno sostenuto che la luce sia composta da particelle, altri di onde elettromagnetiche; recentemente qualcuno ha ipotizzato che sia entrambe le cose, ma in materia ci sono poche certezze.

Eppure la luce costituisce un elemento vitale per ogni specie vivente, dalle piante (che ne "bevono" in abbondanza altrimenti muoiono) agli esseri umani, il cui umore è tanto condizionato dalla luminosità delle giornate.

L'intensità e la purezza della luce dipendono poi da tante circostanze: stagioni, condizioni atmosferiche, umidità, al punto che ci sono momenti in cui risplende con una tale limpidezza che sembra fare nuove tutte le cose, quasi ricreandole.

Anche dal punto di vista teologico, la luce è molto legata al concetto di vita e di creazione: Dio stesso è rappresentato spesso come luce e tutti quelli che hanno avuto esperienze di premorte, oltre ai santi mistici che ne hanno avuto diretta visione, lo hanno descritto come una luce intensissima che non da fastidio agli occhi.

Immaginate la mia sorpresa quando ho scoperto che anche il miracolo della vita umana inizia con un lampo di luce al momento del concepimento.

Questo lampo di luce è stato fotografato da alcuni scienziati americani con uno scatto che immortala l'istante del concepimento, quando il gamete maschile penetra nell'ovocita femminile e inizia una nuova vita.

Quest'attimo, colto da una sofisticata tecnologia, ha rivelato che al principio della vita corrisponde una esplosione di luce.

Luce e vita procedono insieme da sempre nel corso della storia e Dio voglia che questa sorgente non abbia mai ad esaurirsi finché ci saranno esseri viventi sulla terra.




  


sabato 11 giugno 2022

Resistenza e perdono

Sono a Parigi, vorrei incontrarla”.

L'uomo parlava tedesco. Riconobbi subito la sua voce: l'avevo sentito l'ultima volta quarant'anni prima, nel febbraio del 1944.

Non avevo alcun dubbio: era lui, un medico tedesco della Gestapo che mi aveva tenuta imprigionata per quattro mesi durante la seconda guerra mondiale.

I suoi crudeli trattamenti mi avevano quasi uccisa, rinchiudendo il mio corpo in una rete di dolore dentro la quale, ancora oggi, sono prigioniera.

E adesso il mio aguzzino era alla mia porta.

Cosa voleva da me?

Le sofferenze che mi hanno accompagnato in questi anni hanno messo a dura prova la mia resistenza fisica e mentale: è stata la fede in Cristo risorto che mi ha aiutata a resistere durante i momenti di buio e a ricostruire una vita della quale non ero più pienamente padrona, quella fede in Cristo che mi imponeva di amare i nemici e di credere al perdono, come partecipazione al compimento della croce.

Dopo quarant'anni non avevo smesso di pregare per quell'uomo. Avevo paura che morisse con il cuore abitato dall'odio e mi auguravo che incontrasse Colui che l'aveva creato per amore.

Ho un cancro” esordì, “l'ho appena saputo. Sono condannato, mi restano sei mesi di vita.

Non ho mai dimenticato ciò che lei disse ai miei altri prigionieri riguardo alla morte.

Sono sempre rimasto stupito per il clima di speranza che lei aveva instaurato.

Ora ho paura della morte. Vorrei capire meglio.

Cosa posso fare adesso? Come posso riparare il male commesso?
"Con l'amore", gli dissi. "La sola risposta al male è l'amore".

"Perdono. Le chiedo perdono” Mi disse.

Non si perdona in astratto, bisogna guardare in faccia il proprio carnefice e implorare per lui una misericordia che l’uomo non è capace di offrire.

Non è stato facile perdonare, anche se per tanti anni Maiti pensava di essere pronta a farlo, però lei ci riesce, forse proprio perché era tanto tempo che ci si stava preparando:

Istintivamente, presi il suo viso tra le mani e lo baciai sulla fronte.

In quel momento seppi che l'avevo veramente perdonato.

La sola risposta al male è l'amore, gli aveva detto la sua vittima.

Lui lo ha fatto, gli ultimi sei mesi di vita sono stati un’offerta di sé agli altri.

Di ritorno alla sua città aveva riunito parenti e amici e confessato loro il suo passato.

I suoi ultimi mesi furono effettivamente offerti agli altri.

Maiti non aveva mai smesso di pregare per lui e dopo la sua morte non dubitò che ormai condivideva anche lui la gioia dei figli di Dio: il mistero della redenzione si era compiuto.

Solo dieci anni dopo il loro incontro la donna ha deciso di raccontare la sua storia in un libro scritto insieme a Guillaume Tabard, giornalista di Le Figaro, che è stato tradotto anche in italiano con il titolo Maïti. Resistenza e perdono (Itaca edizioni).
E' una storia che vi scuoterà nel profondo ma vale la pena leggerla.

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