Se vuoi sentimento io ho sentimento
e carne per la carne
e tempo per il tempo
Ho la mano leggera come l'ombra
che dà un'ultima pettinata alla vita
la vita che sfolgora e distrugge
non mi trova da nessuna parte
se non fra i giacinti romani
dove ho la mia tana segreta
e nessuna spada straniera sale
per la scala dei santi
Vivo di amore volontario
della mia vita che cola via
col cuore storto per oltraggio
da umanissimo amore
da normalissimo amore
Umanissimo amore
soluzione dei misteri dei dolenti
soluzione di ogni disperanza
per occasione d'amore perduta
se vuoi sentimento io ho sentimento
e carne per la carne
e tempo per il tempo.
lunedì 28 novembre 2011
martedì 22 novembre 2011
Where do you come from???
Nel pomeriggio di mercoledì 14 settembre mi stavo recando a Padova, come ogni mercoledì, con il treno delle 15,34, contrariamente a quanto faccio di solito, perchè quasi sempre uso l'auto per tornare a casa prima.
Alla stazione di Vicenza sono saliti due anziani coniugi e mi si sono seduti davanti; lui molto simpatico ha attaccato subito bottone, chiedendomi cosa stessi leggendo.
Me l'ha chiesto in inglese perchè i due signori erano di Manchester, ed io ho cercato di rispondergli correttamente con quel poco di inglese che ricordo.
La cosa ha funzionato e si è creata una simpatia reciproca.
Ho scoperto che lui tifava per il Manchester City, squadra che per un incredibile "fatalità" giocava con il Napoli quella sera stessa; gli ho detto che ero napoletano e che dubitavo che il Manchester potesse vincere quella sera, profetizzandogli un pareggio: "finirà uno a uno", one to one, gli ho detto, anche perchè dire in inglese 2 a 2 è molto più complicato (provateci e sappiatemi dire)!!!
Lui ha sorriso e ha insistito nel convincermi che il Manchester avrebbe vinto 3 a 0.
Ebbene, dopo la partita credo che si sarà ricordato di me il simpatico omino, visto che la partita è finita esattamente come avevo previsto.
Spero che si ricordi di me anche stasera, quando le due squadre giocheranno a Napoli la partita di ritorno: match importantissimo per tanti motivi, ma soprattutto perchè chi perde sarà fuori dalla competizione internazionale.
Io questa volta non mi azzardo a fare pronostici...
Alla stazione di Vicenza sono saliti due anziani coniugi e mi si sono seduti davanti; lui molto simpatico ha attaccato subito bottone, chiedendomi cosa stessi leggendo.
Me l'ha chiesto in inglese perchè i due signori erano di Manchester, ed io ho cercato di rispondergli correttamente con quel poco di inglese che ricordo.
La cosa ha funzionato e si è creata una simpatia reciproca.
Ho scoperto che lui tifava per il Manchester City, squadra che per un incredibile "fatalità" giocava con il Napoli quella sera stessa; gli ho detto che ero napoletano e che dubitavo che il Manchester potesse vincere quella sera, profetizzandogli un pareggio: "finirà uno a uno", one to one, gli ho detto, anche perchè dire in inglese 2 a 2 è molto più complicato (provateci e sappiatemi dire)!!!
Lui ha sorriso e ha insistito nel convincermi che il Manchester avrebbe vinto 3 a 0.
Ebbene, dopo la partita credo che si sarà ricordato di me il simpatico omino, visto che la partita è finita esattamente come avevo previsto.
Spero che si ricordi di me anche stasera, quando le due squadre giocheranno a Napoli la partita di ritorno: match importantissimo per tanti motivi, ma soprattutto perchè chi perde sarà fuori dalla competizione internazionale.
Io questa volta non mi azzardo a fare pronostici...
giovedì 17 novembre 2011
costruire
Il rapporto con il tempo condiziona la nostra esistenza: le persone più felici non sono affatto quelle che hanno molto tempo libero a disposizione, bensì quelle che hanno imparato a valorizzare ogni minuto.
Valorizzare il tempo, tuttavia, non vuol dire necessariamente lavorare continuamente, ma saper anche riposarsi di più coltivando i propri interessi culturali, sociali, sportivi ed artistici.
Ci si perde per noia, non per cattiva volontà.
Siamo veramente liberi quando riempiamo di qualità il tempo che abbiamo a disposizione ed uno dei modi migliori per valorizzare il tempo è leggere buoni libri.
Per quanto mi riguarda sono particolarmente legato a un libro: i “Miserabili” di Hugo.
C’è qualcosa di Jean Valjean, il protagonista dei Miserabili, che mi appartiene profondamente.
Anch’egli è un uomo miserabile che, grazie alla carità che qualcuno nonostante tutto sorprendentemente gli rivolge, trova la forza di rialzarsi dalla propria miseria; tuttavia, il mondo che lo circonda non comprende il suo cambiamento e continua a trattarlo da miserabile.
Quante volte anch'io ho cercato di cambiare un modo di fare o un atteggiamento per non ferire più le persone che amavo, e queste non sempre hanno compreso, continuando a difendersi da me: e più mi avvicinavo loro, quasi a voler dimostrare con i fatti che non ero più capace di fare del male, più si ritraevano ricordando le ferite che gli avevo inferto.
Valorizzare il tempo, tuttavia, non vuol dire necessariamente lavorare continuamente, ma saper anche riposarsi di più coltivando i propri interessi culturali, sociali, sportivi ed artistici.
Ci si perde per noia, non per cattiva volontà.
Siamo veramente liberi quando riempiamo di qualità il tempo che abbiamo a disposizione ed uno dei modi migliori per valorizzare il tempo è leggere buoni libri.
Per quanto mi riguarda sono particolarmente legato a un libro: i “Miserabili” di Hugo.
C’è qualcosa di Jean Valjean, il protagonista dei Miserabili, che mi appartiene profondamente.
Anch’egli è un uomo miserabile che, grazie alla carità che qualcuno nonostante tutto sorprendentemente gli rivolge, trova la forza di rialzarsi dalla propria miseria; tuttavia, il mondo che lo circonda non comprende il suo cambiamento e continua a trattarlo da miserabile.
Quante volte anch'io ho cercato di cambiare un modo di fare o un atteggiamento per non ferire più le persone che amavo, e queste non sempre hanno compreso, continuando a difendersi da me: e più mi avvicinavo loro, quasi a voler dimostrare con i fatti che non ero più capace di fare del male, più si ritraevano ricordando le ferite che gli avevo inferto.
giovedì 10 novembre 2011
la veste dell'arcobaleno
Ogni Vita converge verso un Centro
dichiarato o taciuto
Esiste in ogni cuore umano
una meta
Confessata a malapena a se stessi - forse -
Troppo bella
per aver l'audacia di credervi
Adorata con cautela - come un fragile cielo -
Raggiungerla sembrerebbe impossibile
come sfiorare la Veste dell'Arcobaleno
Più sicura quanto più lontana
per chi non si arrende
quanto alto alla lenta pazienza dei Santi
è il Cielo
Inarrivabile - forse - nell'umile avventura della Vita
Ma poi
L'Eternità consente di tentare
Ancora.
(Emily Dickinson)
Non c'è modo migliore per spiegare il mondo che raccontare se stessi;
se mi chiedessero di raccontare Emily userei questa canzone e questo video:
dichiarato o taciuto
Esiste in ogni cuore umano
una meta
Confessata a malapena a se stessi - forse -
Troppo bella
per aver l'audacia di credervi
Adorata con cautela - come un fragile cielo -
Raggiungerla sembrerebbe impossibile
come sfiorare la Veste dell'Arcobaleno
Più sicura quanto più lontana
per chi non si arrende
quanto alto alla lenta pazienza dei Santi
è il Cielo
Inarrivabile - forse - nell'umile avventura della Vita
Ma poi
L'Eternità consente di tentare
Ancora.
(Emily Dickinson)
Non c'è modo migliore per spiegare il mondo che raccontare se stessi;
se mi chiedessero di raccontare Emily userei questa canzone e questo video:
lunedì 31 ottobre 2011
"serve una scossa"
Così titolava il Corriere del Veneto di sabato mattina la pagina dello sport, alludendo alla squadra di calcio del Verona attesa ad un pronto riscatto dopo le ultime sconfitte.
E scossa è stata, ma di terremoto.
Chi ha pensato a quel titolo venerdì sera neanche immaginava che di lì a poco, alle 6 e 13 della mattina di sabato, la terra avrebbe tremato e anche piuttosto forte.
Questa volta l'hanno sentita anche gli altri, perchè in genere soltanto io avverto scosse nel cuore della notte o all'alba, e così mi prendono in giro perchè sono un terremotato, cioè scampato al terremoto del 1980.
In effetti da quella sera del 23 novembre 1980 ho acquisito una particolare sensibilità per i fenomeni sismici.
Erano le 19,34 di una domenica come tutte le altre ed io avevo solo quattordici anni. Mi trovavo al piano terra di una casa dove, insieme ad alcuni amici, ci riunivamo la sera per chiacchierare ed ascoltare musica e all’improvviso sentimmo come se qualcuno stesse buttando giù la porta; alcuni attimi di indecisione e capimmo che la terra tremava. Uscimmo subito fuori, lungo la strada, in quel momento attraversata da una fila interminabile di automobili, e rimanemmo come impietriti nel vedere il palazzo di dieci piani di fronte a noi ondeggiare in modo sinistro e perdere vistosamente calcinacci ed intonaco. Non ebbi neanche il tempo di scappare che mi si avvicinò una signora appena scesa dal palazzo, la quale, completamente in preda al panico, mi mise in braccio una bambina di pochi mesi che piangeva, precipitandosi di nuovo dentro il palazzo per recuperare, forse, altri bambini.
Se ci ripenso sento ancora i brividi: ero un ragazzo di quattordici anni che si trovava per la prima volta in vita sua nel bel mezzo di un terremoto decisamente violento; vedevo intorno a me il traffico impazzito, macchine che si tamponavano, gente che scappava in ogni direzione ed un palazzo di dieci piani che ondeggiava a pochi metri; ebbene, in mezzo a quest’apocalisse mi trovavo una bambina di pochi mesi in braccio, mai vista prima, ed ero per questo costretto a rimanere immobile, non potendo fare un passo né in una direzione, né in un’altra, almeno fino al momento in cui sarebbe ritornata la madre della creatura.
Non so dire quanto tempo passò, forse soltanto pochi minuti, ma furono i minuti più lunghi della mia vita. Il pensiero che più mi tormentò in quei frangenti era la consapevolezza che i miei genitori, in particolare mia madre, sarebbero stati nell’angoscia fino a quando non mi avessero visto ritornare a casa. E così fu; tornata la madre a riprendersi la bambina, corsi subito a casa e trovai i miei, insieme ad altra gente, davanti all’abitazione, con mia madre in lacrime che venne ad abbracciarmi, chiedendomi per quale motivo avessi tardato tanto.
Ho ripensato spesso a quella scena nel corso degli anni: io che assisto attonito alla fine del mondo ed una bambina piccolissima che mi guarda con occhi angosciati: ero da solo davanti al destino che mi chiedeva di andare controcorrente, e nessuno avrebbe potuto prendere decisioni al mio posto.
Alle volte mi domando: perché proprio io? Fu un caso o quella bambina capitò nelle mie braccia per un disegno misterioso del destino? E cosa sarebbe successo se mi fossi lasciato prendere anch’io dal panico, dopotutto avevo solo quattordici anni, e fossi scappato lasciando la piccola abbandonata per strada?
Col tempo ho capito che quell’esperienza rappresentava per me quasi una premonizione, poiché mi anticipava il destino futuro, facendo presagire il corso della mia vita, per tutte le volte che sarei stato chiamato ad andare decisamente controcorrente.
E scossa è stata, ma di terremoto.
Chi ha pensato a quel titolo venerdì sera neanche immaginava che di lì a poco, alle 6 e 13 della mattina di sabato, la terra avrebbe tremato e anche piuttosto forte.
Questa volta l'hanno sentita anche gli altri, perchè in genere soltanto io avverto scosse nel cuore della notte o all'alba, e così mi prendono in giro perchè sono un terremotato, cioè scampato al terremoto del 1980.
In effetti da quella sera del 23 novembre 1980 ho acquisito una particolare sensibilità per i fenomeni sismici.
Erano le 19,34 di una domenica come tutte le altre ed io avevo solo quattordici anni. Mi trovavo al piano terra di una casa dove, insieme ad alcuni amici, ci riunivamo la sera per chiacchierare ed ascoltare musica e all’improvviso sentimmo come se qualcuno stesse buttando giù la porta; alcuni attimi di indecisione e capimmo che la terra tremava. Uscimmo subito fuori, lungo la strada, in quel momento attraversata da una fila interminabile di automobili, e rimanemmo come impietriti nel vedere il palazzo di dieci piani di fronte a noi ondeggiare in modo sinistro e perdere vistosamente calcinacci ed intonaco. Non ebbi neanche il tempo di scappare che mi si avvicinò una signora appena scesa dal palazzo, la quale, completamente in preda al panico, mi mise in braccio una bambina di pochi mesi che piangeva, precipitandosi di nuovo dentro il palazzo per recuperare, forse, altri bambini.
Se ci ripenso sento ancora i brividi: ero un ragazzo di quattordici anni che si trovava per la prima volta in vita sua nel bel mezzo di un terremoto decisamente violento; vedevo intorno a me il traffico impazzito, macchine che si tamponavano, gente che scappava in ogni direzione ed un palazzo di dieci piani che ondeggiava a pochi metri; ebbene, in mezzo a quest’apocalisse mi trovavo una bambina di pochi mesi in braccio, mai vista prima, ed ero per questo costretto a rimanere immobile, non potendo fare un passo né in una direzione, né in un’altra, almeno fino al momento in cui sarebbe ritornata la madre della creatura.
Non so dire quanto tempo passò, forse soltanto pochi minuti, ma furono i minuti più lunghi della mia vita. Il pensiero che più mi tormentò in quei frangenti era la consapevolezza che i miei genitori, in particolare mia madre, sarebbero stati nell’angoscia fino a quando non mi avessero visto ritornare a casa. E così fu; tornata la madre a riprendersi la bambina, corsi subito a casa e trovai i miei, insieme ad altra gente, davanti all’abitazione, con mia madre in lacrime che venne ad abbracciarmi, chiedendomi per quale motivo avessi tardato tanto.
Ho ripensato spesso a quella scena nel corso degli anni: io che assisto attonito alla fine del mondo ed una bambina piccolissima che mi guarda con occhi angosciati: ero da solo davanti al destino che mi chiedeva di andare controcorrente, e nessuno avrebbe potuto prendere decisioni al mio posto.
Alle volte mi domando: perché proprio io? Fu un caso o quella bambina capitò nelle mie braccia per un disegno misterioso del destino? E cosa sarebbe successo se mi fossi lasciato prendere anch’io dal panico, dopotutto avevo solo quattordici anni, e fossi scappato lasciando la piccola abbandonata per strada?
Col tempo ho capito che quell’esperienza rappresentava per me quasi una premonizione, poiché mi anticipava il destino futuro, facendo presagire il corso della mia vita, per tutte le volte che sarei stato chiamato ad andare decisamente controcorrente.
venerdì 28 ottobre 2011
aria pura
stamattina alle 9.09 mi è arrivato un sms che diceva: "ciao Luigi, io e Giò oggi discutiamo la tesi di laurea alle 9 e 30; saremmo felici che tu ci fossi"!
Io ero già in viaggio per raggiungere la facoltà di medicina perchè non potevo mancare alla laurea di Carlo e Giovanni.
Conoscere questi due ragazzi è stato per me respirare una boccata di aria pura, perchè appartengono a quella categoria di persone che sembrano non essere stati nemmeno sfiorati dal peccato originale.
Peraltro l'amicizia tra di loro è davvero inossidabile e mi ha colpito come, nella pagina dei ringraziamenti della tesi, si esprimessero gratitudine reciproca per l'aiuto ed il conforto che si sono scambiati durante il ciclo di studi.
Hanno discusso la tesi uno dopo l'altro e sono stati premiati entrambi con il massimo dei voti e la lode, tra gli applausi dei molti amici e parenti intervenuti.
Ho pensato allora che non esiste niente di più bello al mondo dell'amicizia, perchè quando è vera e disinteressata esprime una delle forme più pure dell'amore: desiderare ciascuno il bene dell'altro.
Io ero già in viaggio per raggiungere la facoltà di medicina perchè non potevo mancare alla laurea di Carlo e Giovanni.
Conoscere questi due ragazzi è stato per me respirare una boccata di aria pura, perchè appartengono a quella categoria di persone che sembrano non essere stati nemmeno sfiorati dal peccato originale.
Peraltro l'amicizia tra di loro è davvero inossidabile e mi ha colpito come, nella pagina dei ringraziamenti della tesi, si esprimessero gratitudine reciproca per l'aiuto ed il conforto che si sono scambiati durante il ciclo di studi.
Hanno discusso la tesi uno dopo l'altro e sono stati premiati entrambi con il massimo dei voti e la lode, tra gli applausi dei molti amici e parenti intervenuti.
Ho pensato allora che non esiste niente di più bello al mondo dell'amicizia, perchè quando è vera e disinteressata esprime una delle forme più pure dell'amore: desiderare ciascuno il bene dell'altro.
sabato 22 ottobre 2011
il chicco di grano
"Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane sterile; se invece muore produce molto frutto".
Ricordo le prime volte in cui cadevo per terra, Signore: era quasi una gioia per me morire.
"Il tuo destino è portare molto frutto morendo continuamente", mi dicevi sottovoce.
Ed io mi tuffavo incontro alla morte, felice di fruttificare e, rinascendo, contemplare i campi di frumento con tutte quelle spighe dorate...
Quanti frutti e quanti fiori ho potuto generare, Padre, grazie al Tuo amore.
Con il passare del tempo, tuttavia, è stato sempre più difficile morire, fino a diventare ogni volta un supplizio.
Quante volte, Signore, mi hai salvato schiacciandomi con il Tuo piede sulla terra umida, perché io non fossi spazzato via dalla tempesta all'orizzonte.
E ricordi quella volta in cui ero appena caduto per terra quando una colombella si è avvicinata pericolosamente e stava per poggiare le sue labbra su di me; per fortuna si è resa conto che ero già morto ed è volata via senza voltarsi indietro.
Negli ultimi tempi mi riesce molto penoso morire, Padre: credo di essermi ammalato.
Deve essere stato l'effetto delle continue morti e rinascite che alla lunga produce un certo logorio che sembra impedirti di portare ancora frutto.
Adesso mi capita di rimanere per terra e guardare la gente che passa sopra di me, e sperare che qualcuno mi raccolga perché, perdonami Padre, non riesco più a morire.
Sono malato Signore e per questo Ti chiedo una volta per tutte, affinché io non debba più rinascere: guariscimi o uccidimi.
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