venerdì 24 maggio 2013

Identita'

Quando ci si imbatte in un post bello come questo non si può non condividerlo e io lo faccio volentieri; avrei potuto scriverlo io identico, a parte la fede calcistica ovviamente.

"Io sono nata cristiana. Mi hanno battezzata, mandata (senza insistere) al catechismo. Religione a scuola obbligatoria.
Io però non sono cristiana perchè sono nata cristiana.  Entrata nell'adolescenza ho iniziato a fare ciò che ogni adulto fa, o dovrebbe fare, cioè a valutare criticamente. Siccome chi mi aveva fatto cristiana non traeva dal cristianesimo nulla di rilevante per la propria esistenza, ho deciso che fosse evidentemente superfluo, e sono andata a cercare qualcos'altro di interessante.
Non c'era molto.
Mi pareva che tutti gli adulti che vedevo andassero dove li portava il cuore, che non era evidentemente dotato di GPS. Vagavano.
Poi però ho trovato delle persone interessanti. Non vagavano, camminavano. Costruivano.
Erano cristiani, e per loro sono diventata cristiana. Per essere capace di camminare e costruire. Non semplicemente perchè ero nata.
Sono nata anche del Toro. Per motivi di soppravvivenza, perchè se avessi provato a tifare juventus mio padre, che in fatto di pedagogia aveva poche regole ma chiare*, mi avrebbe affogato nella vasca da bagno.  Cresciuta, ho riflettuto sulle ragioni eco-etico-socio-culturali della fede calcistica paterna, trovandole degne di rispetto, ma non particolarmente cogenti per la mia vita personale. Quindi non faccio il tifo per nessuna squadra, riservando una distratta simpatia al Toro, e poichè mi ricordano frequentemente la sua esistenza, alla Fiorentina.
Non riesco semplicemente a capire come si possa essere di una "cosaqualsiasi" solo perchè ci si è nati. Capisco che nascendoci abbia sempre una certa precedenza rispetto all'idea contraria o diversa, ma non comprendo come si possa aderire senza ragioni. Ragioni che si possono discutere, e quindi cambiare.
Quell'appartenenza cieca che vedo in molti alla propria parte politica mi sconcerta. Quel giudicare innnanzitutto in base a "da che parte stai". Quell'avere due pesi e due misure, per cui se rubano gli altri è gravissimo, se rubano i miei è comprensibile, se sparano gli altri sono assassini, se sparano i miei sono giustificabili. Quel dare per scontato che uno sia corrotto e malvagio, solo perchè non è dei nostri. E, peggio ancora, che i nostri non sono mai corrotti.
Con il bel risultato che quando cerco di capire qualcosa in politica, gli antiberlusconiani sono sicuri che io sia berlusconiana, e i pidiellini che io sia comunista.
Io sono allergica alla politica perchè mi crea crisi di identità."
* in realtà una sola: tutto, tranne  un figlio juventino.
 
       dal blog  http://nihilalieno.wordpress.com/
 

lunedì 13 maggio 2013

il Grande Sconosciuto

Fuoco che incendia ma non brucia
Vento che soffia ma non sconvolge
Voce che non grida ma sussurra
Luce che risplende ma non abbaglia
Colomba che aleggia sulla nostra vita
Qualcuno Ti ha chiamato anche il Grande Sconosciuto
Forse perchè il Padre riusciamo ad immaginarlo come un anziano saggio con la barba lunga
Del Figlio abbiamo persino una foto stampata su un lenzuolo misterioso
Ma la Tua fisionomia ci sfugge: non riusciamo a farci un'idea del Tuo volto
Perdonaci: noi figli degli uomini viviamo nella necessità di materializzare il nostro amore
Siamo fatti di anima e corpo e dobbiamo amare con entrambi
Il nostro cuore percepisce però che Tu sei l'Amore per essenza
Oh, se solo gli amanti sapessero che amano in virtù del Tuo palpito d'Amore
Amore che non smette mai di amare
Che amando genera amore
Onde sempre più ampie di amore che allietano i cuori dei figli degli uomini
Se solo il mondo se ne accorgesse...
VENI, Sancte Spiritus, reple tuorum corda fidelium, et tui amoris in eis ignem accende.
Emitte Spiritum tuum et creabuntur;
Et renovabis faciem terrae. 




lunedì 29 aprile 2013

Allucinazioni acustiche

Ognuno ha le sue psicopatologie tipiche.
C'è chi parla da solo, tendenza questa molto sviluppata nel Veneto, ed in particolare a Verona, dove mi capita spesso di incontrare gente che lo fa, anche camminando per strada.
C'è chi soffre di narcisismo sfrenato e non riesce a fare a meno di stare al centro dell'attenzione.
C'è chi ha il terrore degli spazi aperti e chi soffre gli ambienti angusti.
Anch'io ho le mie buone patologie.
Per esempio soffro di allucinazioni acustiche.
Negli ultimi tempi il fenomeno si è un po' accentuato, causa halzaimer galoppante.
Mi capita sempre più spesso, infatti, di sentire la suoneria del telefono squillare anche quando nessuno mi chiama.
Sento chiamare il mio nome anche tra gente che non mi conosce, tant'è vero che qualche giorno fa ho sentito chiaramente qualcuno chiamarmi ed ho fatto finta di nulla, pensando si trattasse della solita allucinazione; questa volta però la voce era vera e la persona che mi chiamava mi ha chiesto se per caso ero diventato sordo.
Insegna la Treccani che l'allucinazione (dal latino alucinatio, derivato da alucinari, "vaneggiare, delirare") indica lo stato psichico in cui un individuo percepisce come reale ciò che è immaginario.
Nell'allucinazione l'Io non è in grado di controllare le delimitazioni di quanto appartiene al corpo, oppure colloca le sue percezioni al di fuori di esso: questo processo induce a vivere il corpo come staccato da sé, oppure a sentire la realtà esterna come interna al proprio corpo.
Attualmente, però, specialmente nell'ambito della psicopatologia antropologica più recente, si tende a collocare la persona allucinata non più soltanto in rapporto a sé stessa, ma piuttosto in rapporto all'altro e al mondo; si parla così di 'campo spaziale allucinatorio', nell'universo aperto nelle relazioni che si cerca di stabilire con il proprio ambiente, vicino e lontano.
In questa prospettiva, il dialogo allucinatorio assume anche una dimensione sociale, in quanto l'allucinato crede sempre di essere in relazione con altri.
Ma l'esperienza allucinatoria esige anche spazi diversi da quelli in cui essa appare, cosicché il soggetto allucinato sembra liberarsi dai limiti del mondo sensibile, slanciandosi verso un al di là spaziale, un 'oltre' le frontiere sensoriali, in una fallace moltiplicazione di specchi.
Cosa ne pensate? Devo farmi ricoverare?

sabato 20 aprile 2013

pesi e misure

La vita la misuro a passi e contrappassi
a passaggi lungo vuoti di pensiero
a tirare sassi verso il punto più lontano
la misura a mano a mano
a frontiere oltrepassate
dichiarando il vero...

E l'amicizia la misuro mio malgrado
a sorrisi che mi giungono puntuali
se cado... o nei giorni miei di pioggia
la misuro a goccia a goccia
a parole non gradite
ma che so leali...

A quintali la speranza
a metri quadri la mia confusione
A minuti la pazienza
a impulsi una nuova emozione

E l'amore... l'amore?

Non ha peso, né misura
non ha tempo, né figura
c'è o non c'è...
l'amore che
ti butta dentro l'infinito
prima che tu abbia capito...
e se provi ad abbracciarlo
se tu provi a circondarlo
prende e va... se ne va

La rabbia la misuro a notti e lune insonni
e a madonne che ho tirato giù dal cielo
per troppi inganni
che han bruciato più del fuoco
la misuro a poco a poco
quando medito vendetta
e tutto intorno è gelo

Sento a gradi il mio piacere
a cavalli di potenza la ragione
Vado a spanne col bicchiere
conto i battiti di questa canzone

E l'amore... l'amore?

Non ha peso, né misura
né spessore, né statura
c'è o non c'è...
l'amore che
ti affonda dentro un mare immenso
prima di capirne il senso...
e se provi ad abbracciarlo
se tu provi a circondarlo
prende e va... se ne va

L'amore... l'amore...

Non ha peso, né misura
c'è o non c'è
l'amore che
ti butta dentro l'infinito...

Prende e va

E se provi a controllarlo,
quando riesci a raccontarlo
è andato già          l'amore.




martedì 2 aprile 2013

domenica 24 marzo 2013

Rosso come la passione

"Due sono le necessità dell’uomo: L’amore e il dolore.
L’amore che v'impedisce di commettere il male, il dolore che ripara il male.
Questa è la scienza da apprendere: saper amare e saper soffrire.
Io sono venuto a santificare il dolore, soffrendo il Dolore per voi e fondendo i vostri dolori relativi al Mio dolore infinito. Dando così merito al dolore.
La via del dolore è la via del Cielo. Seguitela con pace e avrete il mio Regno.
Non c’è altra via fuor di quella della rassegnazione alla volontà di Dio, della generosità, della carità verso tutti. Ce ne fosse stata un’altra Io ve l’avrei indicata.
Sono passato Io per questa perché è la via giusta.
Se Io con la mia potenza distruggessi il male, quale che sia, voi giungereste a credervi autori del Bene che in realtà sarebbe mio dono e non vi ricordereste mai più di Me. Mai più.
Avete bisogno, poveri figli, del dolore per ricordarvi che avete un Padre.
Come il figliol prodigo che si ricordò di averlo quando ebbe fame.
Io non voglio una risurrezione forzata nei cuori.
Forzerò la morte e mi renderà le sue prede, perché Io sono il Padrone della vita e della morte, ma sugli spiriti, che non sono materia che senza soffio è priva di vita, ma sono immortali essenze capaci di risorgere per volontà propria, Io non forzo la risurrezione.
Do il primo appello e il primo aiuto, come uno che aprisse un sepolcro dove uno fu chiuso mal vivo e dove morrebbe se a lungo rimanesse in quelle tenebre asfissianti, e lascio entrare aria e luce … poi attendo.
Se lo spirito è voglioso di uscire, esce. Se non vuole così, s’infosca ancor più e sprofonda, ma se esce! … Oh, se esce, in verità ti dico che nessuno sarà più grande del risorto di spirito.
Solo l’innocenza assoluta è più grande di questo morto che torna vivo per forza di proprio amore e per gioia di Dio".

Maria Valtorta, diari.


lunedì 11 marzo 2013

Via Valverde

Tempo di traslochi.
Per il momento traferisco lo studio; poi, tra qualche mese, se ne avrò ancora la forza, toccherà alla casa.
I traslochi danno sempre l'occasione di fare bilanci ed i bilanci possono essere di carattere materiale, economico e spirituale.
Cominciamo da quelli materiali.
E' il quinto trasloco che faccio da quando esercito questo mestiere.
Il primo fu quello che mi condusse a lasciare Napoli per Milano.
Ero giovane e pieno di speranze.
Fu davvero un bel salto sradicarmi dall'ambiente ristretto del paesello per approdare nel centro nevralgico dell'economia nazionale.
Fu un periodo di lavoro durissimo ma che mi diede grandi soddisfazioni.
Poi arrivò il momento di trasferirmi da Milano a Verona.
Le prospettive professionali si ridimensionarono molto ma la qualità della vita fece un "grande balzo in avanti".
La grande madre padana mi accolse come un figlio prediletto nel suo ventre generoso.
Ti manca Napoli? Mi hanno chiesto spesso in questi anni. E la risposta è stata sempre la stessa: no! Per niente!!! Tantomeno mi mancano i napoletani!!!!!!!
A Verona ho cambiato tre volte studio e questa volta spero che sia quella definitiva: per questo ho pensato personalmente anche all'arredamento (domani arrivano i divani).
Il bilancio economico dice che, per come sono fatto, con questo mestiere non diventerò mai ricco, e forse neanche mi interessa diventarlo.
Il bilancio spirituale testimonia che con il lavoro che faccio forse posso diventare santo, se non perdo la pazienza, beninteso, come ultimamente purtroppo mi capita sempre più spesso.
La strada in cui si trova il nuovo studio è via Valverde: che sia finalmente giunto nella terra promessa?