lunedì 30 agosto 2021

Mete elevate

Qualche settimana fa sono passato dalla costiera amalfitana per fare un bagno "come Dio comanda" e ne ho approfittato per rivedere alcune perle di questa terra benedetta dal creatore. 

Arrivato a Ravello, famosa per l'eccezionale panorama su tutto il golfo che offrono i suoi "balconi", ho scoperto "i concerti all'alba" a cui si può assistere alle 5 del mattino dall'alto della terrazza più bella del mondo.

Nell'ambito della rassegna musicale che si svolge tutti gli anni nel mese di agosto a Ravello, infatti, l'evento più suggestivo è questo concerto che si svolge all'alba sulla terrazza di villa Rufolo, al modico prezzo di 50 euro a persona; mi sono chiesto allora quanti potevano essere gli eroi che si sarebbero svegliati alle 4 del mattino disposti a pagare anche un biglietto così salato.

Ho scoperto però che i posti sono sempre tutti esauriti.

Questa circostanza mi ha indotto a fare questa riflessione: quando si offrono mete elevate alla gente, le persone sono disposte a fare qualsiasi sacrificio per raggiungerle, mentre se si chiede poco si ottiene ancora di meno.

Credo che questo discorso valga soprattutto per i giovani: si dice spesso che non sono più disposti al sacrificio come lo erano i giovani di una volta, ma sono convinto che se gli si offrono mete elevate, per il cui raggiungimento vale la pena sacrificarsi, facendo loro gustare tutta la bellezza che comporta la conquista di un bene arduo, la risposta ci stupirà!!!




lunedì 5 luglio 2021

I DUE AMORI

"Due amori hanno fondato due città, l'amore di sé fino al disprezzo di Dio: la città dell'uomo;

l'amore di Dio fino al disprezzo di sé: la città di Dio". 

Agostino aveva già capito tutto; basterebbero queste semplici considerazioni per comprendere perché viviamo in un mondo malato.

La prima ad ammalarsi è stata l'idea di libertà che caratterizza la mentalità contemporanea: sono libero quando faccio quello che voglio non quando scelgo quello che è giusto.

Anche perché nessuno può permettersi di dirmi quello che è giusto: la seconda grave malattia riguarda infatti la verità; ci hanno convinti che non esiste nessuna verità uguale per tutti, ma che ogni uomo ha la sua verità.

Nel momento in cui la libertà perde il necessario legame con la verità inizia la catastrofe.

La terza grave malattia riguarda proprio l'amore.

Ci siamo fatti un'idea così povera dell'amore da ridurlo a pura passione ingovernabile, giungendo all'assurda conclusione che questo amore giustifica ogni comportamento, per quanto "strano" ci possa sembrare.

Niente di più falso.

La realtà dell'amore è molto più ricca e complessa del triste simulacro che ne abbiamo fatto; essa coinvolge sempre anche la ragione e la volontà, lo spirito e l'intelletto: "amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente", dice Cristo nel Vangelo, e mai come in queste parole ci indica una strada fondamentale per la felicità.

Sembra volerci dire: "guardate che l'amore non si esaurisce nel sentimento ma richiede l'adesione della persona tutta intera, con ogni sua facoltà" e conclude: "non c'è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici".

Che distanza esiste, allora, tra questo amore e quello di cui si riempie la bocca la gente in televisione, sui giornali e sui mezzi di comunicazione così di moda in questo mondo malato, per giustificare ogni tipo di comportamento "spontaneo" ispirato dal moderno stile di vita che abbiamo assunto.

"Non esiste nulla che più dell'amore occupi sulla superficie della vita umana più spazio, e non esiste nulla che più dell'amore sia sconosciuto e misterioso, considerato l'abisso che separa ciò che si trova in superficie e il mistero profondo dell'amore: ecco la fonte del dramma.

Questo è uno dei più grandi drammi dell'esistenza umana"; Carol Woityla, la bottega dell'orefice.

martedì 15 giugno 2021

per la serie: prima di diventare santi dobbiamo diventare uomini

Per favore, non parlarmi della ‘Pura Consapevolezza’ o di ‘Dimorare nell’Assoluto’.
Voglio vedere come tratti il tuo partner,
i tuoi figli, i tuoi genitori, il tuo prezioso corpo.
Per favore, non farmi la predica sulla ‘illusione del sé separato’ o
su come hai raggiunto la beatitudine perenne in soli 7 giorni.
Voglio sentire che dal tuo cuore si irradia un calore genuino.
Voglio sentire quanto sai ascoltare,
accogliere informazioni che non corrispondono alla tua filosofia personale.
Voglio vedere come tratti le persone che non sono d’accordo con te.
Non raccontarmi quanto sei sveglio, quanto sei libero dall’ego.
Voglio conoscere chi sei dietro alle parole.
Voglio sapere come sei quando ti capitano dei guai.
Se puoi accogliere totalmente il dolore senza pretendere di essere invulnerabile.
Se puoi sentire la rabbia senza però diventare violento.
Se puoi concedere un lasciapassare all’infelicità senza diventarne schiavo.
Se puoi provare vergogna senza umiliare gli altri.
Se puoi fare cazzate e ammetterlo.
Se puoi chiedere ‘scusa’ pensandolo davvero.
Se puoi essere pienamente umano nella tua gloriosa divinità.
Non parlarmi della tua spiritualità, amico.
Non mi interessa gran che.
Voglio solo incontrare TE.
Conoscere il tuo prezioso cuore.
Conoscere il bellissimo essere umano che lotta per la luce.
Prima di ‘quello spirituale’.
Prima di tutte le parole intelligenti.
Jeff Foster

mercoledì 19 maggio 2021

l'incanto di un prato fiorito

In questi giorni di maggio devo confessare che trascorro molto tempo a guardare i fiori che sbocciano: ce ne sono alcuni davanti ai quali rimango incantato; si tratta spesso di fiori selvatici, che crescono ai bordi delle strade e che mi sorprendono per la loro perfezione.

Ogni volta che mi capita questo fenomeno, allora, mi viene in mente il titolo di un libro di poesie che comprai qualche anno fa: L'incanto di un prato fiorito di Emily Dickinson.

Il destino ha voluto che questa poetessa lasciasse questo mondo proprio a maggio, in un giorno radioso del 1886

"poiché non potevo fermarmi per la morte, Lei gentilmente si fermò per me - la Carrozza non portava che Noi Due - E l'Immortalità".

Molto singolare anche il racconto della sua vita, dal momento che, già a 25 anni, dopo un viaggio a Philadelphia, Emily decise di chiudere con il mondo, convinta che soltanto la contemplazione della natura nella solitudine potessero renderla felice.

Si rinchiuse nella sua camera al piano superiore, anche a causa di disturbi nervosi ed una malattia agli occhi, e non ne uscì neanche il giorno in cui morirono i suoi genitori.

Quando Emily morì, la sorella scoprì in camera sua 1775 poesie scritte su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo, tutti in un raccoglitore.

Considerata troppo moderna per il gusto poetico dell'America di fine ottocento, non ricevette alcun riconoscimento se non molti decenni dopo, quando la sua fama si diffuse in tutto il mondo, tanto da essere considerata una delle più grandi poetesse dell'epoca contemporanea.

"Chi è amato non conosce morte, perché l'amore è immortalità, è sostanza divina. Chi ama non conosce morte, perché l'amore fa rinascere la vita nella divinità".

"Non conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci e se siamo fedeli al nostro compito arriva al cielo la nostra statura. L'eroismo che allora recitiamo sarebbe quotidiano se noi stessi non c'incurvassimo di cubiti per paura di essere dei Re".








venerdì 23 aprile 2021

E quindi uscimmo a riveder le stelle...

In questo periodo in cui tutti citano Dante e la sua Commedia divina mi sembra interessante sottolineare come ogn'una delle tre cantiche del famoso poema termini con la stessa parola:

"E quindi uscimmo a riveder le stelle", Inferno, XXXIV, 139;

"Puro e disposto a salir a le stelle", Purgatorio, XXXIII, 145;

"l'Amor che muove il sole e l'altre stelle"; Paradiso, XXXIII, 145;

e su tutte domina il numero 3, simbolo della Trinità.

La contemplazione delle stelle ha sempre caratterizzato molto il linguaggio poetico universale.

Giacomo Leopardi ha speso larga parte della sua giovinezza a perdersi (o ritrovarsi) nell'infinita bellezza del firmamento; Giovanni Pascoli rivolgerà spesso lo sguardo a quel cielo che inonda di un pianto di stelle quell'atomo opaco del male che è il nostro mondo terreno.

Nel mio piccolo anch'io amo molto restare a contemplare il firmamento che ci sovrasta.

Nella mia vita ho traslocato diverse volte in varie città e confesso che in ogni posto in cui sono andato a vivere la mia ancora di salvezza è sempre stata il firmamento: "finché avrò una finestra dalla quale guardare il cielo mi sentirò sempre a casa e niente mi potrà mancare", è una delle mie frasi ricorrenti.

A causa della mia pigrizia congenita, tuttavia, non ero mai riuscito a dare un nome alle luci che ammiravo in cielo.

Un giorno mi sono deciso a cercare di rimediare: ho provato a guardare video divulgativi sul firmamento, ad utilizzare gli strumenti che la tecnologia talvolta ci consegna per migliorare la nostra comprensione dell'universo e, finalmente, ho trovato quello che cercavo.

Si tratta di una semplice App (tra le tante esistenti in materia) che si può scaricare facilmente, e gratuitamente, dallo smartphon: si chiama "Mappa stellare" e consente di dare un nome alle stelle che contempliamo nei vari periodi dell'anno.

Ho scoperto così che la costellazione che più ci affascina d'inverno è quella di Orione, con le famose (per tutti, tranne che per me) Betelgeuse e Rigel, che insieme a Procione della costellazione del Cane minore, illuminano il cielo invernale; ho scoperto che Betelgeuse e Procione formano il famoso triangolo luminoso tanto ammirato, insieme ad un astro che compare solo più tardi, una delle stelle più splendenti di tutte: Sirio, della costellazione del Cane maggiore. 

Ho scoperto anche che è una sensazione molto bella chiamare per nome quello che per tanti anni hai ammirato chiedendoti quale nome mai avesse, quasi un conforto per noi poveri uomini, come scrive limpidamente Dario Pisano "stipati in questa nave azzurra sospesa nello spazio: una favilla nell'immenso incendio galattico, che trascorriamo l'esistenza ad infelicitarci a vicenda, ignari che il nostro transito sulla terra è un segno effimero sulla lavagna della storia dell'universo: una traccia che la spugna del tempo cancella in fretta".




venerdì 26 marzo 2021

Lui e io

Gabrielle Bossis è una ragazza francese d'altri tempi. 

Studia da infermiera ma ben presto si dedica corpo e anima alla sua passione dominante: il teatro.

Nel 1923 scrive la sua prima commedia, inizio di una carriera che per il suo successo l’avrebbe portata a viaggiare in mezzo mondo, dall’Algeria al Canada, passando per Italia e la Palestina, partecipando alle rappresentazioni non solo come autrice, ma anche interprete di alcuni ruoli.

Ad un certo punto della sua vita accade qualcosa di straordinario: mentre viaggia sugli oceani o attraversa Paesi in treno comincia a sentire una voce che le parla e l'accompagna.

Gabrielle reagisce dapprima con incredulità, pensando di essere diventata schizofrenica, ma poi comprende che la voce è reale e non proviene da lei: è Gesù che le parla nei posti più impensati: per strada, sul treno, in nave, persino prima di entrare in scena.

Comincia, allora, a raccogliere le frasi che ascolta in un diario che porta con sé per anni e che vede la luce nella sua totalità solo alla sua morte.

Proprio questo diario, conosciuto col titolo Lui & io, è diventato nel corso degli anni uno dei libri spirituali più letti del XX secolo, circostanza veramente eccezionale se si pensa che l'autrice non è una religiosa ma vive nel mondo, completamente immersa nelle vicende quotidiane comuni a tutti.

La particolarità di questo libro è che Gesù parla con un linguaggio moderno e diretto, ma la cosa più sorprendente è che quello che dice ti viene voglia di metterlo in pratica appeno lo hai letto.

Le citazioni che seguono sono brevi estratti dall’opera, che si caratterizza per il fatto che spesso contiene frasi brevi, molto familiari, espressioni di un autentico dialogo tra amici.

1 giugno 1939

“Vorrei che non si avesse più paura di me, che si guardasse il mio cuore pieno d’amore, che si parlasse con me come con un Fratello diletto. Per alcuni, sono uno sconosciuto. Per altri, un estraneo, un maestro severo, un esattore. Pochi vengono da me come si va in una famiglia amata. E il mio amore è lì che aspetta. Tu, di’ loro di venire, di entrare, di affidarsi all’Amore così come sono. Così come sono. Io li ristorerò, li cambierò. Avranno una gioia che non conoscono. Io solo posso darla. Ma che vengano! Di’ loro che vengano!” (con una voce piena di un grande desiderio).

31 luglio 1939

“Vivi unicamente per me. Quando parli, si veda bene che in te ci sono solo io. Non temere di nominarmi nelle conversazioni. Tutti, senza saperlo, hanno bisogno di me. E il nome di Dio può svegliare il Bene nelle anime. Tu ne prenderai l’abitudine. Io ti aiuterò. Si verrà da te per sentire parlare di me. Perché dovresti temere, dato che io farò la maggior parte del tuo lavoro? Aiutarvi è la mia felicità. Chiamatemi in vostro soccorso, mie amate anime. Voi avete la libertà di volermi o di non volermi; e io resto qui, aspettando la vostra decisione con il cuore che batte. Il mio cuore desideroso della vostra scelta. Ama seminare il mio nome nelle parole che pronunci. Come una tenera riparazione per il dolore che mi procurano coloro che vogliono cancellarmi da tutto, persino dall’anima dei fanciulli. Semina il mio nome, io lo farò crescere”.

20 febbraio 1941

"Ecco la scena: due amici s’avvicinano da punti opposti della strada, si riconoscono e corrono l’un verso l’altro per abbracciarsi. Questi due amici siamo noi. Non lasciarmi mai solo sulla strada. Sono alla ricerca frenetica di te e tu invece non arrivi mai".

25 dicembre 1947

"Il buon ladrone ha compreso l’amore e ha mandato un grido di dolore. Pochi istanti dopo si riposava sul mio cuore. L’amore chiama l’amore. Rispondimi. Ho sete di te. Che cosa ti impedisce di venire? I tuoi peccati ripetuti? Le tue infedeltà? Le distrazioni? Le dimenticanze? Le memorie peccaminose? M’incarico io di tutto. Raccolgo le miserie e le cambio in gioielli preziosi. Dammi tutto: vuoi dire che rimane ancora qualcosa in te che non appartiene già a me?"