giovedì 10 dicembre 2015

le cose che non sopporto

I genitori che portano ancora i bambini, ormai già grandi, in passeggino; (confesso che più di una volta mi ha assalito la tentazione di dirgli che di questo passo faranno dei loro figli dei debosciati, ma poi non lo dico mai, non tanto per timore della risposta più scontata: "perché non ti fai i c... tuoi?", quanto per paura di beccare l'unico bambino paraplegico in circolazione a quell'ora.

Soltanto l'idea che qualcuno possa leggere un libro di Bruno Vespa.

Le ragnatele che mi si appiccicano sulla faccia mentre cammino in mezzo ai boschi.

Il riso con i piselli.

La gente in coda per acquistare l'ultimo modello di iPhone.

Gli uomini che vanno a farsi le lampade; (posso riuscire anche ad accettare con fatica che ci vada una donna, ma solo l'idea che ci possa andare un uomo mi fa uscire dai gangheri).

Vedere gente che cucina in televisione; (sembra che ormai siano diventati tutti grandi chef e ci tengano a dimostrarlo; basta, non se ne può più: aridatece gli spaghetti aglio e oglio!!!).

Le signore che portano i loro bei cagnolini avvolti in morbide pellicce alla moda.

I tatuaggi che escono da tutte le parti;  (soltanto l'idea che un giornale o un servizio televisivo debba raccontarci in quali parti del corpo è stato fatto l'ultimo tatuaggio di Neviano o Sempronia mi sconvolge).

Il fatto che se uno ammazza un cane rischia una condanna penale e se ammazza un bambino in attesa di nascere esercita un diritto di libertà.

Solo l'idea che a qualcuno possa venire in mente di guardare un reality in televisione.

Gli individui che mi camminano alle spalle; (mi inquietano al punto che devo fermarmi e farli passare avanti).

Le persone che fanno la fila per comprare l'ultimo gusto delle cialde prodotte dalla nota marca di caffè espresso; (ma avete mai provato la vecchia caffettiera napoletana? Perché fare il caffè è un'arte!!!).

Seguiranno aggiornamenti...


venerdì 20 novembre 2015

la croce e la mezza luna

Loro non lo sanno ma la verità è che più fanno attentati più ci rafforzano.
Per islamizzare l'occidente, infatti, sarebbe bastato solo attendere qualche anno.
Proprio nel momento in cui quasi tutta l'Europa aveva aperto le porte ai profughi, in gran parte musulmani, sarebbe bastato attendere che le loro famiglie si stabilissero sul territorio europeo in massa e cominciassero lentamente a colonizzare la sonnolenta cultura occidentale.
E siccome le loro famiglie si riproducono a ritmo almeno triplo rispetto alle sonnolenti famiglie occidentali, nel giro di pochi anni avrebbero avuto la maggioranza anche parlamentare necessaria per proclamare lo stato islamico in tutta L'Europa senza sparare un solo colpo, costringendo le sonnolente donne occidentali a non mostrare più il loro volto gentile in pubblico e i democratici uomini europei ad osservare il ramadan con tutti gli annessi e connessi.
Tutto quello che sono riusciti ad ottenere con questi attentati è invece il risveglio delle radici cristiane degli europei.
"La Francia si riscopre cristiana", titolava solo qualche giorno fa qualche giornale nazionale; perché quello che loro non sanno è che più ci uccidono più ci rendono forti.
E' lo stesso errore commesso duemila anni fa dai gentili pagani, che pensavano di annientare i cristiani dandoli in pasto alle belve feroci nell'arena al cospetto di folle urlanti ed invasate. Ma più ne uccidevano più ne nascevano di nuovi, rafforzati dal sangue dei martiri, fino a conquistare l'impero più potente che la terra abbia mai visto. La stessa cosa succederà se questi fanatici dello stato islamico continueranno a mietere vittime ed a compiere stragi in Europa:
realizzeranno il miracolo di vedere rinascere l'identità cristiana dell'occidente contro la quale non hanno nessuna possibilità di vittoria, perché tra Cristo e Maometto c'è un abisso;
lo stesso abisso che separa la verità dalla menzogna.
E i motivi di questa abissale distanza li ho già spiegati qua.
Adesso hanno dichiarato di attaccare Roma l'8 dicembre, giorno di apertura della porta santa per il Giubileo della misericordia;
dimenticano ancora però che l'8 dicembre è l'Immacolata Concezione di Maria e contro la Madonna si sono già sfracellati diverse volte.
Per ricordarsene basterebbe studiare cosa è successo a Lepanto 500 anni fa o rileggersi la vicenda di Marco D'Aviano.
Ma non so se i figli di Hallah abbiano la storia come materia di studio.



mercoledì 4 novembre 2015

un cuore pensante

Non conosciamo il suo volto né il suo nome, eppure una parte molto profonda di noi ci fa intuire la necessità della sua presenza.
C'è un'ombra di nostalgia in fondo a ogni nostra azione.
Di notte dormiamo, ma il nostro cuore resta sospeso, vigile, veglia.
Non sappiamo se chiamerà forte il nostro nome, oppure se incroceremo i suoi occhi tra la folla.
Non sappiamo come faremo a sapere che quegli occhi sono davvero i suoi.
Quelli che ci cercavano.
Quelli che noi cercavamo.
All'inizio del cammino, l'unica cosa che ci è chiara è l'assenza, e che questa assenza molto rapidamente si trasforma in sete.
Una sete terribile che non viene soddisfatta da nessuna delle bevande che generosamente ci vengono offerte.
Anzi paradossalmente più beviamo, più abbiamo sete.
Non c'è aranciata, né gazzosa, né birra, non c'è bicchiere, né bottiglia, né botte in grado di dissetarci.
Per questo camminiamo, per questo andiamo avanti.
Per cercare la sorgente.
Susanna Tamaro, Un cuore pensante

La sensazione prevalente che mi ha assalito mentre leggevo questo libro è l'incredulità: non credevo ai miei occhi!!!
Molte frasi, descrizioni di stati d'animo e sentimenti le avevo già scritte io quasi identiche.
Possono esistere fenomeni di telepatia letteraria???

martedì 13 ottobre 2015

Una storia americana

Arthur Boyle (Artie per gli amici) è un signore del Massachussetts.
Da buon americano cattolico ha tredici figli, tutti avuti da Judi, unico amore della sua vita.
Si sono innamorati che lui aveva dodici anni e lei undici. Quando si sono sposati, lui ne aveva diciannove.
Insomma, una storia, la sua, alla Frank Capra, regista per cui la vita è sempre una cosa meravigliosa e piena di sorprese, anche quando uno dei tuoi figli presenta un handicap e un altro è morto troppo presto (come è accaduto ad Artie).
E di sorprese Artie ne ha avute due, una cattiva e una buona.
Cominciamo dalla cattiva.
A quarantacinque anni si è ritrovato con un brutto male.
Visite, consulti, operazioni, insomma tutto l’apparato consueto che d’improvviso popola di medici e infermieri le giornate, che diventano un susseguirsi di appuntamenti, sale d’attesa, prelievi, ansie.
Ad Artie viene detto che non ha speranza: gli rimangono al massimo pochi mesi di vita.
Ma Artie ha una famiglia alle spalle.
E questa si attiva.
Dove non arriva il medico, arriva la preghiera; quando la scienza getta la spugna, il credente non ha ancora esaurito le sue chances.
Così, un cognato e un amico lo convincono a farsi accompagnare a Medjugorje.
I medici non sono d’accordo, perché Artie è messo davvero male: le metastasi si sono ormai diffuse. Ma per il terzetto è, semmai, un motivo in più per andare.
In cima al Krizevac, il “malato terminale” avverte un acuto dolore e un forte senso di soffocamento; gli accompagnatori temono che, come dicevano i medici, stia morendo per lo sforzo dell’arrampicata.
Invece Artie è sicuro che la Madonna lo abbia guarito.
Ritornato in America i medici scoprono che il tumore è sparito.
Boyle ha atteso fino allo scorso anno per dare alle stampe il resoconto di quanto accaduto ed il suo libro è diventato un bestseller, dopo aver fatto il giro dei media statunitensi.
Ora il libro esce in Italia per le edizioni Ares: Sei mesi di vita. Ma la Madonna è intervenuta a Medjugorje.
Artie si è affidato a una scrittrice professionista (che ha cofirmato) e, visto che c’era, ha coinvolto personaggi eccellenti come Jim Caviezel (il Gesù di The Passion), Raymond Flynn (ex ambasciatore Usa presso la Santa Sede), Ivan Dragicevic (uno dei veggenti bosniaci, che vive in Massachussetts), Bobby Orr (una leggenda dell’hockey su ghiaccio), una famosa attrice, un direttore di giornale…
Ha fatto un’americanata, insomma, ma è più che altro un botto pirotecnico di gioia. E di riconoscenza alla Gospa.
Al Massachussetts General Hospital dicono che "le possibilità di sopravvivenza in questo stadio del tumore, e con questa velocità di sviluppo, sono pari a zero».
Un altro dei medici che seguivano Artie confessa: «Ogni volta che lo incontro mi sento sicuro che Dio esiste».
Un miracolo della fede? Sì, certo, della fede di pochi: la moglie, il cognato, l’amico del cuore.
Artie stesso non era granché roccioso al riguardo; né i suoi numerosi figli, giovani americani dell’era Obama. Ma adesso, ecco che cosa dice uno di loro, Brian, giocatore di hockey (su ghiaccio pure lui) nella squadra dei New York Rangers:
«La guarigione di mio padre è stata una fonte di conversione per me e per i miei undici fratelli. Ci ha cambiato tutti per sempre».
Due miracoli al prezzo di uno, il secondo più importante del primo. Già, perché lo si dimentica sempre: la guarigione fisica è niente rispetto alla conversione spirituale.

Arthur P. Boyle con Eileen McAvoy Boylen, Sei mesi di vita. Ma la Madonna è intervenuta a Medjugorje (Ares), «con Invito alla lettura di Jim Caviezel, Ivan Dragicevic e molti  altri…».

sabato 3 ottobre 2015

la superficie dell'amore

Non esiste nulla che più dell'amore

occupi sulla superficie della vita umana 

più spazio, e non esiste nulla che più 

dell'amore sia sconosciuto e misterioso.

Divergenza tra quello che si trova in 

superficie e quello che è il mistero 

dell'amore – ecco la fonte del dramma.

Questo è uno dei più grandi drammi 

dell'esistenza umana.

La superficie dell'amore ha una sua 

corrente, corrente rapida, sfavillante, 

facile al mutamento.

Caleidoscopio di onde e di situazioni 

così piene di fascino.

Questa corrente diventa spesso tanto 

vorticosa da travolgere la gente, donne 

e uomini.

Convinti di aver toccato il settimo cielo 

dell'amore – non lo hanno nemmeno 

sfiorato.

Sono felici un istante, quando credono 

di aver raggiunto i 

confini dell'esistenza, e di aver 

strappato tutti i veli, senza residui.

Sì, infatti: sull'altra sponda non è 

rimasto niente, dopo il rapimento non 

rimane nulla, non c'è più nulla.

Non può, non può finire così! Ascoltate, 

non può.

L'uomo e un continuum, una integrità e 

continuità – dunque non può rimanere 

un niente.

L'amore non è un avventura. Prende 

sapore da un uomo intero. Ha il suo 

peso specifico. È il peso di tutto il suo 

destino.

Non può durare un solo momento.

L'eternità dell'uomo passa attraverso 

l'amore. Ecco perché si ritrova nella 

dimensione di Dio

Perché amare vuol dire donare la vita

sprigionare dalle profondità dell'anima 

l'acqua della sorgente, l'anima che 

brucia, arde senza fiamma, ma non 

riesce a ridursi in cenere.


 Karol Wojtyla,  La bottega dell'orefice

mercoledì 23 settembre 2015

Né morte né vita

Il video che segue non è il solito filmato strappalacrime, pur toccando un tema drammatico e apparentemente triste.
A me ha trasmesso un sentimento di gioia e non di malinconia.
Mi ha colpito perché dimostra ancora una volta come l'amore sia molto più forte della morte e alla fine vince sempre.
Mi ha toccato il cuore la leggerezza e, insieme, la profondità con la quale questa madre pronuncia quell'i love you: tre parole che fanno comprendere più di mille discorsi.
Mi ha sorpreso vedere incarnate quelle parole di Paolo, a distanza di circa duemila anni dal giorno in cui furono pronunciate: "Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio".

martedì 15 settembre 2015

Rivoluzioni

Si racconta che il rivoluzionario sovietico Анатолий Васильевич Луначарский (1875– 1933) dopo la "primavera" del '17 fu membro attivo nella difesa del patrimonio storico e culturale della Russia e, disconoscendone l'enorme eredità spirituale, si occupò di fare propaganda antireligiosa in tutta l'Unione.
Conosciuto anche come "l'uomo che fucilò Dio": Anatolij Vasil'evič Lunačarskij presiedeva il Tribunale che iniziò un vero e proprio processo a Dio per crimini contro l'umanità.
Sul banco degli imputati fu deposta una bibbia e il tribunale, dopo accurata istruttoria, condannò Dio alla pena capitale.
La mattina seguente fu eseguita la sentenza:
cinque raffiche di mitra contro il cielo.
Il corpo senza vita della vittima, però, non fu possibile rinvenire in alcun luogo, tanto che, da fonti ritenute da più parti assolutamente attendibili, parrebbe che a tutt'oggi ci sia ancora una cellula del partito intenta a cercarlo.