martedì 7 giugno 2016

Ricevere amore e perdono senza averli meritati

Si fa un gran parlare di misericordia quest'anno e nessuno si è preoccupato ancora di spiegare che cos'è veramente la misericordia.
La storia che segue credo sia la più adatta a rendere l'idea ed è stata raccontata da una suora americana che l'aveva ascoltata dalla bocca di una consorella polacca presente ai fatti narrati.
Nel lager di Auschwitz in Polonia morirono circa tre milioni di persone, un sesto degli ebrei uccisi durante l’Olocausto, insieme a diversi cristiani e santi come san Massimiliano Kolbe e santa Benedetta dalla Croce (Edith Stein).
Rudolf Höss, soprannominato “l'animale” dai sopravvissuti allo sterminio, nei tre anni di mandato come comandante diresse l’esecuzione di oltre 2 milioni e mezzo di detenuti e assistette alla morte per fame o malattia di un altro mezzo milione.
Finito il suo mandato, supervisionò anche l’esecuzione di 400 mila ebrei ungheresi.
Höss compì un solo atto di umanità.
Un giorno portarono ad Auschwitz «un’intera comunità di gesuiti» tranne il superiore, che quel giorno si trovava lontano dal convento, e questo, il giorno dopo, disperato, volle raggiungere i suoi confratelli intrufolandosi nel campo di concentramento.
Le guardie lo scoprirono e lo portarono da Höss, certi che il comandante avrebbe ordinato la sua esecuzione.
Invece Hoss fece una cosa che non aveva mai fatto: liberò il sacerdote, lasciando le guardie sconcertate.

Quando la guerra finì Höss fu arrestato e condannato a morte per crimini contro l’umanità. Ma l’ex comandante non era terrorizzato tanto dalla morte quanto dalla detenzione, convinto che le guardie polacche si sarebbero vendicate «torturandolo per tutto il tempo della prigionia e provocandogli una pena inimmaginabile».
La sua sorpresa fu quindi enorme quando vide che "uomini le cui mogli, figlie e figli, erano stati uccisi ad Aushwitz, lo trattavano invece con dignità".
Non riusciva a farsene una ragione.
Secondo le suore fu quello il momento della conversione: quello della misericordia, che è «l’amore che non meritiamo».
Sì, «non meritava il loro perdono, bontà, gentilezza. Eppure li ricevette tutti».

Höss, cresciuto in quella fede cattolica che poi abbandonò in gioventù, chiese di potersi confessare.
Le guardie provarono a cercare un sacerdote disponibile, ma «le ferite ancora molto vive» non resero facile trovare chi «volesse ascoltare la sua confessione».
E infatti «non trovarono nessuno».
L’ex comandante si ricordò improvvisamente di quel gesuita, padre Wladyslaw Lohn, che aveva risparmiato anni prima.
Supplicò le guardie di cercarlo.
Il gesuita, rintracciato proprio nel santuario della Divina misericordia di Cracovia, dove era diventato cappellano delle suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, accettò di confessare Höss.

La confessione «durò molto a lungo, finché non gli diede l’assoluzione: “Ti sono perdonati i tuoi peccati. Rudolf Hoss Vai in pace».
Il giorno successivo, prima dell’esecuzione, il gesuita tornò per dare la Comunione al condannato.
La guardia che era presente confessò poi che quello fu uno dei momenti più belli della sua vita: «Vedere quell’animale in ginocchio, con le lacrime agli occhi, come un bambino che sta per ricevere la Prima Comunione, Gesù, con il cuore».

10 commenti:

  1. Ciao Luigi.
    Il perdono e la misericordia. Per noi cristiani dovrebbe essere semplice e doveroso ma no...non è così.
    Osservando la realtà nessuno riesce veramente a perdonare qualcuno. Questo è il motivo principale, credo, per cui si è voluto mettere in atto l'anno della Misericordia.
    Uno dei molteplici motivi è la mancanza di fiducia in Dio è nel prossimo.
    Si ha paura di ricevere, dopo il perdono, di nuovo gli stessi torti subiti e si tende per questo ad allontanare colui che te li ha causati.
    Ammetto, lo faccio anch'io. Forse perché mi è capitato più e più volte di perdonare e di essere nuovamente tradita.
    È autodifesa ed anche se sbagliamo con consapevolezza, perdoniamo poco e male.
    Forse se il perdonato si rendesse veramente conto della positività che porta il perdono e perdonasse allo stesso modo anche lui, questa difficoltà si ridurrebbe e potremmo finalmente avere un mondo di pace.
    Inoltre la Misericordia è anche avere cuore grande per il prossimo, aiutare è forse un modo per comprendere meglio il senso del perdono, aiutare davvero...senza secondo fini...sarebbe come una lezione lenta che ci porterà a raggiungere il fine ultimo che è l'amore per Dio è per il prossimo.
    Questa lezione la sto seguendo anch'io ma dopo tandem delusioni e negatività è davvero difficile. Continuerò a provarci però...anche questo è imparare a vivere.
    Scusami se mi sono dilungata tanto. Abbraccio grande e felice continuazione di vita, ciao!

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    1. carissima Pia, sono d'accordo con te su tutto: noi uomini non siamo capaci di perdonare veramente di cuore; abbiamo bisogno di una grazia di Dio per riuscirci, come questa storia dimostra in maniera lampante.
      Soltanto Dio sa perdonare veramente, ogni volta, nonostante i nostri continui tradimenti, perchè ci tratta come figli, anche se non abbiamo nessun merito ad esserlo.
      un figlio è amato perchè è figlio, non perchè è buono, bravo e simpatico.
      Dio ci insegna l'amore incondizionato, disponibile per chiunque voglia accoglierlo, indipendentemente dai suoi meriti personali, e questo è un mistero che forse non riusciremo mai a capire abbastanza su questa terra.
      Un abbraccio forte forte

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  2. Che bella storia mi ha molto toccato e meriterebbe una bella discussione, personalmente non riesco a perdonare mai forse devo imparare qualcosa

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    1. bentrovato Carmine, hai pienamente ragione: è un argomento che richiederebbe un continuo approfondimento; io cerco di perdonare provando a mettermi nei panni degli altri, e devo riconoscere che ho ricevuto anch'io tanto amore e perdono del tutto immeritati!!!
      Spero di rivederti presto

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  3. Che storia commovente... anche se mi sembra che "perdonare" sia molto difficile...
    Buona domenica

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    1. grazie Titti, buona settimana!!!

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  4. Non è assolutamente facile pardonare, perchè non si tratta di conformarsi ad una regola a parole...Penso che perdonare significhi ricostruire dentro di noi un'immagine positiva della persona che ci ha fatto un torto, darle una possibilità senza etichettarla.
    Grazie di questo post, Luigi!!!

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    1. in effetti questa è una prospettiva molto interessante Annamaria: se impariamo a valorizzare gli aspetti positivi delle persone moleste, forse ci riuscirà più semplice comprenderli e scusarli.

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  5. Commentare un post di questo tipo mi risulta difficilissimo, probabilmente perché la misericordia e il perdono vanno aldilà di qualsiasi ragionevole spiegazione o aspettativa. Grazie per questa bellissima testimonianza!

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    1. hai ragione Silvana, il perdono ha più a che fare col cuore che con l'intelligenza!!!
      Buona giornata

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