giovedì 7 dicembre 2017

Van Gogh vive

"Una volta ho visto un bel quadro; era un paesaggio serale.
In lontananza, sulla destra, una fila di colline, azzurre nel cielo della sera.
In queste colline lo splendore del tramonto, le nubi grigie costellate d'argento e d'oro e porpora.
Il paesaggio è una pianura o una brughiera, coperta d'erba e di steli gialli, era infatti autunno.
Il paesaggio è tagliato da una strada che porta a un alto monte, lontano, molto lontano; sulla sua cima una città che il sole al tramonto fa risplendere.
Sulla strada cammina un pellegrino col suo bastone. E questi incontra una donna - o una figura in nero - che richiama un'espressione di San Paolo: afflitto ma sempre lieto.
Quest'angelo di Dio è stato posto qui per consolare il pellegrino e per rispondere alle sue parole.
E il pellegrino le chiede: "Questa strada è sempre in salita?". E la risposta è: "Certo, fino alla fine, sii attento".
E di nuovo egli chiede: "E il mio viaggio dovrà durare tutta la giornata?".
E la risposta è: "dal mattino, amico mio, fino a notte".
E il pellegrino allora prosegue, afflitto ma sempre lieto ».

Vincent van Gogh

Sono stato qualche giorno fa alla mostra multimediale "Van Gogh alive" e sono rimasto folgorato!!!
Il video che segue da qualche idea sulla straordinaria ambientazione che caratterizza la mostra.




sabato 2 dicembre 2017

la verità vi renderà liberi

La mia maestra era una donna d'altri tempi, devota e severissima.
Un giorno ci diede da scrivere un compito dal tema libero: ciascuno poteva scegliere quello che più gli interessava.
Eravamo ancora bambini di una scuola elementare d'altri tempi, con una maestra che già a quei tempi era lei stessa d'altri tempi; figuratevi la sorpresa quando lesse il titolo del mio tema: la libertà!!!
Non mi ricordo di aver scritto niente di speciale ma semplicemente la scelta del titolo fu considerata un evento inaudito.
All'epoca ero convinto che libertà significasse poter fare tutto quello che volevo; col tempo ho capito però che la libertà deve avere un necessario legame con la verità.
"Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi" dice Gesù nel vangelo.
Sono libero non quando faccio quello che voglio ma quando scelgo quello che è giusto.
Solo la verità libera l'uomo.
La verità su se stessi e sul mondo.
Ma qual'è questa verità che ci libera?
Non è una teoria; non è un'opinione; non è una ideologia; non è un concetto.
E' una persona.
"Io sono la via, la verità e la vita"; Gv. 14,6.
La verità si è incarnata.
Ha lavorato con mani d'uomo.
Ha parlato con voce umana.
Ha amato con cuore di carne.
Ha sofferto sino all'ultima goccia del suo sangue.
Per dirci cosa?
"Ecce homo"; questo è l'uomo.
Solo nella misura in cui ci identifichiamo con Lui saremo veramente liberi.
Il cristianesimo non è una religione; è un manuale d'istruzioni d'uso della vita.

mercoledì 8 novembre 2017

requiem

Non ho paura della morte.
Ho paura di una vita senza senso.
Ho sempre avvertito il bisogno inesauribile di essere utile.
Penso che l’inferno sarà popolato da persone che non avranno niente da fare per tutta l’eternità.
Durante il servizio militare fui assegnato al corpo “Genio guastatori”, uno di quelli più operativi dell’esercito italiano.
Gli ufficiali ci massacravano con marce interminabili e addestramenti specializzati nel trattare dinamite ed esplosivi: non avevamo davvero il tempo di annoiarci.
Ad un certo punto fui trasferito al Tribunale militare, ma prima di arrivarci passai un mese all’interno di una caserma specializzata in “logistica e trasmissioni”, dove eravamo abbandonati a noi stessi ed era un’impresa arrivare a sera con la sensazione di aver fatto qualcosa di sensato.
In quel posto mi resi conto di quanto potessero essere devastanti l’ozio e la noia: sembravamo dei morti viventi che si aggiravano nel cortile di un carcere disorientati e persi.
Quando arrivai al Tribunale militare scoprii poi che quasi tutte le notizie di suicidi di giovani in ferma temporanea che arrivavano ai giudici riguardavano militari che si trovavano in caserme dove non avevano nessun incarico da svolgere.
Mi è capitato spesso di visitare le tombe dei miei cari ed ogni volta che varco la soglia del cimitero rimango rapito dal misterioso fascino che promana da questo luogo.
Qualche volta mi soffermo a leggere le date che contrassegnano la vita, talvolta molto breve, di quei volti, spesso sconosciuti, che mi scrutano quasi a voler mettermi in guardia da un esistenza inutile.
Qualche volta mi sono attardato a visitare le zone più antiche di quel sacro luogo, dove la polvere del tempo appena lascia intravedere il viso di quelle persone ormai vissute oltre un secolo fa e di cui forse nessuno più serba il ricordo.
E’ impressionante contemplare quei volti cercando ogni volta di intuire dai loro lineamenti la storia di una vita, probabilmente intessuta di amore e di dolore; una storia di anime che non potrà essere più raccontata da nessuno se non nell’eternità.
Comprendo, allora, che l’unica ragione per la quale siamo stati creati è imparare ad amare, poiché della nostra vita solo l’amore resterà.

venerdì 6 ottobre 2017

Fame

Ho un rapporto un pò particolare con i mendicanti.

Li ammiro moltissimo per la loro capacità di capire subito se la persona che gli passa davanti è generosa o meno.
Ci avete mai fatto caso?
Tra una decina di persone che passano per strada riescono ad individuare subito quella che può dare loro qualcosa.
Basta un solo sguardo. 
Dopo qualche anno di onorata professione acquisiscono quella straordinaria sensibilità per leggere nel cuore delle persone che attraversano il loro cammino, comprendendo subito se gli occhi che incrociano appartengono ad un cuore aperto o chiuso, riuscendo così a fare breccia nelle anime più generose.
E' la fame, credo, il motivo di questa speciale abilità.
Mi veniva da riflettere, allora, se io ho la stessa fame sul piano spirituale.
Se riesco a riconoscere, guardandole negli occhi, quelle anime che hanno particolarmente bisogno di aiuto, di conforto, nonostante spesso il loro atteggiamento esterno tradisca una autosufficienza che in realtà non hanno.
Vi farò pescatori di uomini, ha detto un giorno Qualcuno.
Ma per diventare veri pescatori bisogna sperimentare la fame.
E' per questo che la società contemporanea è spiritualmente così povera: ha smesso di avere fame e non si accorge più del prossimo che passa chiedendo aiuto, spesso solo con uno sguardo. 

sabato 23 settembre 2017

Dulce Pontes

Un'altra scoperta sorprendente fatta in terra portoghese è la voce meravigliosa di questa ragazza lusitana, e della sua capacità straordinaria di rinnovare la musica tradizionale del paese attraverso una fusione unica che mescola la melodia classica del fado con la world music internazionale, riuscendo a ricamare con la sua voce magica melodie profonde e davvero originali.   
Del resto anche Ennio Morricone si è letteralmente innamorato di questa ragazza, tanto che nell’aprile 2003 Dulce Pontes si reca a Roma per dare voce ad alcune tra le melodie più famose del maestro romano e a cinque nuove composizioni scritte appositamente per lei.
Ne è nato addirittura un disco "Focus", che porta la duplice firma di Ennio Morricone e Dulce Pontes, uscito in Italia con l’etichetta Universal.
Per citare le parole di Morricone su questo progetto: “Credo che questo disco sia una delle cose più importanti che io abbia mai realizzato con una cantante. Sapevo già che il risultato finale sarebbe stato un successo, ma non immaginavo che l’intera esperienza sarebbe stata così straordinaria…. Le qualità vocali che Dulce esprime in questo disco sono così versatili, così complete ed incredibilmente varie, tanto da toccare ogni aspetto del canto, ogni tipo di canto”.
Il successo, tuttavia, non ha incrinato per niente la magia della sua voce, che ha mantenuto quella freschezza ed originalità degli esordi:
"i concerti sono i momenti più felici e intensi della mia vita", racconta; "mi danno la sensazione di ricevere un dono, di avere una ragione di vita".
Ma la chiave del successo di Dulce Pontes è contenuta in una sua dichiarazione: "Sono più interessata alla passione che alla tecnica".
Solo questa attitudine "istintiva" alla musica può spiegare, ad esempio, perché un'audience di giapponesi, che non capiscono una parola della sua lingua e non hanno alcuna nozione del fado, possa restare irretita dalle sue canzoni e continuare a cantarle insieme a lei.
"Alla fine, nessuno è un isola impenetrabile".
E la voce di Dulce Pontes suona come una sorta di oceano per tutte le isole del mondo.