mercoledì 13 febbraio 2019

Uno sguardo nuovo sul mondo

In una lettera al fratello Theo, Vincent Van Gogh descrive l'angoscia che prova il pittore di fronte alla tela bianca.
Si tratta di uno stato d'animo comune a molti artisti: richiama, infatti, l'angoscia dello scrittore davanti al foglio bianco; quella del musicista di fronte al silenzio, quella dello scultore di fronte ad un blocco di marmo informe.
Al riguardo, si racconta che il pittore veneziano Emilio Vedova, quando i suoi allievi rimanevano paralizzati di fronte alla tela bianca, passasse con una scopa ed un secchio pieno di colori e tracciasse una striscia a caso sulla tela per stimolare i giovani a "rompere gli schemi" nei quali erano ingabbiati.
Questo gesto, a giudizio dello psicoterapeuta Massimo Recalcati, che lo rievoca, serviva a dare avvio al processo creativo, che suppone sempre un superamento degli schemi tradizionali.
Per superare l'angoscia della creazione, allora, sembrerebbe necessario dimenticarsi di tutti gli artisti precedenti e provare a guardare il mondo con occhi nuovi.
In effetti, è proprio quello che hanno fatto i grandi innovatori: il loro sguardo sul mondo è stato sempre di una originalità senza precedenti.
Nel processo creativo la tecnica non basta.
C'è bisogno di qualcosa in più: la manifestazione della propria interiorità, che è sempre unica e originale.
L'arte nasce sempre da questo nucleo profondo ed originale che fa di ogni uomo un soggetto unico e diverso da ogni altro e rende possibile generare uno sguardo nuovo sul mondo.
Il modo migliore per spiegare la vita è raccontare sé stessi.


giovedì 24 gennaio 2019

Testimonianza meravigliosa

Come è noto Claudia Koll alcuni anni fa ha cambiato vita.
Da attrice di film erotici è diventata testimone dell'amore di Dio nel mondo.
Come è avvenuta questa conversione però non l'avevo mai sentito.
Mi sono imbattuto per caso in questo video che riporta una sua testimonianza a Malta nel 2016.
Credo che la sua visione valga più di mille libri di teologia.
Prendetevi tutto il tempo ma guardatelo fino alla fine però: vi prometto che non ve ne pentirete.
A me ha insegnato molte cose.


lunedì 21 gennaio 2019

la sindrome dell'impostore

E' un modo informale e non tecnico per definire una strana condizione mentale. Quella di chi, avendo ottenuto ampi e ripetuti riconoscimenti del proprio valore e una (meritata) dose di successo, di quel successo si sente indegno o immeritevole. E continua a sentirsi così nonostante ogni oggettiva evidenza contraria.
Soffrono di sindrome dell’impostore scrittori e musicisti, uomini d’affari, professionisti. Le donne, specie quelle che ottengono buoni risultati in ambienti di lavoro prettamente maschili, ne soffrono più degli uomini.
Ma nessuno è immune, e anche se il fenomeno è stato identificato per la prima volta negli anni Settanta, gli psicologi dicono che sembra essere sempre più diffuso nel mondo odierno, ipercompetitivo ed economicamente insicuro.
Aggiungo che l’aggressività diffusa in rete contro chiunque, per qualsiasi motivo, abbia conquistato una dose di visibilità non semplifica certo le cose.
Il fatto curioso è che conseguire nuovi risultati positivi, guadagnarsi ulteriori riconoscimenti, far carriera o acquisire nuove conoscenze non sembra migliorare lo stato d’animo.
Anzi: il senso di inadeguatezza può anche crescere.
Le cause sono facilmente intuibili: teme di non essere all’altezza delle attese o della percezione altrui chi è più portato all’introspezione e al pensiero critico (e autocritico). Chi per motivi di educazione o semplicemente di stile trova imbarazzante pavoneggiarsi. Oppure chi ha la (fondata, sana e realistica) consapevolezza di poter sbagliare, e si trova a confronto con persone che, almeno in apparenza, sono del tutto certe di essere nel giusto. Infine, chi ha un forte senso del dovere, e del dover corrispondere alle aspettative sempre, e magari superandole.
Un discreto modo per gestire il disagio è dirsi che le persone di cui conviene davvero diffidare sono proprio quelle che, non avendo mai coltivato il minimo dubbio su se stesse, non hanno mai nemmeno sperimentato la sindrome dell’impostore. E sono (ovviamente senza rendersene conto) intrappolate in un bias (una trappola cognitiva) assai più pericoloso.
Beati gli incompetenti? Le persone davvero incompetenti, e proprio perché sono incompetenti, non si rendono conto dei propri limiti ed errori. E nemmeno delle effettive capacità degli altri. Dunque, dunque tendono costantemente a sovrastimare le proprie prestazioni.
Per molti versi, la sindrome dell’impostore è il fenomeno speculare: del resto il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio (William Shakespeare).
Qualche consiglio sensato e opportuno per convivere con la sindrome dell’impostore, se per caso ne soffrite. Per esempio, dovreste notare che momenti di fiducia ed entusiasmo possono naturalmente alternarsi a momenti di dubbio: sono condizioni temporanee, e la cosa migliore da fare è godersi i momenti di fiducia (finché continuano) e ricordare che quelli di sfiducia sono passeggeri.
Inoltre, dovreste imparare ad accettare i complimenti, controllando la reazione automatica a diminuirli (è stata solo questione di fortuna… non capisco come mai ce l’ho fatta… oh, no, non ho combinato niente di speciale…). Un “grazie” di cuore basta e avanza, ed è più sano.
E poi: dovreste convincervi che fare meglio in assoluto è un obiettivo irrealistico. Più sensato proporvi di fare al vostro meglio quel che c’è da fare.

Infine: ogni tanto, val la pena di ripercorrere la vostra storia, magari anche scrivendola, e ricordando la fatica, l’impegno (e i fallimenti) che hanno preceduto i successi ottenuti. Anche parlare con le altre persone aiuta. Potreste perfino scoprire che proprio quelle che apprezzate e stimate di più soffrono, a loro volta, della sindrome dell’impostore.
Annamaria testa (nuovoeutile.it)
Come mai mi ci ritrovo così tanto???

giovedì 10 gennaio 2019

buoni propositi

Mi sono iscritto a facebook.
Me l'ha ordinato il medico.
"Non sono il tipo", ho obiettato.
"Fa niente", ha replicato.
"Devi essere più comunicativo", ha insistito.
Pensare meno e parlare di più.
Non è necessario dire cose sensate.
Esci per strada. Tocca le donne. Fatti un selfie.
Partecipa alle feste. Vai a ballare. 
Organizza un party.
Non puoi pensare soltanto ad essere quello che sei: devi anche fare in modo che la tua natura appaia all'esterno.
E poi tutte queste menate sull'infinito, l'anima, il vuoto, il tempo e l'eternità; ma che palle!!!
Beviti uno spritz ogni tanto.
Fuma una sigaretta.
Sbilanciati una buona volta.
Vai al cinema.
Stabilisci relazioni sociali.
Impegnati in politica.
E ridi, ridi, ridi di più, senza timore di sembrare un deficiente, perché di fatto lo sei e va bene così.
E se ancora non ti bastasse, comprati un cane.
Scriviti in palestra. Vai alle terme.
Basta correre in mezzo ai boschi sempre da solo.
Fai una telefonata a qualcuno finalmente e parla, parla, parla fino allo sfinimento!!!
Abbonati alla stagione teatrale.
Vai a fare shopping. Ascolta un concerto.
Impara a dipingere.
Spara qualche stronzata.

Benvenuti nel nuovo anno


martedì 4 dicembre 2018

non preoccupatevi

C'e' una frase del Vangelo che mi ha sempre affascinato: “non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena”; Mt. 6,24.
La nuova traduzione è ancora più incoraggiante: "...perché il domani si preoccuperà di se stesso".
Vivere il presente senza preoccuparsi troppo del futuro può rendere notevolmente più gradevole una vita in cui troppe sono le preoccupazioni inutili che spesso ci tolgono la serenità per pensare alle cose che veramente contano.
La maggior parte delle nostre preoccupazioni per il futuro non ha ragion d’essere.
Molti problemi che ci assillano non arriveranno mai sul nostro tavolo poiché, se riusciamo a mettere ordine nelle preoccupazioni, e li affrontiamo a tempo debito, si risolveranno da soli.
Ad una mamma che aveva osato avere nove figli, una donna domandò in tono di rimprovero: “ma come ha fatto signora ad avere tutti questi figli?”. “Uno alla volta” rispose saggiamente la prima.
Se cerchiamo di risolvere i problemi uno alla volta ne guadagneremo tanto in serenità e riusciremo a trovare tempo prezioso per pensare a tante altre cose che ci stanno a cuore.
Nel lavoro, poi, l’ordine nelle preoccupazioni è fondamentale per sopravvivere: se, infatti, abbiamo sulla scrivania tutte le pratiche da sbrigare per i prossimi dodici mesi, facilmente ci faremo prendere dall’angoscia; viceversa, se tiriamo fuori un fascicolo alla volta, quello più urgente, lavoreremo con molta più tranquillità e ci accorgeremo che molte di quelle pratiche che tanto ci spaventavano, se le esaminiamo a tempo debito, perderanno gran parte della difficoltà che ci incuteva tanto timore.
E non si tratta di essere imprevidenti, ma semplicemente di evitare le preoccupazioni inutili, in un tempo in cui la stragrande maggioranza delle persone è angosciata dai segni dei tempi, che lasciano presagire un futuro pieno di incertezze e catastrofi.
Quanto è importante allora credere davvero che "il domani si preoccuperà di se stesso" ed è inutile che perdiamo la pace oggi per quello che forse accadrà domani, perché "a ciascun giorno basta la sua pena".

lunedì 5 novembre 2018

l'infinito umano

Qualche giorno fa una persona a cui sono molto legato, e grato perché mi conosce in profondità, mi ha ricordato il mio nome segreto, descritto in questo luogo e spiegato meglio poco dopo.
Mi sono chiesto, allora, cosa è cambiato da allora.
Gli anni trascorsi hanno modificato o no la mia percezione del mondo, della vita e di me stesso?
Qualcosa è cambiato.
Oggi ho una maggiore consapevolezza del fatto che la chiave per aprire la porta esiste ed è reale, anche se riesco ad intravederne soltanto i contorni.
L'infinita ricerca perciò continua, perché la solitudine immensa permane.
Ho imparato a guardarla in faccia però. E a darle un nome.
Adesso mi conosco meglio e so che non posso fidarmi di me stesso.
la mia intima essenza è la miseria: sono solo una manciata di fango.
Vivificata dalla Grazia però.
E sento spesso risuonare in me le parole rivolte alla Maddalena accanto al sepolcro vuoto: perché piangi? Cosa cerchi?
Sono qui, davanti a te, perché non riesci a vedermi? Io non ti ho mai abbandonato.
Cosa cerco, allora, veramente?
La risposta può essere semplice o molto complicata.
Cerco Qualcuno capace di riempire il vuoto che sento nell'anima, che è talmente profondo che nessuna creatura umana, nessun anelito terreno, nessun bene presente nel mondo può colmare.
E' una disgrazia o una grazia?
questa è la vera domanda.
L'infinito umano è tutto qui.


venerdì 26 ottobre 2018

true love waits

L'amore vero sa attendere
perché la vita è attesa
febbrile, paziente, snervante attesa
e cosa attendiamo se non l'Amore
capace di incendiare il nostro cuore?