giovedì 14 novembre 2019

vietato morire

Se tornassi alla fonte
al luogo della partenza
ai piedi della montagna
al porto dell'imbarco
al capo del filo
alla prima luce del mattino
al primo rintocco
all'inizio del sentiero
in fondo alla scala
al grido prima dell'eco
alla corda tesa dell'arco
alla prima nota del canto
al primo battito del cuore
allo sparo di partenza
al di là del ponte
all'inizio del solco
alla valigia da fare
alla vigilia della festa
non porterei nulla con me
solo questa piccola luce
che sta nascendo proprio adesso

Andrea Chimenti 


venerdì 1 novembre 2019

cardiopoiesis

Mi si è spezzato il cuore.
Lo stavo sfilando dal petto
– come ogni giorno –
per appoggiarlo sul cristallo
tra inutili ninnoli
– che non so buttare –
e fiocchi di polvere
regalo dei giorni.
È caduto di testa
– ha davvero una testa il cuore? –
con un tonfo crudele e
si è aperta una crepa sottile.
– guscio d’uovo cascato dal nido –
Ne goccia fuori un rivolo
– non albume nè sangue –
di parole trasparenti
tutte le ho perdute, tutte.
– sono state mai davvero mie? –
Ho sparso segatura a manciate
– quanto aiuta il giusto emostatico –
ed ora la pira collosa
– parole coagulate in fretta –
inzacchera il pavimento.
Ogni sinonimo è fuso al suo contrario
– non è possibile rimediare –
soltanto una parola si è salvata
– la mia preferita –
impigliata all’orlo della ferita.
Vischiosa, lucente e orfana
– goccia di miele su fico maturo –
è restata appesa un istante
– un battito, una sistole –
prima di tuffarsi sul cumulo
delle sorelle perdute.
L’ho guardata liquefarsi
in una chiazza opaca
– sacrificio senza rimpianti –
di lei non riverbera che il ritmo del silenzio.
– e ora? –
I cocci del cuore sono nell’umido
– sembrano bucce di mela 
il pavimento non conserva
memorie appiccicate
– tracce invisibili al luminol –
il buco in petto è colmo di ovatta.
– passa ancora vento freddo –
Allo sterno ho appeso l’orologio del nonno
– l’ho caricato con l’osso della fortuna –
la cassa ammaccata scandisce
il silenzio – fragoroso – delle ore
e la musica – muta – dei giorni.
– È ora? –
dal blog 

 https://lamelasbacata.wordpress.com/2019/10/30/cardiopoiesis/

palpiti di pura e delicata poesia: erano anni che non mi emozionavo leggendo riflessioni liriche contemporanee.
Spero con tutto il cuore che la straordinaria capacità che possiede questa donna di tradurre la sua anima in espressioni poetiche così tenere e profonde possa arrivare a quanti più cuori è possibile!!!
                              Sinceramente grato

venerdì 11 ottobre 2019

i 40 giorni del Mussa Dugh

Nella notte del 24 aprile del 1915 ha inizio il primo genocidio del xx secolo.
In pochi mesi, dalla primavera all'estate dello stesso anno, un milione e mezzo di Armeni trovano la morte per mano dei Turchi in quella che sarà riconosciuta come una vera e propria operazione di pulizia etnica.
Quindici anni dopo, nei primi mesi del 1929, uno scrittore viennese visita a Damasco la più grande fabbrica di tappeti della città: la visione di corpi di ragazzi scheletrici che vi lavorano lo colpisce profondamente; sono orfani armeni scampati al grande massacro.
Lo scrittore aveva sentito parlare del genocidio, ma quella strage era rimasta per lui, come per tutta l'opinione pubblica occidentale, un crimine dai contorni indefiniti e spesso negati.
Improvvisamente l'orrore diventò reale e l'immagine del genocidio armeno non l'abbandonerà più.
Tornato a Vienna si procura, grazie a un diplomatico francese, i rapporti archiviati al Ministero della guerra a Parigi, nei quali trova numerose testimonianze del crimine avvenuto 15 anni prima.
Nasce così uno dei più grandi romanzi storici del 900: "i 40 giorni del Mussa Dugh".
L'autore stesso, Franz Werfel, così descrive la genesi del capolavoro: "la pietosa visione di fanciulli profughi, mutilati ed affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno".
Il romanzo racconta l'incredibile storia, realmente avvenuta, dell'eroica resistenza contro i Turchi di alcuni villaggi armeni della costa dell'Anatolia.
Per evitare la deportazione e la sicura morte nel deserto siriano, circa cinquemila armeni, comprese donne e bambini, si rifugiarono nell'estate del 1915 sul Mussa Dugh, la "Montagna di Mosè", e da lì respinsero per ben tre volte gli assalti dei soldati turchi.
Sulla montagna di Mosè gli armeni resistettero per 40 giorni e quando ormai il cibo era già esaurito e cominciavano a morire di fame, avvenne il miracolo tanto sperato: vengono avvistati da alcune navi da guerra francesi che si dirigono in loro aiuto, riuscendo a salvare i superstiti caricandoli sull'imbarcazione "Jeanne d'Arc".
Io l'ho finito di leggere qualche giorno fa e ritengo che sia una lettura imperdibile, perché fa luce su uno dei più atroci genocidi moderni, di cui ancora oggi si nega l'esistenza da parte dei Turchi che, peraltro, proprio in queste ore stanno attaccando un altro popolo scomodo per i loro disegni politici criminali.
E' un grande affresco sulla storia martoriata di un popolo e, senza ombra di dubbio, uno dei capolavori del romanzo storico moderno. 


lunedì 16 settembre 2019

il vero tesoro


Qualche giorno fa abbiamo riascoltato la parabola dei due figli.
Quasi sempre viene commentata ponendo l'attenzione sulla misericordia del Padre che perdona il figlio ribelle e calma la gelosia del figlio fedele.
Nessuno affronta il tema più scandaloso del noto brano evangelico.
Nessuno dei due figli è felice.
Vivono in una casa in cui non gli manca niente; hanno un Padre buono che si prende cura di loro e tuttavia non sono felici.
Questo è il grande scandalo della parabola più famosa del vangelo.
Ed è anche il problema principale di ogni uomo.
Non riusciamo a vedere il bene che ci circonda.
E non siamo felici.
Abbiamo perso di vista tutte le cose che ci rendono felici: esse continuano ad esserci ma noi non siamo più capaci di vederle.
E' quello che succede ai lavoratori della vigna, che si lamentano con il padrone perché ha dato la stessa paga anche agli operai dell'ultima ora.
Non ci rendiamo conto che il tesoro non è la ricompensa o la parte di eredità che ci spetta.
Il vero tesoro sta nell'essere chiamati a lavorare nella vigna.
Il vero tesoro sta nell'essere stati invitati a diventare figli di questo Padre.


venerdì 6 settembre 2019

siamo fatti per cercare

C'è un ora in cui il sole allenta la morsa, il sale diventa più gentile sulla pelle, il respiro delle cose è meno avido di vita.
In quell'ora si fanno le scoperte migliori.
Io per esempio in quest'ora scopro sempre di più che la felicità non è una condizione di pienezza ma di desiderio.
La felicità non è nel "pienessere" ma nell'apertura.
Non nel prendere ma nel perdere.
Posso guardare ogni sera un tramonto e non sarà mai mio, per averlo lo devo perdere ogni sera.
Posso leggere un libro bellissimo e nel farlo lo perdo.
Ciò che cerco è sempre oltre le cose.
Siamo fatti per cercare più che per possedere.
E tutta quella malinconia che ci prende quando le cose finiscono o ci sfuggono è soltanto una benedizione, perché ci ricorda che c'è altro, più in là, più oltre...
                         Alessandro D'Avenia


martedì 16 luglio 2019

il Dio simpatico

Che simpatico il Dio di Tiziano Ferro.
Posso averlo anch'io???
E' "un Dio che ama, che custodisce e che non chiede pegno"!!!
Il suo mondo è fatto di gioia, di libertà, di godimento, senza più dolore né sacrificio.
E' un Dio molto diverso da quello cristiano, cinico al punto da pretendere che il figlio tanto amato venga inchiodato su una croce e conosca una morte orrenda, che non augurerei al peggiore dei criminali. 
Ma non si è accontentato di questo: ha preteso che a quell'orrendo spettacolo assistesse la madre addolorata, che ha versato tutte le sue lacrime davanti a quell'infamia.
Com'è lontano questo Dio dalla sensibilità moderna di Tiziano Ferro.
Che bisogno c'è del sacrificio quando c'è l'amore.
Tiziano, infatti, non ce l'ha con Cristo, ma con il crocifisso, giudicando inammissibile che in un paese laico "i crocifissi sono appesi ovunque: nelle case, nelle aule dei tribunali, nelle scuole e negli ospedali", davvero una cosa di cattivo gusto.
Hai proprio ragione Tiziano: il Dio cristiano è davvero un Dio antipatico.
il tuo Dio, invece, è molto simpatico.
E' paterno, comprensivo e disponibile a passare sopra le debolezze degli uomini.
Sono sicuro che se potesse impedirebbe anche la morte dei bambini uccisi nel ventre della madre prima ancora di vedere la luce.
Ci pensi: potrebbero essere adottati dalle famiglie arcobaleno!!!
Ma il Dio cristiano non vuole: "maschi e femmine li creò"; ma come si permette???
Adesso una persona non può scegliere neanche l'identità sessuale che più gli pare e piace!!!
Che antipatico però.