Il 26 luglio 2013, nei pressi di Rouen in Francia, mentre celebrava la messa padre Jacques Hamel veniva barbaramente assassinato in nome della guerra santa da un giovane di 19 anni, a sua volta poi ucciso dalle forze dell'ordine sopraggiunte.
L'assassino aveva interrotto la funzione liturgica e costretto il sacerdote ad inginocchiarsi prima di sgozzarlo al grido di Hallah akbar.
Qualche giorno fa è stato pubblicato un libro, Sorelle di dolore (ed. Ares), che parte da questa vicenda per raccontare quello che è accaduto dopo, che dimostra come Dio sappia trasformare sempre il male in un bene più grande.
E' la storia di due donne che il destino ha tragicamente incrociato: Roseline ha perso il fratello, padre Jacques, e Nassera ha perso il figlio, Adel, autore dell'omicidio del sacerdote.
Due dolori diversi, due solitudini condannate al silenzio o alla rabbia ma che, contro ogni previsione, hanno creato un legame.
Il dialogo, non facile e non privo di timore, è cominciato dopo la domanda che ad un certo punto Roseline si è posta: "se fossi la madre del ragazzo che ha ucciso mio fratello, quanto soffrirei?"
Da quel momento prende forma un cammino di riconciliazione fatto di parole pronunciate con fatica, di silenzi, di incontri carichi di emozione.
E' un cammino spirituale nel senso più concreto del termine, perché riguarda il modo in cui ciascuno di noi sceglie di stare al mondo dopo una tragedia. Non si tratta di dimenticare né di giustificare, ma di non lasciare che la morte abbia l'ultima parola.
Prima del loro incontro entrambe hanno vissuto un periodo di isolamento; Roseline ricorda: "mi dicevano 'bisogna che il tempo faccia il suo corso', ma che significa?" e in quel dolore nasce la riflessione decisiva: "chi può soffrire più di me?, e mi è venuta in mente la madre del ragazzo che aveva accoltellato mio fratello".
Dall'altra parte Nassera descrive il dolore successivo all'attentato: "dopo il dramma la famiglia era distrutta, ci chiedevamo 'perché è capitato proprio a noi'?; ho fatto tutto il necessario per crescere mio figlio in modo che questo non accadesse?"
Al primo contatto telefonico Roseline racconta: "mi sono permessa di chiederle se avrebbe accettato di incontrarmi se fossi andata a bussare alla sua porta; mi ha risposto 'è molto tempo che aspettavo questo momento".
Il giorno dell'incontro entrambe piansero; Nassera chiese continuamente perdono. Rosaline l'abbracciò e disse: "non sono venuta a chiedere perdono ma a proporle di affrontare insieme il nostro dolore".
A distanza di anni il loro rapporto non è rimasto confinato alla dimensione privata: Roseline e Nassera portano oggi la loro testimonianza in pubblico, soprattutto nelle scuole e negli incontri con i giovani.
Nel febbraio scorso hanno pregato insieme davanti alla Madonna nera nella cattedrale di Velay, sedute fianco a fianco.
L'amicizia impossibile tra queste due donne sfida ogni logica umana e insegna a vivere una riconciliazione che non cancella il male ma conduce ad un bene più grande.

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