Ieri si è tenuta l'udienza del processo contro gli aggressori di Davide Cavallo.
Il protagonista principale dell'agguato e dell'accoltellamento ha preso 20 anni di carcere.
Davide ha giudicato la condanna eccessiva per un ragazzo così giovane ed ha abbracciato, si avete letto bene, ha abbracciato i suoi assalitori che gli hanno chiesto scusa per il male arrecatogli.
Sembra una storia d'altri tempi ma è accaduta oggi e ci interpella fortemente.
Cos'è che spinge un ragazzo di 22 anni, vittima di un'aggressione assurda e senza senso che gli ha lasciato lesioni permanenti alla spina dorsale, a perdonare prima e ad abbracciare poi in udienza i suoi assalitori?
C'è un unica risposta: la grazia.
Quello che sembra un concetto astruso ai più è l'unico fattore che ci fa compiere atti che superano i limiti delle capacità umane.
La grazia ci consente di superare i nostri limiti fino al punto di compiere atti soprannaturali.
La grazia però non è unilaterale né gratuita: ha bisogno della corrispondenza umana per agire; richiede quella cosa così semplice ma decisiva nella vita di una persona che si chiama buona volontà.
"Pace in terra agli uomini di buona volontà", ha detto qualcuno.
Davide era già una persona buona: il dolore non l'ha cambiato, non ha instillato nel suo carattere il rancore e la rabbia verso i suoi aggressori anzi, gli ha consentito di entrare in compassione con loro, riuscendo a mettersi nei loro panni, nonostante tutto.
Perciò davanti all'abbraccio avvenuto ieri in udienza dovremo tutti inginocchiarci perché ci ha dimostrato ancora una volta come il dolore e la rabbia possono essere trasformati in occasione di salvezza, con un poco di buona volontà e tanta grazia di Dio.
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