mercoledì 8 dicembre 2010

la nostra identità

Ciascuno di noi si illude di essere "qualcuno" in qualcosa o, perlomeno, "qualcosa" per qualcuno, e depone il proprio cuore in simili surrogati della felicità.

Vorremmo eccellere allora in qualche capacità fisica, intellettuale o morale, o almeno in qualche abilità tecnica, artistica o sportiva, e tutto per richiamare l'attenzione su di noi; per trovare un po' di quell'affetto capace di riempire il vuoto che ci disorienta.

"Soffriamo tutti di 'mancanza di essere'; uno dei bisogni più profondi dell'uomo è il bisogno di identità: ho bisogno di sapere chi sono, ho bisogno di esistere ai miei propri occhi e agli occhi degli altri" (1).

Quanti ragazzi oggi cercano di costruire una propria identità a partire dalla suoneria del cellulare, dagli abiti che indossano o da altri beni di altrettanta futilità?

"Tutti nasciamo con una ferita profonda che viviamo come una mancanza, una mancanza di essere. A questa mancanza cercheremo di rimediare per compensazione: ogni essere umano cercherà così di costruirsi un'identità compensatoria, diversa dall'uno all'altro, a seconda della sua ferita. Ognuno si fabbricherà dunque un 'ego', diverso dal 'sé' vero, come un grosso pallone che si gonfia" (2).

Siamo tutti dei palloni gonfiati; basta una piccola puntura di spillo per andare in mille pezzi!

Ma allora qual è, in definitiva, l'unica cosa che resta e che meriti di essere conservata della nostra identità?
L'amore è ciò che resta quando, al di là dei nostri fallimenti, delle nostre divisioni, delle parole cui sopravviviamo, sale dal fondo della notte come un canto appena udibile, la certezza che al di là dei disastri delle nostre biografie, al di là della gioia, della pena, della nascita, della morte, esiste uno spazio che niente minaccia, che niente ha mai messo in pericolo e che non corre alcun rischio di venire distrutto, uno spazio intatto, quello della capacità di amare e di essere amati, su cui è stato fondato il nostro essere.

(1,2, Jacques Filippe, libertà interiore)

8 commenti:

  1. Per una donna la ricerca della propria identità è ancora più difficile. Sin dalla nascita siamo plasmate da una cultura che ci educa ad essere obbedienti e a non dire mai di no per non far soffrire chi ci circonda. Ma la cultura che provoca sofferenza non è cultura. Ragion per cui dobbiamo scendere nelle nostre profondità, per scorire chi realmente siamo e cosa vogliamo. Solo allora dopo aver esplorato il nostro mondo interno ed esserci rese conto di essere nate prigioniere,liberandoci dalle catene, forse solo allora potremo veramente dire Sono tornata a casa..Rosanna Guerrini

    RispondiElimina
  2. grazie Rosanna
    siamo tutti un pò prigionieri di noi stessi:
    "prigionieri col terrore di essere liberati" canta Niccolò Fabi!!!
    A presto

    RispondiElimina
  3. Grazie della mail, complimenti a te per gli scritti. Ripasserò a leggere, Laura

    RispondiElimina
  4. Grazie per la visita e per il complimenti, tornerò a curiosare tra le tue riflessioni!
    Arrivederci,
    Anna

    RispondiElimina
  5. grazie mille!e non smettere di scrivere!

    Giulia

    RispondiElimina
  6. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  7. Ma che bello questo post!!!
    Sottoscrivo parola per parola.

    RispondiElimina
  8. Io credo che la nostra identità in fondo l'abbiamo dentro di noi fin da piccoli ma il mondo circostante ci fa credere che dobbiamo essere in un modo o nell'altro finchè ci perdiamo e prendiamo spesso strade che non ci appartengono...c'è chi vive un'intera vita così, magari scorgendo quale che sia la sua vera strada, il suo essere più vero e naturale, ma non ha il coraggio di crederci abbastanza per mettere in discussione il suo castello di carta che sta in piedi da troppo tempo...Io ritrovo ancora le sensazioni di quando ero bambina,ma avolte ho accettato una idea di identità che mi avevano convinto a credere giusta coloro che hanno interagito con me, ma questo non mi ha mai portato a niente.Ora che mi accorgo che le sensazioni che ho sempre sentito giuste per me si ripresentano come un'infinita serie di possibilità,le seguo, senza pensare alle critiche e ai commenti che sto seguendo la strada giusta e ogni tassello si compone davanti a me con facilità. Voglio dire che se impariamo VERAMENTE ad ascoltarci e accettiamo come un dono quello che siamo, anche se non corrisponde esattamente all'idea che ci siamo fatti nel corso della vita,allora tutto scorre facilmente,perchè quello è il mio essere e devo rispettarlo fino in fondo, nel rispetto di chi mi circonda chiaramente.A presto,Barbara

    RispondiElimina