lunedì 29 aprile 2013

Allucinazioni acustiche

Ognuno ha le sue psicopatologie tipiche.
C'è chi parla da solo, tendenza questa molto sviluppata nel Veneto, ed in particolare a Verona, dove mi capita spesso di incontrare gente che lo fa, anche camminando per strada.
C'è chi soffre di narcisismo sfrenato e non riesce a fare a meno di stare al centro dell'attenzione.
C'è chi ha il terrore degli spazi aperti e chi soffre gli ambienti angusti.
Anch'io ho le mie buone patologie.
Per esempio soffro di allucinazioni acustiche.
Negli ultimi tempi il fenomeno si è un po' accentuato, causa halzaimer galoppante.
Mi capita sempre più spesso, infatti, di sentire la suoneria del telefono squillare anche quando nessuno mi chiama.
Sento chiamare il mio nome anche tra gente che non mi conosce, tant'è vero che qualche giorno fa ho sentito chiaramente qualcuno chiamarmi ed ho fatto finta di nulla, pensando si trattasse della solita allucinazione; questa volta però la voce era vera e la persona che mi chiamava mi ha chiesto se per caso ero diventato sordo.
Insegna la Traccani che l'allucinazione (dal latino alucinatio, derivato da alucinari, "vaneggiare, delirare") indica lo stato psichico in cui un individuo percepisce come reale ciò che è immaginario.
Nell'allucinazione l'Io non è in grado di controllare le delimitazioni di quanto appartiene al corpo, oppure colloca le sue percezioni al di fuori di esso: questo processo induce a vivere il corpo come staccato da sé, oppure a sentire la realtà esterna come interna al proprio corpo.
Attualmente, però, specialmente nell'ambito della psicopatologia antropologica più recente, si tende a collocare la persona allucinata non più soltanto in rapporto a sé stessa, ma piuttosto in rapporto all'altro e al mondo; si parla così di 'campo spaziale allucinatorio', nell'universo aperto nelle relazioni che si cerca di stabilire con il proprio ambiente, vicino e lontano.
In questa prospettiva, il dialogo allucinatorio assume anche una dimensione sociale, in quanto l'allucinato crede sempre di essere in relazione con altri.
Ma l'esperienza allucinatoria esige anche spazi diversi da quelli in cui essa appare, cosicché il soggetto allucinato sembra liberarsi dai limiti del mondo sensibile, slanciandosi verso un al di là spaziale, un 'oltre' le frontiere sensoriali, in una fallace moltiplicazione di specchi.
Cosa ne pensate? Devo farmi ricoverare?

sabato 20 aprile 2013

pesi e misure

La vita la misuro a passi e contrappassi
a passaggi lungo vuoti di pensiero
a tirare sassi verso il punto più lontano
la misura a mano a mano
a frontiere oltrepassate
dichiarando il vero...

E l'amicizia la misuro mio malgrado
a sorrisi che mi giungono puntuali
se cado... o nei giorni miei di pioggia
la misuro a goccia a goccia
a parole non gradite
ma che so leali...

A quintali la speranza
a metri quadri la mia confusione
A minuti la pazienza
a impulsi una nuova emozione

E l'amore... l'amore?

Non ha peso, né misura
non ha tempo, né figura
c'è o non c'è...
l'amore che
ti butta dentro l'infinito
prima che tu abbia capito...
e se provi ad abbracciarlo
se tu provi a circondarlo
prende e va... se ne va

La rabbia la misuro a notti e lune insonni
e a madonne che ho tirato giù dal cielo
per troppi inganni
che han bruciato più del fuoco
la misuro a poco a poco
quando medito vendetta
e tutto intorno è gelo

Sento a gradi il mio piacere
a cavalli di potenza la ragione
Vado a spanne col bicchiere
conto i battiti di questa canzone

E l'amore... l'amore?

Non ha peso, né misura
né spessore, né statura
c'è o non c'è...
l'amore che
ti affonda dentro un mare immenso
prima di capirne il senso...
e se provi ad abbracciarlo
se tu provi a circondarlo
prende e va... se ne va

L'amore... l'amore...

Non ha peso, né misura
c'è o non c'è
l'amore che
ti butta dentro l'infinito...

Prende e va

E se provi a controllarlo,
quando riesci a raccontarlo
è andato già          l'amore.




lunedì 15 aprile 2013

She got love

Un autoritratto essenziale realizzato in terra, fango, piume, fiori, foglie, cenere, polvere, rami, alberi, conchiglie, erba, ghiaccio, roccia, cera, corteccia, muschio, sabbia, sangue, acqua, fuoco, che esprime la volontà dell'artista di ricongiungimento a un’eterna e universale energia cosmica dove l’elemento umano, quello naturale e quello divino convivono.
L'artista si chiama Ana Mendieta ed in questi giorni possiamo conoscere da vicino le sue opere al Museo d’Arte Moderna nel magnifico Castello di Rivoli (Torino) fino al 16 giugno 2013.
Vi segnalo lo stralcio di una bella recensione della mostra scritta da Francesca Lanzarotti (l'articolo completo lo trovate qui).
"Ogni granello è un dolore, sempre più intenso e profondo ed è nelle viscere di questo abisso, nel buio più profondo che per un attimo, forse, improvvisamente e per un istante si riescono a scorgere acque limpide e azzurre che avvolgono secolari tronchi di un mondo altro, di un mondo-Dio".
Per palati forti...