domenica 20 gennaio 2013

Sursum Corda

Ce la possiamo fare.
In fondo la vita non è così triste come sembra.
E neanche gennaio è tanto depressivo quanto lo dipingono.
Quest'anno, per esempio, si è rivelato pieno di sorprese e novità.
Innanzitutto i miei buoni propositi per il nuovo anno continuano a germogliare e neanche il gelo e il grigiore di queste settimane riescono a scalfirli.
Poi ho scoperto che il mio cuore è vivo, palpitante fino all'inverosimile.
Al pronto soccorso mi hanno detto che si tratta di extrasistoli ventricolari.
La parola non mi piace: preferisco di più cardiopalma, come li ha definiti il mio medico, o "palpitazioni" che è ancora più poetico.
Niente paura.
La letteratura scientifica dice che "soprattutto nei soggetti più giovani e nei periodi più caldi dell'anno è un fenomeno abbastanza frequente, il che non significa che il giovane sia esentato da una visita cardiologica, poichè l’eventualità di una patologia cardiaca, sia pure rara, non è per nulla impossibile e dunque può colpire anche il soggetto giovane ed in apparente buona salute, ma il più delle volte il sintomo è innocente, più benigno di quello che a prima vista può sembrare.
In effetti la sensazione avvertita da un soggetto in preda ad extrasistoli è sicuramente suggestiva ed allarmante, visto che l’impressione che se ne trae è quella di un cuore che pare fermarsi da un momento all’altro, ma che poi ricomincia a battere con un colpo secco e quasi soffocato per poi riprendere a contrarsi regolarmente e subito dopo pare interrompersi per qualche secondo. Tale lasso di tempo è ovviamente vissuto con angoscia dal paziente".
Per quanto mi riguarda non c'è stata né angoscia né allarme ma sicuramente molta suggestione, anche se devo riconoscere che, da un lato, non posso considerarmi più tanto giovane; dall'altro, non mi pare che gennaio sia proprio il mese più caldo dell'anno.
E' bello scoprire, però, che il tuo cuore è palpitante; questo stupido cuore, questo ostinato cuore, questo fragile cuore che ti porti addosso è fragile fino al punto da farti venire i brividi per l'emozione.
E palpita; palpita ancora dopo tutte le battaglie che ha sostenuto; dopo tutte le gioie, tutti i dolori, tutte le vittorie e tutte le sconfitte che ha dovuto patire; palpita ancora, nonostante tutto.
Ed è bello scoprire che la morte, quando verrà, presto o tardi che sia ha poca importanza, è bello scoprire che quando la morte verrà mi coglierà vivo e palpitante.  

giovedì 10 gennaio 2013

Nostalgia

Il mio nome segreto è molto più semplice in realtà; potrebbe essere sintetizzato in due parole: nostalgia del cielo.

Teresa d'Avila, santa e dottore della Chiesa, paragonava la vita sulla terra a "una triste notte in una cattiva locanda" e, rivolgendosi a Dio, diceva: "non mi stupisco che Tu abbia così pochi amici, se li tratti sempre così male".

Io sono più ottimista di Teresa e credo che la vita ci possa dare molta gioia umana, attraverso l'amore, l'amicizia, la contemplazione delle bellezze del creato, l'arte, la musica...

Allo stesso tempo, però, sperimento che tutte queste cose non saziano il desiderio di felicità e amore infinito che è presente nella mia anima e che nessun bene creato può esaurire: solo Dio basta, diceva Agostino.

Per una grazia speciale, e del tutto immeritata, questa felicità piena io l'ho incontrata qualche volta, seppur per brevi istanti, ed il mio cuore non l'ha più dimenticata, percependo la netta sensazione che non provenga da questa terra.

Per questo io mi sento abitualmente come un viandante costretto a vivere in terra straniera per tutta una vita, ma un viandante che conserva la speranza incrollabile di tornare un giorno a casa propria.

La solitudine immensa che provo, dunque, è strettamente proporzionale al bisogno di felicità infinita che sento nel cuore e che solo in cielo potrà essere colmato.

Proprio questo desiderio di felicità infinita è la prova più lampante dell'esistenza di Dio, per quanto mi riguarda, e ciò, prima ancora che sul piano esistenziale, sul piano metafisico, perchè ritengo irragionevole che una persona sia condannata a sentire dentro di sè un bisogno così radicato di una cosa che non esiste.

Certo, qualcuno potrebbe obiettare che lo stesso bisogno di felicità inappagato può condurre alla creazione dell'idea di un Dio che esiste solo nella mente dell'uomo, ed alimentare la speranza di una felicità ultraterrena illusoria: se arrivassimo a possedere la felicità piena non avremmo bisogno di Dio.

Ma questo è un argomento a doppio taglio; è vero infatti anche il contrario: Dio, infatti, sa benissimo che gli uomini si dimenticherebbero presto di Lui se fossero pienamente felici già su questa terra. La solitudine è proprio uno dei mezzi che usa per attirarci a Lui.

Ebbene si: ci sono sufficienti motivi per credere e sufficienti motivi per non credere, diceva Pascal; la fede è sempre una scommessa, un salto nel buio.

E' per questo che alla verità, come alla fede, si arriva prima col cuore che con l'intelligenza: prove inconfutabili non  ce ne saranno mai, perchè altrimenti verrebbe meno la libertà dell'uomo.

Una persona libera avrà sempre molti motivi per credere se avrà un minimo di volontà di credere: non ne avrà nessuno se non vorrà credere.

Dio ci dona libertà e ci chiede buona volontà, ma noi cosa siamo disposti a dargli?